Un ‘appello’ al Presidente della Repubblica per mettere a conoscenza un’istituzione super partes delle ragioni che stanno alla base della loro mobilitazione. Così i segretari generali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, rispettivamente Emilio Miceli, Angelo Colombini e Paolo Pirani, alla vigilia dalla grande manifestazione dei lavoratori del gruppo Eni e Saipem in una lettera sottoscritta da oltre 400 Rsu di tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Il 19 febbraio sarà la terza volta che effettueremo otto ore di sciopero e saremo a Roma a piazza SS. Apostoli – scrivono i leader sindacali –, per farci ascoltare e per spiegare le nostre ragioni, perché non consentiremo a nessuno di riscrivere la storia industriale del nostro paese”.

Per i sindacalisti, le maggiori preoccupazioni sono non solo relative alla “prospettiva di vita per decine di migliaia di lavoratori di Eni e delle sue controllate, ma al rischio che un distacco progressivo del colosso dell'energia dal suo Paese accentuerebbe il declino dell’Italia sul piano economico, infrastrutturale e industriale”. Anche perché Eni è il cuore delle dorsali su cui si è costruita l’avventura industriale italiana, da Priolo a Ravenna e Mantova, passando per Porto Torres, Brindisi, Ragusa e Porto Marghera, e il rischio che il gruppo veda un’Italia in cui non c’è più, perché oltre la chimica abbandonerebbe anche la raffinazione, diventa sempre più consistente.

Una lettera, quella dei sindacati al Capo dello Stato, perché “chi lavora è giusto che dialoghi con chi rappresenta le Istituzioni anche a livello più alto, attraverso un mezzo diretto e personale”.