"Premesso che ogni soluzione tesa ad eliminare l’evasione non può che essere salutata positivamente, se, a questo fine, l’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica fosse effettivamente praticabile, non vedremmo alcuna controindicazione. Dovremmo però essere certi dell’efficacia della soluzione, perché non vorremmo, com’è accaduto l’anno scorso, che il balletto sulle possibili alternative per la riscossione, aggiunto alla promessa del Presidente del Consiglio di dimezzare il canone, producesse un ulteriore aumento dell’evasione". Così Massimo Cestaro, segretario generale Slc.
 
"Il punto è che, ancora una volta, il Governo manca di trasparenza. Leggiamo, infatti, che una parte consistente delle entrate derivanti dal canone Rai, verrebbe destinata ad altro fine. I cittadini, convinti di pagare il servizio pubblico, finanzieranno, in realtà, altre voci del bilancio dello Stato. Questa opaca manovra, peraltro, è in coerenza con quanto già avvenuto: 150 milioni sottratti dal canone nel 2014 e 85 nel 2015", rileva il dirigente sindacale.
 
"Occorre fare chiarezza sia sull’effettivo 'costo' a carico dei cittadini per il servizio pubblico radiotelevisivo, che sulla effettiva autonomia della Rai dal potere esecutivo: appare, infatti, del tutto evidente che questa assenza di trasparenza pone l'azienda, sistematicamente, sotto ricatto del Governo. Infine, occorrerebbe che l’azienda si esprimesse, non fosse altro per capire che fine faranno i circa 300 dipendenti, attualmente preposti al servizio abbonamenti", conclude l'esponente Cgil.