Cancellare i voucher e abrogare sia le norme che impediscono il reintegro in caso di licenziamenti illegittimi, sia quelle che limitano la responsabilità solidale degli appalti. È questo, in sintesi, quanto chiedono i tre quesiti referendari a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro, presentati dalla Cgil. Il 2017, quindi, potrebbe essere davvero l'anno giusto per una svolta sul lavoro.

Già l'11 gennaio, infatti, la Corte Costituzionale deciderà sull'ammissibilità dei tre quesiti referendari. Una scadenza che si avvicina a grandi falcate, e che ha già scatenato reazioni scomposte all'interno del nuovo governo Gentiloni. Scottata dal voto del 4 dicembre, e di fronte all’incertezza sulla reale durata dell'esecutivo, infatti, nella maggioranza si fa anche strada l'idea di modificare in fretta il Jobs act, per rivedere almeno le norme sui voucher.

È questo il primo risultato incassato dal sindacato di Corso d'Italia, il fatto che il lavoro sia tornato al centro del dibattito politico. “Il nostro impegno per il lavoro e i diritti continua e per quanto ci riguarda eventuali modifiche legislative dovranno essere in perfetta linea con i quesiti referendari che proponiamo perché possiamo considerare questi superati”, ha detto Nino Baseotto, segretario nazionale Cgil.

Le richieste sono state state dichiarate conformi alla legge dalla Cassazione, con ordinanza depositata lo scorso 9 dicembre. In quella data infatti l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione ha promosso i referendum del sindacato, presentati a suon di milioni di firme il primo luglio.

Il Jobs act di Renzi potrebbe dunque avere i mesi contati. L'ormai ex premier ha definito i referendum “una rogna” da risolvere al più presto. Con il via libera della Consulta, tra l'altro, il governo dovrebbe fissare la data del voto fra il 15 aprile e il 15 giugno. Anche se il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha già ipotizzato un possibile slittamento.

"Se la politica discute solo di calendario mi pare che venga meno al proprio ruolo, che invece è quello di affrontare i problemi e dare risposte. Occorre parlare meno di calendario e più delle ragioni politiche”, ha commentato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Ecco il contenuto dei tre quesiti.

Voucher
Il 2015 ha visto un boom dell’utilizzo dei voucher, attraverso i quali il lavoratore spesso accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali. La Cgil vuole cancellare i voucher “perché non combattono il lavoro nero, anzi, il loro abuso determina una sommersione anziché un’emersione del lavoro nero e irregolare”

Licenziamenti
Secondo la normativa vigente, un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità. Il sindacato chiede il referendum per il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, estendendolo anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, fino a 5 dipendenti.

Appalti
L’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando la tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L’obiettivo, in questo caso, è rendere il regime di responsabilità “solidale omogeneo”, applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro.



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