Siamo ormai da tempo allenati ai bombardamenti mediatici a suon di numeri e percentuali. Uno dei campi prediletti di questa ossessiva battaglia è senz’altro quello del mercato del lavoro, dove l’indicatore fondamentale che da decenni imperversa e che segna il buono e il cattivo tempo è costituito dal tasso di disoccupazione. Così che ogni calo di questo tasso è di solito una buona occasione per il governante di turno per qualche commento autoincensante sulla bontà delle proprie politiche. In questo esercizio il nostro attuale primo ministro si è sempre dimostrato un vero maestro. Gli ultimi dati Istat riferiti al mese di luglio hanno però un po’ rotto questo schema. Cala sì il tasso di disoccupazione (dello 0,1% rispetto al mese precedente), ma ahimé calano anche gli occupati (dello 0,3%) e questo crea sconcerto e impedisce di eccedere nel trionfalismo.

Il fatto è che il tasso di disoccupazione, come tutti gli indicatori sintetici, può offrire una chiave di lettura importante per comprendere quanto avviene nella realtà, purché si sia consapevoli della sua parzialità. Altrimenti si rischiano degli abbagli, quando non addirittura delle falsificazioni. E siccome il tasso di disoccupazione misura il rapporto tra disoccupati (cioè coloro che ricercano attivamente lavoro) e popolazione attiva (cioè la somma di disoccupati e occupati), è chiaro che è fortemente influenzato dal tasso di attività. Facciamo qualche esempio, pescando dai dati Istat 2015 riferiti all’Emilia Romagna.

In tutte le province della regione il tasso di disoccupazione risulta nell’ultimo anno in calo rispetto al precedente, con un’unica eccezione, per quanto rilevante: quella della provincia o – sarebbe ormai meglio dire – dell’area metropolitana di Bologna, che registra un lieve incremento, dal 7 al 7,2%. Tuttavia, questo calo quasi generalizzato nasconde realtà molto diverse tra loro. Prendiamo il caso della provincia di Parma. Qui il decremento è anch’esso lieve – dal 7,1 al 6,9% –, eppure non disprezzabile, visto che parliamo di tassi già bassi e quindi difficili da comprimere ulteriormente. Se andiamo però a osservare i dati assoluti, ci possiamo rendere conto di quanto possa essere non solo parziale, ma addirittura distorta una lettura superficiale di questo indicatore. La tabella che segue riassume le variazioni su base annua delle stime Istat riferite a questa realtà provinciale.

Provincia di Parma – variazioni 2015 rispetto al 2014

tasso di

disoccupazione

valori assoluti

occupati

disoccupati

inattivi

-0,2

-3.534

-681

+5.887


Nello stesso anno (il 2015) gli occupati calano di circa 3.500 unità, l’1,8% del totale. Non poco. Comunque, il quintuplo di quanto, contemporaneamente, calino i disoccupati. Quindi, in realtà, quel miglioramento del tasso di disoccupazione è dovuto non a un aumento degli occupati, ma a una riduzione delle forze lavoro attive. La quale a sua volta può trarre origine o dall’invecchiamento della popolazione, oppure da fenomeni di scoraggiamento alla ricerca attiva di lavoro che si verificano quando questa ricerca si mostra particolarmente ostica. In entrambi i casi, non si tratta proprio di fenomeni positivi per il mercato del lavoro.

Dati nazionali Istat riferiti a luglio 2016. Variazioni su giugno 2016.

tasso di

disoccupazione

valori assoluti

occupati

disoccupati

inattivi 15-64 anni

-0,1

-62.860

-39.145

+53.092


Proviamo ora ad applicare la stessa metodologia di lettura ai dati mensili nazionali da poco pubblicati. È da notare che il dato mensile nazionale stima il valore assoluto degli inattivi soltanto tra i 15 e i 64 anni, mentre gli occupati e i disoccupati possono avere anche più di 64 anni: questo rende l’interpretazione dei dati assoluti certamente meno lineare. Anche così è però evidente che il calo dei disoccupati, e quindi del tasso di disoccupazione, non può essere imputato a un loro passaggio allo stato di occupati, quanto piuttosto a un aumento degli inattivi. Attenzione, quindi, a trarre delle conclusioni affrettate dalla lettura di un solo indicatore. Il mercato del lavoro va visto nelle sue diverse articolazioni e spesso è più utile, ai fini di una reale comprensione dei fenomeni, non perdere di vista anche i valori assoluti.

Giuliano Guietti è presidente dell’Ires Emilia Romagna