Il 2026 si apre per LiberEtà con una copertina che non lascia spazio all’indifferenza. La vignetta di Mauro Biani, potente e spiazzante, è un commento visivo al tempo che stiamo vivendo: un tempo segnato da conflitti e disordine (clicca qui per l’anteprima). È da questa immagine che prende avvio il primo numero dell’anno, invitando a guardare il presente in tutta la sua complessità, senza scorciatoie né illusioni. Il tono è subito chiaro nell’editoriale di Fabrizio Bonugli, che con la domanda “Ma che siete matti?” attraversa i grandi nodi dell’attualità internazionale e nazionale. Le guerre che continuano a insanguinare l’Ucraina e Gaza, le parole e gli atti sempre più scomposti di Donald Trump, la fragilità politica dell’Unione europea, fino alle contraddizioni della politica italiana: un Paese raccontato come in crescita e sicurezza, ma che nei fatti penalizza i più deboli, riduce i diritti e alimenta diseguaglianze, mortifica la dignità delle persone.

Dentro questo quadro si collocano le analisi e le inchieste che costituiscono il cuore del numero. Le pagine dedicate a pensioni e previdenza smontano la retorica governativa, mostrando come la perequazione 2026 sia poco più di un’operazione simbolica e come il sistema previdenziale, pur tenendo i conti in ordine, produca assegni sempre meno adeguati. Nelle pagine Primo piano si parla di previdenza e del rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile che restituiscono l’immagine di un paese che potrebbe stare meglio, in cui peggiorano le condizioni economiche, la qualità dei servizi, le opportunità per giovani e donne, mentre cresce la distanza tra narrazione ufficiale e vita reale.

A questa fotografia si aggiunge l’inchiesta sull’allarme sanità, che racconta una deriva sempre più preoccupante: milioni di persone rinunciano alle cure o sono costrette a indebitarsi per potersi curare. Il diritto universale alla salute viene eroso da liste d’attesa interminabili, privatizzazioni striscianti e diseguaglianze territoriali, trasformando la malattia in un ulteriore fattore di impoverimento.

Nel numero di gennaio, inoltre, l’argomento del mese è dedicato alla violenza di genere. L’intervista alla senatrice Valeria Valente mette in luce un paradosso politico e culturale profondo: mentre si introduce il reato di femminicidio, si blocca la legge sul consenso, rivelando quanto sia ancora difficile riconoscere pienamente l’autodeterminazione delle donne. A questo si affianca una riflessione necessaria sull’educazione affettiva e sessuale: senza un lavoro strutturale sui modelli culturali, sulle emozioni e sulle relazioni, nessuna norma può essere davvero efficace.

Non manca un osservatorio sull’astensionismo. In questo numero inoltre presentiamo la quattordicesima edizione del concorso di cortometraggi Spi Stories 2026, intitolato “Chissà se fuori…”, un invito a raccontare la solitudine e la fragilità come dimensioni universali della vita, attraversando generazioni, relazioni e comunità. Le pagine culturali celebrano i cinquant’anni dalla nascita della Repubblica e ricordano grandi protagonisti della scena italiana, dal teatro con Arnoldo Foà allo sport con la storia di Stefania Bianchini. Il cinema e i libri aiutano a interpretare il presente, tra il nuovo film di Paolo Sorrentino e i saggi di Gianfranco Pasquino sul linguaggio della politica. Le rubriche delle Pagine verdi accompagnano i lettori nella quotidianità: pensioni e diritti, tutela contro le truffe digitali, salute e benessere, alimentazione e tecnologia utile. Non mancano le pagine dedicate all’ambiente e ai consumi consapevoli, né il viaggio nel Delta del Po, esempio di biodiversità e lentezza.

Qui per l’abbonamento online