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Musica

Claudio Lolli che cantava la libertà

Ilaria Romeo
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Il cantautore moriva a Bologna tre anni fa. Dalle prime canzoni scritte al liceo fino all'ultima nota, la sua storia musicale racconta il sogno di un'altra società possibile

Il 17 agosto del 2018 moriva a Bologna Claudio Lolli, cantautore, scrittore, poeta e, dagli anni ottanta, professore liceale. “Ero un adolescente abbastanza solitario - racconterà - vizio che per fortuna ho abbandonato... Ascoltare e scrivere mi piaceva molto, era una delle ragioni della mia vita”. Durante il liceo inizia a scrivere le prime canzoni, che riuscirà a sottoporre all’ascolto di Francesco Guccini.

(dal nostro archivio: l'ultima intervista rilasciata da Claudio Lolli a Daltrocanto, su RadioArticolo1, due mesi prima della scomparsa)

Sarà proprio lui a portarlo alla Emi Italiana, l’etichetta che gli fa firmare un contratto e che pubblica i suoi primi 4 Lp, dal 1972 al 1976, anno in cui viene pubblicato un album capolavoro come Ho visto anche degli zingari felici. Un disco fortemente legato alla attualità, che descrive tra le altre cose (emarginati, femminismo) lo stragismo e gli attentati, come quello dell’Italicus, con la conseguente reazione della politica italiana.

Agosto. Improvviso si sente un odore di brace. Qualcosa che brucia nel sangue e non ti lascia in pace, un pugno di rabbia che ha il suono tremendo di un vecchio boato: qualcosa che urla, che esplode, qualcosa che crolla, un treno è saltato. 
Agosto. Che caldo, che fumo, che odore di brace. Non ci vuole molto a capire che è stata una strage, non ci vuole molto a capire che niente, niente è cambiato da quel quarto piano in questura, da quella finestra Un treno è saltato. 
Agosto. Si muore di caldo e di sudore. Si muore anche di guerra non certo d'amore, si muore di bombe, si muore di stragi più o meno di Stato, si muore, si crolla, si esplode, si piange, si urla. Un treno è saltato.


Nonostante il successo il cantautore decide di non rinnovare il contratto con la Emi Italiana e di passare alla Ultima Spiaggia. Nel settembre del 1977 esce il disco successivo, Disoccupate le strade dai sogni, anch’esso strettamente legato all'attualità, in particolar modo ai fatti di Bologna del marzo 1977 e alla morte di Francesco Lorusso (Gli uomini sono scesi a terra già in assetto da campagna, prudenza delle forze dello Stato, hanno replicato con lanci a ripetizione di candelotti lacrimogeni, è stato centrato alla schiena cadendo immediatamente).

Il 2 agosto del 2014 Piazza bella piazza, scritta nel 1974 a 25 anni (Claudio è in vacanza con la sua fidanzata ), verrà eseguita sul palco dall’Orchestra del Comunale nel concerto per i morti di tutte le stragi.

Ero lì, il 9 agosto in piazza Maggiore - racconterà il cantautore - il giorno dei funerali: quelle dieci bare in fila, impossibile dimenticare. Avevo 25 anni, tanta rabbia e anche un sentimento di impotenza, che però non doveva diventare sconfitta. Ai funerali dell’Italicus mi sembrava già un punto di non ritorno, insopportabile, insostenibile. Poi la strage alla stazione (di Bologna ndr) ha fatto correre ancora di più la lepre pazza (Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza… E fu il giorno dello stupore e fu il giorno dell’impotenza, si sentiva battere il cuore, di Leone avrei fatto senza, si sentiva qualcuno urlare “solo fischi per quei maiali, siamo stanchi di ritrovarci solamente a dei funerali”. Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza… Ci passarono le bandiere un torrente di confusioni in cui sentivo che rinasceva l’energia dei miei giorni buoni, ed eravamo davvero tanti, eravamo davvero forti, una sola contraddizione: quella fila, quei dieci morti). Io ero a casa, in via Indipendenza. Sentii lo scoppio, ricordo le parole di Vespa: una fuga di gas. Partii col mio gruppo nel pomeriggio per un concerto in Trentino, mi resi conto solo tempo dopo cosa davvero era successo.


Proprio in una calda giornata di agosto, il mese delle ferie, il mese del ritorno dei migranti dal Nord al Sud, il mese del ‘tutto chiuso’, delle spiagge piene e delle città vuote, ma anche il mese delle stragi, Claudio si spegnerà a 68 anni, dopo una malattia. “La musica mi ha salvato la vita dalla banalità”, raccontava in un’intervista, “è uno scopo: cercare di guardare la realtà con occhi diversi e raccontarla”. “È la felicità a cui dobbiamo tutti puntare - era solito dire - fa ancora scandalo la felicità, soprattutto quella di un soggetto a cui è facile addossare tutti i mali”.