Tra i tanti titoli che potremmo dare a questo trionfo del No c’è sicuramente anche “la vittoria del Sud”. Dal tacco e dalla punta dello stivale – e dalle isole – è arrivata una valanga di No che ha travolto il governo Meloni generando il panico tra le fila della Destra. Se in queste ore si evocano scenari e si raccontano retroscena difficili da immaginare fino a venerdì sera, lo si deve, a detta di molti analisti, soprattutto a due exploit del popolo del No, solo in parte prevedibili alla vigilia: quello dei giovani, e soprattutto dei giovanissimi, e quello dell’Italia meridionale. Una trasversale alleanza che ha stroncato la riforma Nordio e il tentativo di intervenire sulla Carta costituzionale, portando la quota di voti decisiva per staccare la parte filo-governativa. 

Il Sud, sedotto, in parte, nel 2022 e abbandonato subito dopo, come spesso gli è accaduto nel corso della storia, non solo recente, del Paese, ha ribadito quella che in realtà è una costante del suo ritratto elettorale, schierato con determinazione, ogni volta che ha dovuto scegliere, con la Costituzione e contro qualsiasi tentativo di stravolgerne principi e valori. Questa volta in modo persino più deciso del solito.

A dirlo senza tema di smentita sono i numeri sorprendenti, a cominciare da Napoli, città con la vittoria più rotonda, un 75,5% di No che ha diluito i pochi Sì dentro a un monocolore rosso. Una bocciatura pesante nei confronti del governo. La cui riforma della Giustizia è stata stroncata in tutte le regioni e in tutte le grandi città del Meridione, in molti territori con distacchi che hanno sfiorato il 20%. Usata come voto politico anche laddove la Destra di governo esprime la giunta regionale. Al presidente siciliano Schifani e agli altri, un po’ ovunque, questa stroncatura è suonata come un allarme rosso che potrebbe pesare – e non poco – sugli equilibri interni alla maggioranza, minati persino dalle uniche tre regioni in cui il Sì ha prevalso. Quelle antiche culle del leghismo duro e puro che sull’attuale governo si è espresso senza mezzi termini fischiando e insultando il ministro Salvini alle esequie del Senatur.

Piazza Libertà a Bari nella sera del 23 marzo

Insomma, alla Meloni, fino a ieri sembrata stabile e in salute, adesso non gliene dice bene una: sconfitta al Sud, fischiata al Nord, abbandonata dai giovani – ma il No ha vinto tra tutte le classi di età –, ridimensionata in tutte le grandi città. È la politica, bellezza. Amplificata sicuramente dalla volatilità di questi tempi. Certamente dalla peculiarità del referendum, da prendere solo in parte come una bussola per le prossime Politiche. Ma è comunque un segnale forte anche del fatto che la gente ha capito il poco e il peggio che questo governo ha dato al Paese da quando si è insediato a fine ‘22. E, al di là della propaganda, delle interviste e dei podcast all’acqua di rose, dei numeri forzati (o del tutto inventati), se ne sono accorti tutti. Perché le tasche vuote e i problemi strutturali, nonché i favori agli amici degli amici, sono entrati nelle urne tanto e forse persino di più del merito tecnico della riforma. E al Sud il giudizio sul governo è stato ancora più decisivo. Cca nisciun è fess, dicono i napoletani. Qui nessuno è stupido. E se le cose non funzionano c’è poco da fare per chi governa. 

Ce lo spiegano bene le analisi dei segretari generali delle Cgil delle regioni meridionali, che tanto si sono spese nella costruzione di questo successo elettorale, in termini di donne, uomini e mezzi prestati alla campagna, attraverso volantinaggi, manifestazioni, iniziative, incontri e sensibilizzazione. Le loro parole vanno dritte al cuore dei problemi.

Ricci, Cgil Campania: “Un No all’impostazione anitmeridionalista di Giorgia Meloni”

Lo fanno quelle di Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, chipleader, grazie allo straordinario risultato partenopeo, a un tavolo in cui recuperare terreno a questa Destra non sembra più un azzardo. Ricci parla di “un segnale forte al governo, con un’azione di contrasto all’impostazione anticostituzionale e antimeridionalista di Giorgia Meloni”, sapendo di colpire al cuore, con l’aggettivo antimeridionalista, il sedicente profilo elettorale di un governo che per il Sud non ha fatto praticamente niente. E la debacle del Sì in Campania avvisa tutti che il bluff è scoperto. Soprattutto in aree come quelle interne della regione o in quartieri quali Scampia e Napoli Est, citati esplicitamente da Ricci, in cui il No ha prevalso nettamente. Un risultato che ha fatto davvero male a questa Destra e alla sua narrazione.

Mega, Cgil Basilicata: “Il Sud vive un disagio di cui questo governo non si occupa e non si è occupato”

Altrettanto profonda e dolorosa per Meloni & co. è stata l’analisi di Fernando Mega, segretario generale della Cgil Basilicata, un territorio in cui il Quadrato rosso ha da tempo aperto una vertenza di carattere generale denunciando il collasso economico e sociale diffuso: “la vittoria schiacciante del No nelle regioni del Mezzogiorno da un lato è un dato culturale, legato ai valori della Resistenza e dell’antifascismo. Dall’altro le ragioni vanno trovate nella grave crisi sociale, economica e industriale del Mezzogiorno e che il governo di destra non solo non ha saputo leggere ma a cui non ha voluto dare risposte. Dalla sanità, all’istruzione, allo spopolamento, ai bassi salari: il Mezzogiorno vive un disagio di cui questo governo non si occupa e non si è occupato. Credo che il No – ha sentenziato Mega – sia stato anche il frutto di tutto questo”.

