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Anziani

Mai più morti nelle case di riposo

Anziani, la solidarietà contro il virus
Foto: fotografia di stevepb, da Pixabay
Patrizia Pallara
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Di fronte all'emergenza contagi nelle Rsa e agli errori di gestione della pandemia, i sindacati lombardi si sono mobilitati con richieste all'azienda sanitaria ed esposti alla procura della Repubblica, per individuare le responsabilità dei decessi e delle mancanze

In questi mesi scanditi dall’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, i sistemi assistenziali e socio-sanitari dedicati agli anziani hanno mostrato tutta la loro fragilità. La gravità di alcuni focolai nelle case di riposo e nelle strutture di accoglienza, e gli scandali che ne sono seguiti, hanno fatto emergere criticità che tuttora non sono state risolte e neppure affrontate. Migliaia di ospiti hanno perso la vita dall’inizio della pandemia e le cause che hanno contribuito al tragico esito sono le stesse dappertutto: intempestiva chiusura alle visite esterne, mancata o tardiva fornitura dei dispositivi di protezione individuale ai lavoratori, ritardo nell’esecuzione dei tamponi sui pazienti e sul personale sanitario.  

 

 

 

In Lombardia, epicentro dei contagi e dei decessi, dopo mesi di omissioni la Regione quest’estate ha fornito dati ufficiali: 14.703 gli ospiti delle Rsa che, a fine luglio, sono risultati positivi al Coronavirus, 3.378 i morti. Numeri che sono notevolmente cresciuti in questi mesi, dato che quanto accaduto nella prima ondata pandemica si sta ripentendo anche nella seconda. Di fronte alla decimazione della popolazione anziana e alle mancanze del sistema, i sindacati si sono mobilitati per sollecitare l’azienda sanitaria Ats a intervenire. Tra gli obiettivi, come racconta Dino Zampieri, segretario generale Spi Varese nella sua testimonianza video, realizzare un piano mirato di tamponi, azioni di prevenzione e protezione degli ospiti e del personale. Ne sono seguiti anche esposti alla procura della Repubblica per accertare le responsabilità sulle morti avvenute nelle strutture e sulla mancanza di azioni di tutela nei confronti degli ospiti e dei lavoratori. Per invertire questa tendenza e sviluppare modelli organizzativi e di servizio in ambito socio-sanitario, Cgil, Cisl e Uil hanno presentato un pacchetto di proposte per avviare un percorso di riforma dei sistemi di gestione della non autosufficienza, chiedendo maggior investimenti e una revisione dei meccanismi degli accreditamenti delle strutture.