“Siamo partiti con piattaforme diverse, ma al tavolo il giudizio comune dei sindacati si è costruito sul fatto che Federmeccanica, sostenuta da Confindustria, pensa che sia venuto il momento di ridimensionare i contratti nazionali e di concentrare unicamente l'azione sulla contrattazione aziendale. Questo per noi non è accettabile. La protesta unitaria è un fatto importante, non accadeva da tempo”. Così il segretario generale della Fiom Maurizio Landini intervistato da RadioArticolo1 alla vigilia degli scioperi regionali delle tute blu del 9 e 10 giugno.

“Se Federmeccanica continuerà a non rispondere – aggiunge – si porrà il problema di intensificare la nostra iniziativa e anche di allargare e di estendere il consenso: sarà necessario uscire dai luoghi di lavoro, andare non solo nelle piazze, ma anche nei palazzi della politica, informare il Parlamento e i consigli regionali. Valuteremo assieme ai lavoratori, coinvolgendoli, quali iniziative mettere in campo senza escluderne nessuna, anche inventandoci iniziative nuove. Di sicuro noi non saremo quelli che con la loro firma cancelleranno il contratto nazionale”.

 

Formalmente nessuno ha rotto la trattativa, sottolinea il leader Fiom: “Semplicemente non abbiamo fissato nuovi incontri, anche perché stiamo trattando da ben 7 mesi. Lo schema di Federmeccanica e Assistal è che gli aumenti non vanno a tutti e l'unico livello per aumentare i salari è la contrattazione aziendale. Per noi quella sarebbe una resa. Le parti datoriali propongono che il salario diventi una variabile che si decide in base all'andamento aziendale. Ma ci sono anche altri temi su cui sono emerse differenze profonde: gli appalti, i diritti contro i licenziamenti, la contrattazione sugli orari, i trasferimenti, la proposta unitaria di riforma dell'inquadramento”.

Quanto al ruolo del governo, “se volesse fare una cosa intelligente – è la proposta di Landini – potrebbe proporre di defiscalizzare gli aumenti dei contratti nazionali per incentivare la domanda. E sarebbe sarebbe molto importante anche affrontare le questioni del welfare, perché alcune tutele le dobbiamo dare a tutti i lavoratori: la contrattazione aziendale non può diventare la contrattazione per quelli che stanno meglio. Non abbiamo contrarietà a sperimentare cose nuove, ma deve essere dentro a un quadro in cui i livelli rimangono due e la specializzazione del contratto nazionale estende i diritti a tutti”.

In quest'ultimo anno e mezzo, ricorda ancora il segretario Fiom, “il governo ha dato un sacco di soldi gratis al sistema delle imprese, qualcosa come più di 20 miliardi di euro a pioggia, per tutti, senza vincolarli agli investimenti. Ma se non c'è una ripresa degli investimenti pubblici e privati, non si va da nessuna parte e non si creano nuovi posti lavoro, anzi si rischia di perdere quelli che ci sono. La lotta per il contratto – conclude – non è diversa dalla lotta per contrastare i provvedimenti sbagliati che il governo ha messo in campo a partire dal Jobs Act. In questa fase è importante lottare per il lavoro, contro le chiusure e per una nuova politica industriale che rilanci davvero gli investimenti e l'occupazione”.