"La questione del Mezzogiorno è una questione nazionale, così come nazionale è la questione di Napoli”. Su questo concetto si è articolata stamattina (16 novembre) la lunga relazione del commissario della Camera del lavoro cittadina, Walter Schiavella, durante l'iniziativa “Napule è. Idee e proposte della Cgil di Napoli per la crescita sociale ed economica dell’area metropolitana”.

Oltre a Schiavella, all'incontro, che si è tenuto all'Università Federico II, sono intervenuti Elena Battaglini, della Fondazione Di Vittorio, il rettore Gaetano Manfredi, il presidente dell'Unione industriale di Napoli Ambrogio Prezioso, il sindaco De Magistris e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

Dietro ogni crisi c'è un'opportunità - ha continuato il commissario della Camera del lavoro napoletana - anche se è difficile immaginarlo ora, lo dobbiamo fare. Nell'ultimo rapporto Svimez, ad esempio, si dice che a Napoli rimane e si acuisce nel tempo l'esigenza di interventi di carattere straordinario ed eccezionale. Siamo quindi di fronte a un momento molto complicato per la città, ma dobbiamo comunque cogliere le opportunità che ci si presentano, minimizzando i rischi”.

 

 

Secondo Schiavella, però, le difficoltà di Napoli e dell'intero Mezzogiorno, sono anche dovute all'assenza di un cambio di passo nelle politiche europee. “Il contenimento del debito e l'austerità non hanno funzionato e non funzioneranno in futuro - ha detto -. E un cambiamento non è rintracciabile nemmeno nella legge di Stabilità italiana. Di buono c'è solo che si sono riscoperte due parole che erano state lungamente dimenticate: politiche industriali, ma la sostanza è che non è cambiato il verso delle politiche economiche”.

È in questo contesto che si colloca al questione del Meridione e quella di Napoli, in particolare. Le proposte della Cgil ci sono già. Sono contenute nel Piano del lavoro, “che si basa sugli investimenti diretti della pubblica amministrazione e sull'occupazione aggiuntiva”. “Bisogna fare una scelta - ha detto Schiavella -, c'è un ruolo pubblico che va riaffermato. E si deve esercitare con investimenti diretti, occupazione diretta in settori specifici, e deve misurarsi attraverso le tutele del reddito e i diritti. Qui si colloca il nostro tentativo di declinazione del Piano del lavoro su scala metropolitana”.

D'altronde, in tutta Europa “ogni strategia di sviluppo passa attraverso gli interventi nelle grandi aree urbane”. In Italia, però, questo non accade, “perché manca un adeguato intreccio tra le politiche europee, nazionali, regionali e cittadine”. Anche se, secondo Schiavella, “i più recenti dati parlano di una crescita del Mezzogiorno”, infatti, si tratta di cifre “trainate da elementi episodici, non strutturali, che non sono minimamente in grado di recuperare il gap che si è creato con il Nord negli anni di crisi”.

Quello che serve, ha concluso Schiavella, “è una politica nazionale finalizzata a interventi strutturali per intervenire sulle condizioni di disagio sociale delle persone. Per questo, il Patto per Napoli è un'occasione sicuramente positiva, ma deve essere l'opportunità per lavorare a una messa a sistema di tutte le risorse e le energie esistenti. Bisogna insomma andare oltre i finanziamenti stanziati e costruire una strategia per sistematizzare tutti gli investimenti disponibili”.

Camusso: costruire servizi e infrastrutture

“Smettiamo di pensare che i servizi siano un costo: al contrario, le infrastrutture sono essenziali per favorire lo sviluppo”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel suo intervento che ha concluso la giornata. Le imprese, ha riflettuto, “quando devono investire in un territorio si chiedono se c’è la mafia – naturalmente – ma anche se ci sono servizi pubblici, una sanità efficiente, la mobilità che funziona”. Allora, a suo avviso, “dobbiamo costruire le reti di sistema: dentro di queste c’è una quota di servizio pubblico che va sviluppato e semplificato e, soprattutto, non si può privatizzare”.

Per rilanciare la crescita del Sud “occorre sviluppare l’alta velocità – ha proseguito : un cittadino del Nord, ma anche di Bari, deve avere la possibilità di arrivare a Pompei in tempi brevi. Altro punto fondamentale è l’efficienza della rete di comunicazione: i cellulari devono funzionare in tutta Italia, anche in quelle zone. In un importante sito archeologico, per esempio, la rete favorisce l’attività economica: non invasiva del patrimonio artistico, ma capace di metter e in moto le attività industriali”.

Attività che “non siano delocalizzabili”, ha specificato, altrimenti “si finisce come Almaviva: il più grande call center del paese, la cui attività è basata sul risparmio dello 0,1%  su ogni telefonata, e questo ha determinato il disastro a cui siamo di fronte”.

Infine, il passaggio sul sistema fiscale. “Bisogna costruire un sistema di fiscalità progressiva dove chi ha di più paga di più, chi ha meno paga di meno. È necessario negare la possibilità di evadere, al contrario delle politiche messe in atto da questo governo: se non vengono tassate anche le attività immateriali, alla lunga i lavoratori dipendenti potrebbero domandarsi perché sono gli unici che pagano le tasse”, ha concluso.

A cura di Carlo Ruggiero ed Emanuele Di Nicola