Mannino, Cgil Sicilia: “Una riforma vista come il tentativo di dare impunità al sistema politico”

Il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, rilancia alcuni degli argomenti messi sul piatto dai suoi colleghi, dal disagio sociale alla crisi economica cui non si pone un freno con interventi efficaci, “alle politiche antimeridionaliste – e due – del governo Meloni”.

Ma aggiunge un altro tema pesantissimo. “La riforma Nordio – ci spiega Mannino – è stata vista in Sicilia come un tentativo di garantire impunità al sistema politico. E in una Sicilia dove gli scandali sono frequenti, dove clientelismo, corruzione e contiguità con la mafia emergono in continuazione grazie alle inchieste giudiziarie, è stato dimostrato che c’è tanta gente, tanti giovani che chiedono il cambiamento”.

“Adesso, dopo il voto, trovo grave che da ambienti vicini al governo, invece che proporre analisi concrete e vere, si sia già attivata una campagna denigratoria e offensiva verso i cittadini e le cittadine meridionali tacciati di improduttività e di stupidità, visto che si sarebbero bevuti le menzogne dei sostenitori del No”, rincara la dose il segretario siciliano.

Durante, Cgil Sardegna: “Un percorso iniziato contro l’autonomia differenziata”

Da un’isola all’altra, il leitmotiv non cambia. “Dalle grandi città e aree metropolitane fino ai più piccoli centri – ci ha detto Fausto Durante, segretario generale della Cgil Sardegna – il No al referendum è stato forte e chiaro, testimoniando il rifiuto di una riforma non condivisa e di ogni tentativo di riscrivere in peggio la Costituzione, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato. La Sardegna democratica e progressista, la Sardegna fiera della sua tradizione antifascista, ha confermato un percorso avviato con la contrarietà dell’Isola al progetto di autonomia differenziata e proseguito con le tante iniziative contro i venti di guerra, con i referendum sul lavoro e, oggi, con questo segnale inequivocabile di bocciatura rispetto al disegno politico del governo e della maggioranza. La nostra via maestra è e rimane la Costituzione, questo è il messaggio che viene dalla coalizione di associazioni, comitati, forze politiche e sociali, esponenti della società civile, del mondo accademico, della cultura e dell’arte. Un segnale di speranza per il futuro, in Sardegna e in tutto il Paese”, si augura Durante.

Trotta, Cgil Calabria: “Un segnale al governo regionale di destra che ha deluso le aspettative”

Esulta Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, che sottolinea “lo straordinario risultato ottenuto dal No in regione. Un 57,26% che ci gratifica del lavoro fatto su tutto il territorio, a partire dalle aree interne e dai piccoli centri fino alle grandi città. Una bellissima esperienza di sinergia con le altre realtà del Comitato per il No”.

“Dalle urne – attacca Trotta – è partito anche un segnale verso il governo regionale di centro destra. A nove mesi dalle elezioni che hanno portato Occhiuto a reinsediarsi dopo le sue stesse dimissioni, le aspettative che aveva creato sono state miseramente deluse: non è stato posto fine al commissariamento, il lavoro rimane incerto e precario, la salute un privilegio. Un messaggio lanciato dai calabresi di mal contento e perdita di fiducia”.

Bucci, Cgil Puglia: “Questo governo ha fallito e rischia di peggiorare i divari e le condizioni di vita del Mezzogiorno”

Di mobilitazione straordinaria nei luoghi di lavoro e nelle città, con assemblee partecipatissime, parla Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia. “La regione di Di Vittorio e tanti altri padri e madri costituenti – ricorda – ha difeso la Carta da un suo stravolgimento, anche qui con una componente giovanile vivace a protagonista”.

Per poi mettere le mani nel piatto e parlare chiaro: “Nel voto della Puglia e del Mezzogiorno, un voto di queste dimensioni e così uniforme, si rintraccia inevitabilmente un no più generale alle politiche di questo Governo: dalle posizioni sulla guerra e il genocidio palestinese ai temi delle difficoltà economiche e occupazionali. Nella nostra regione, quella con i salari più bassi e l’incidenza maggiore di povertà relativa, attraversata da tante gravi crisi industriali e 30 mila posti di lavoro a rischio, è offensiva la propaganda di un governo che racconta un Sud e un Paese in cui va tutto bene. E a chi propone come priorità non i redditi, la sanità, il costo della vita, ma la riforma della magistratura o peggio l’autonomia differenziata, la risposta del Sud è senza appello. Questo governo ha fallito e rischia di peggiorare i divari e le condizioni di vita del Mezzogiorno”.

Ranieri, Cgil Abruzzo Molise: “Un segnale politico chiaro”

Grande soddisfazione si ritrova anche nel commento di Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo Molise. “Il dato della grande partecipazione e dell’affermazione decisa del No – dichiara il segretario – è un segnale politico chiaro: la difesa della Costituzione e la domanda di democrazia è forte nel nostro territorio. Lo straordinario lavoro della Cgil e dei comitati ha dato i suoi frutti”.

“Questa vittoria – ha ricordato Ranieri – passa anche dal grande apporto delle giovani e dei giovani di questo Paese che hanno dato un contributo importante all’affermazione del No. Il patrimonio di valori che ha dato vita alla nostra Costituzione repubblicana, democratica e antifascista, è ancora presente nella società italiana e nei giovani, e poiché i valori della Costituzione sono i valori della Cgil, dobbiamo sempre di più credere e puntare nelle nuove generazioni”.