Licenziati e basta, senza neanche il sostegno degli ammortizzatori sociali. Sembra essere questo il destino dei 192 lavoratori (su complessivi 491 dipendenti) della Corden Pharma, azienda farmaceutica di Sermoneta (Latina). Una situazione drammatica, precipitata la settimana scorsa, che oggi (giovedì 15 novembre) si cercherà di ricondurre su binari più accettabili nel corso dell’incontro che si tiene a Roma, alle ore 10 al ministero del Lavoro. A sostegno del tavolo di crisi i sindacati hanno indetto uno sciopero di otto ore, con presidio davanti alla sede del dicastero.

I 192 licenziamenti (pari al 40 per cento dell'intero personale), che dovrebbero scattare in gennaio, sono stati annunciati dalla Corden il 9 novembre scorso, durante un incontro in Prefettura. Per questi esuberi, inoltre, il gruppo non ha previsto finora l’utilizzo di ammortizzatori sociali, misura fortemente contestata dai sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Confail). La situazione è ulteriormente aggravata dall’avvio della procedura di concordato in continuità – che aprirebbe la strada, qualora non si trovassero soluzioni, anche al possibile fallimento dell’azienda – e dal taglio degli stipendi futuri del 15 per cento, cui si aggiunge il parziale mancato pagamento della busta paga di ottobre.

La Corden Pharma nasce nel 2006 come marchio farmaceutico privato dell'International chemical investors group (Icig). Possiede tre stabilimenti in Italia - Bergamo, Caponago (Monza) e Sermoneta (Latina) – e altri sei tra Belgio, Francia, Svizzera, Germania e Stati Uniti. L’impianto di Sermoneta è stato acquisito dalla multinazionale nel 2010, precedentemente era di proprietà della statunitense Bristol Myers Squibb. Secondo quanto riferito dal gruppo, il sito perde annualmente circa 28 milioni di euro, e nel corso degli ultimi anni ha già subito pesanti ristrutturazioni, con la conseguente diminuzione del personale.

Il presidente della Provincia e i sindaci di Latina, Pontinia, Sermoneta, Norma e Sezze, hanno intanto richiesto al ministero dello Sviluppo economico (con un documento unitario) il riconoscimento dello stato di “area di crisi industriale complessa”. Per gli amministratori locali la crisi della Corden “rischia di diventare una nuova Goodyear, e questo territorio non può davvero permetterselo”. Le difficoltà dell’azienda farmaceutica porterebbe al “complessivo impoverimento del tessuto produttivo e manifatturiero del territorio”, toccando un'area già soggetta “a recessione economica e a crisi occupazionale”, oltre che al possibile “inquinamento di fenomeni malavitosi”. Da qui la richiesta del riconoscimento, che permetterebbe “la presentazione di progetti di riconversione e riqualificazione industriale”, utili a “poter uscire dallo stato di crisi, a prospettare un nuovo sviluppo e a garantire i livelli occupazionali esistenti e crearne di nuovi”.