Giovanni Bachelet spiega perché la vittoria del No è un segno di speranza per figli e nipoti, e perché tantissimi giovani sono tornati al voto: la Costituzione viene percepita come un bene di tutti e tutte, da difendere e magari attuare.

Sei sempre stato fiducioso rispetto al risultato del referendum, però forse due milioni di voti di scarto tra il no e il sì non te li aspettavi.
È andata anche meglio di come si potesse sperare, anche se un mio amico giornalista che ha votato Sì aveva pronosticato 54 a 46 per il No. In ogni caso è andata meglio di ogni più rosea previsione vista, soprattutto, l’enorme distanza che c’era tra No e Sì a inizio campagna: più 10 punti percentuali a vantaggio del Sì.

Eppure ti sei buttato in questa avventura con una energia e una passione non usuali, perché?
L'ho fatto proprio pensando che si trattasse di una battaglia più importante di quelle elettorali, che avesse a che fare col futuro dei figli e nipoti. Fermare questa riforma costituzionale era importante in sé per lo stato di diritto, per salvare l'onore del potere giudiziario sotto attacco mediatico: ma era una battaglia importante anche per fermare il primo passo di una possibile serie di picconate ai principi della Costituzione che si intravedeva all'orizzonte, il cui passo successivo sarebbe stato il premierato. Magari questa frenata all'onda meloniana sarà l'inizio di una nuova era di rientro dell'onda nera nei tombini in tutto l'Occidente.

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Questo ce lo auguriamo, però rimaniamo un momento a quel che è successo ieri: 2006, 2016, 2026, quando si tocca la Costituzione i cittadini e le cittadine italiane si sentono chiamati direttamente in causa e la difendono.
Questo è un segnale di grande maturità dell'elettorato italiano. Non c'è dubbio che, se si dovesse trarre una lezione, dovremmo dire che le riforme costituzionali, anche quelle fatte con le migliori intenzioni e non è questo il caso, se non vengono approvate dal Parlamento con maggioranza dei due terzi si scontrano con la volontà popolare di mantenere la Costituzione. A tal proposito non possiamo che ringraziare la lungimiranza delle madri e dei padri costituenti che hanno previsto – per così dire –  una maniglia di emergenza con il referendum confermativo, che ha finora impedito che qualsiasi riforma costituzionale importante di origine governativa che non avesse in Parlamento una forte maggioranza. Quindi le riforme costituzionali approvate a maggioranza non qualificata hanno vita breve. Le riforme costituzione o sono fatte con un confronto vero tra tutte le componenti del Parlamento o non hanno futuro.

Giovanni, donne e Mezzogiorno. Questi sono i tre elementi che hanno contato moltissimo nel risultato.
Tre caratteristiche una più bella dell'altra. Innanzitutto i giovani sono tornati a votare: ciò significa che se si fa una proposta credibile e convincente i ragazzi e le ragazze votano, sono molto affezionati alla Costituzione. Non votano quando non hanno un'offerta politica che li interessa. Così è sfatata la leggenda dei giovani disinteressati e apatici rispetto ai diritti, alla democrazia, alla partecipazione. Lo stesso vale per il voto delle donne: non avrei potuto immaginare che ci fosse una prevalenza di genere nel No. Da maschio guardo con affetto e gratitudine questa disparità, che testimonia un interesse e una partecipazione delle donne alla cosa pubblica. Il voto del Mezzogiorno, invece, mi ha stupito meno anche se è straordinario. Nel corso della campagna elettorale avevo percepito una particolare partecipazione al Sud e pensavo a quanto si sarebbe rovesciato ciò che era successo con il referendum monarchia repubblica. Allora il Sud scelse la monarchia, ero convinto che questa volta avremmo avuto tantissimi No al Sud.

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La vittoria del No è stata prevalentemente una vittoria della società civile, non una vittoria dei partiti. Cioè, questo non è un voto che si può sovrapporre al voto partitico: che insegnamento dovremmo trarre?
Ho l'impressione che i partiti, che pure hanno avuto un ruolo fondamentale nella campagna, nei commenti del dopo voto parlando di formule di governo e di assetto politico in vista delle prossime elezioni, non abbiano ancora colto il punto. C'è stata una mobilitazione che è andata al di là dei partiti: un elettorato che non si fidava dei partiti si è fidato di questa campagna civile, o è più affezionato alla Costituzione di quanto non lo sia ai partiti. Penso che occorra ragionare su come fare una proposta capace di compattare una maggioranza così grande. Un'analisi di che cosa ha riportato alle urne così tante persone penso si imponga; credo che la nostra campagna, e anche quella degli altri comitati, abbia avuto un ruolo importante nel creare questa fiammata di partecipazione popolare. Che bisognerebbe riuscire a non sprecare.

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Infine, hai detto che come è successo per il referendum monarchia e Repubblica questo è un risultato di cui si gioveranno anche quanti hanno votato Sì. Ci spieghi perché?
Perché l'indipendenza e l'autonomia della magistratura sono un bene per tutti. È un bene per tutti avere una magistratura che non risponde al governo ma solo alla legge, è una garanzia che nel lungo periodo, anche nel medio, si trasformerà in una fortuna anche per quelli che hanno votato Sì. Non credo che una società nella quale si mette in dubbio, si denigra, si delegittima la magistratura sia una società sicura, come non lo sarebbe una società di No Vax o una società con il governo che diffida degli insegnanti e ne parla male con gli studenti. Insomma, minare alcuni dei pilastri della convivenza sociale come appunto la magistratura, il suo rapporto con le forze dell'ordine, oppure gli insegnanti o i medici, mette a rischio stabilità e coesione sociale. La vittoria del No è a favore di tutte e tutti, perché rinsalda le garanzie che la Costituzione ha previsto proprio per quelli che perdono le elezioni, per quelli che sono poveri, per quelli che sono sfruttati, per i più deboli. La Costituzione è stata scritta in un momento di grande incertezza, concordata con lungo lavoro, ma nella quale tutti stavano attenti a garantire quelli che avrebbero perso, a garantire quelli che sarebbero stati peggio. E in questo senso io credo che sia un vantaggio per tutti il fatto che abbia vinto il No.

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