Ieri, nel corso di un incontro di verifica dell'accordo sindacale sottoscritto a febbraio sulla riqualificazione del personale in cassa integrazione, l'amministratore delegato Stefano Pileri ha fornito ai sindacati dei chiarimenti sul mandato conferito a JP Morgan per la vendita della quota di controllo detenuta oggi da alcune banche, tra cui Unicredit.
Italtel ha ricordato che le banche hanno sempre dichiarato l'intenzione di voler uscire dall'azienda. La vendita avviene nei tempi che erano stati previsti fin dal 2013, quando Italtel fu rifinanziata attraverso strumenti partecipativi. Entro agosto si potrebbe arrivare a un accordo.
Secondo Roberta Turi, responsabile del settore per la Fiom “l'eventuale vendita della quota di controllo di Italtel a fondi di private equity può rappresentare, in prospettiva, un rischio enorme per un'azienda che, dopo un lungo periodo di difficoltà, dovrebbe tornare all'utile quest'anno. Questi fondi chiedono una redditività a breve termine che mal si concilia con le esigenze di un'azienda che dovrebbe puntare ad investire maggiormente nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, che sono gli unici che potrebbero garantirgli un aumento dei margini. Nel 2014 il fatturato proveniente dai prodotti proprietari è stato solo del 20%, ma è un fatturato che, se aumentasse, darebbe maggiore marginalità. Per portare avanti questo disegno l'Italtel avrebbe bisogno di finanziatori pazienti di lungo termine”.
Il governo sta lavorando alla realizzazione di un fondo pubblico-privato "salva-aziende" rivolto a imprese che, pur risultando in squilibrio patrimoniale o finanziario, devono essere caratterizzate da adeguate prospettive industriali e di mercato. “Ma il fondo – sottolinea Turi - stenta a vedere la luce e i cambiamenti previsti ai vertici della Cassa Depositi e Prestiti, uno degli azionisti pubblici, rischiano di farlo slittare ancora. L'Italtel, insieme ad altre aziende del settore delle tlc, era una delle aziende interessate a un suo eventuale ingresso. Perciò la Fiom ritiene che il governo debba accelerare sulle realizzazione di questo strumento e impedire che aziende come Italtel ripercorrano strade avventuristiche che in passato hanno determinato i danni che oggi le lavoratrici e i lavoratori stanno ancora pagando. Per questo chiederà un incontro urgente alla Presidenza del consiglio e al ministero dello Sviluppo economico”.