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“Every breath you take and every move you make,
Every bond you break, every step you take I’ll be watching you…”
Ecco, se dovessi scegliere una colonna sonora per spiegare cosa sono i pixel di tracciamento, punterei su questa (e no, non si tratta di una canzone d’amore, bensì del racconto di una forma di controllo ossessivo).
Ma cosa sono esattamente questi pixel? E perché dovrebbe interessarci saperlo? I pixel di tracciamento sono minuscole immagini trasparenti, inserite all’interno di una pagina web o di un messaggio di posta elettronica.
I pericoli dietro le immagini
È sufficiente che il destinatario apra il messaggio e scarichi le immagini perché il pixel venga caricato da un server remoto e consenta al mittente di raccogliere diverse informazioni su di noi: se un’e-mail è stata aperta e quando, quale è stato il tempo di consultazione, quante volte il messaggio è stato visualizzato, se e quali click sono stati fatti nel corpo di quella comunicazione, ma anche quale dispositivo e quale sistema operativo è stato usato e da quale specifico indirizzo IP si ha avuto accesso.
Quest’ultimo elemento, in particolare, è sicuramente il più sensibile, perché appena il server riceve una richiesta di download dell’immagine (pixel), chi ha inviato il messaggio di posta elettronica “tracciato” acquisisce, attraverso l’indirizzo IP dell’utente, anche la sua posizione geografica.
Insomma, una miniera di informazioni delicate e preziose, che in un attimo permettono, grazie all’associazione univoca tra questi pixel e il singolo destinatario, un tracciamento puntuale e personalizzato del comportamento di ognuno di noi.
L’intervento del garante
“Every single day and every word you say …”
Questa è la ragione per la quale il loro utilizzo desta grande attenzione dal punto di vista della privacy, tanto da aver richiesto l’intervento del Gpdp che, con un apposito Provvedimento (Linee Guida in materia di utilizzo di tracking pixel nelle comunicazioni di posta elettronica), è intervenuto sulla materia.
In questi giorni sarà infatti capitato anche a voi di ricevere una o più e-mail da parte di soggetti diversi, contenenti l’“informativa sull’utilizzo dei pixel di tracciamento nelle comunicazioni”, una comunicazione resasi obbligatoria proprio a seguito delle disposizioni del Garante per la protezione dei dati personali, con la quale le aziende sono obbligate a informare chiaramente sull’utilizzo di pixel per profilazione o scopi commerciali e a richiedere un consenso specifico.
A quel punto, si può scegliere di rifiutare il consenso al tracciamento e disiscriversi (unsubscribe) dalle newsletter. Ma si arginerebbe l’intervento del singolo, senza alcuna protezione “strutturale” riguardo al fenomeno generale.
Senza contare il fatto che, sebbene si tratti di una tecnologia che trova applicazione principalmente per questioni commerciali come newsletter, Dem (Direct E-mail Marketing), e-mail transazionali e messaggi automatici o e-mail di servizio, la tecnica del pixel tracking potrebbe essere utilizzata anche dai cybercriminali per tracciare online le loro potenziali vittime.
Se ad esempio i server della piattaforma che gestisce il pixel dovessero subire un attacco hacker, le liste di utenti tracciati e le informazioni comportamentali potrebbero finire in mano a malintenzionati. Questo gli consentirebbe di avere accesso a tutta una serie di dati sensibili riguardanti le abitudini degli ignari utenti. Sapere ad esempio quando un cliente dell’azienda “X” legge abitualmente la posta o naviga permette ai criminali informatici di individuare le fasce orarie in cui la vittima è attiva o, al contrario, offline. Tutti elementi che renderebbero più mirato, e dunque più pericoloso, un eventuale tentativo di phishing.
Come difendersi in modo strutturale
Un’eventualità dalla quale le linee guida del Gpdp, focalizzate sul rispetto del consenso informato, non possono evidentemente tenerci al riparo. Ed è a questo proposito che entrano in campo alcune azioni che possiamo fare noi per bloccare tutti i pixel di tracciamento e proteggere la nostra privacy.
Per farlo, la strategia più efficace consiste nel disattivare il caricamento automatico delle immagini nelle e-mail e utilizzare estensioni o browser con protezione antitracciamento attiva.
Ecco come:
Gmail (da computer)
Apri Gmail e clicca sull’icona dell’ingranaggio in alto a destra, poi su “Vedi tutte le impostazioni”.
Nella scheda Generale, scorri fino alla voce Immagini.
Seleziona “Chiedi prima di visualizzare le immagini esterne”.
Clicca su Salva modifiche in fondo alla pagina.
Outlook (Web / Outlook classico)
Clicca sull’icona delle impostazioni (ingranaggio).
Vai su Posta > Gestisci accessi o cerca l’opzione “Blocca immagini esterne”.
Attiva il blocco per impedire ai web beacon (utilizzati per monitorare l’attività degli utenti sui siti web) e ai pixel di tracciamento di caricarsi in automatico.
iPhone / iPad (App Mail di iOS)
Apri le Impostazioni del dispositivo.
Tocca Mail.
Nella sezione “Messaggi”, disattiva l’opzione “Carica immagini remote”.
Il browser giusto
Alcuni esperti, poi, suggeriscono di prediligere, per la navigazione web, un browser con protezione integrata (come Firefox, che sembrerebbe offrire una “Protezione antitracciamento avanzata” attiva per impostazione predefinita che limita i cookie di terze parti e i tracker noti).
Tutto questo perché, impedendo il download, il mittente non riceverà alcuna conferma di lettura e dunque salterà tutto quel lavoro di tracciamento sopra descritto.
Va inoltre evidenziato il fatto che, per gli spammer, un indirizzo che non “risponde” perde valore. L’ulteriore effetto positivo dell’avere arginato i pixel di tracciamento sarà dunque quello di veder ridotta la quantità di posta “spazzatura” futura.
Ma cosa cambia concretamente dopo queste impostazioni?
Le e-mail appariranno inizialmente prive di loghi e foto, sostituite da riquadri vuoti. Ma si avrà sempre la possibilità di caricare le immagini in modo sicuro cliccando sul pulsante “Mostra immagini” (o simile) qualora il mittente sia sicuro e affidabile.
Ma solo perché lo decidiamo noi.
Barbara Apuzzo, Responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni Cgil nazionale






















