La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Ivana Marrone)
Per ottenere il pagamento dovuto, alcuni operai egiziani sono saliti su un’impalcatura a dieci metri d’altezza, in un cantiere nel Teramano. Per oltre otto ore hanno protestato denunciando il mancato pagamento degli stipendi. Lavoravano per un’impresa inserita in una catena di subappalti. La protesta si è conclusa con un accordo per il pagamento di gran parte delle somme dovute. Una vicenda che riaccende i riflettori su un sistema in cui la frammentazione delle responsabilità rischia di lasciare i lavoratori senza tutele.
E il problema dei salari riguarda anche chi lavora nel mondo della cultura.
Sipari abbassati e spettacoli cancellati il 27 ottobre per lo sciopero nazionale dei lavoratori dei teatri e del personale scritturato. Attori, tecnici, ballerini e amministrativi chiedono il rinnovo di un contratto fermo da anni. La proposta economica di Federvivo, secondo i sindacati, non recupera neppure l’inflazione accumulata. Per molti dipendenti la retribuzione media si aggira intorno ai 1.400 euro mensili. I sindacati di categoria denunciano salari insufficienti e chiedono il riconoscimento del valore del lavoro culturale.
Un riconoscimento economico che manca anche in un altro settore fondamentale per il futuro del Paese: quello della conoscenza.
L’Italia investe troppo poco in istruzione e ricerca. A denunciarlo è la Flc Cgil con il dossier Conoscenza sottocosto. Nel 2024 la spesa per l’istruzione è stata pari al 4 per cento del Pil, contro una media europea del 4,8. Intanto il personale perde potere d’acquisto: secondo il sindacato, in sei anni i lavoratori della scuola hanno perso fino a 21 mila euro rispetto all’andamento dell’inflazione. E i precari sono oltre 300 mila. Per la Flc servono investimenti strutturali, stabilizzazioni e rinnovi contrattuali adeguati.
Ma la scuola non è soltanto una questione di risorse. È anche il luogo in cui si formano i cittadini di domani.
Nel Salento la Flc Cgil denuncia la presenza delle Forze armate negli istituti scolastici per attività di orientamento professionale. Secondo il sindacato, presentare l’arruolamento come uno sbocco lavorativo rischia di normalizzare la cultura militare in un momento segnato da guerre e riarmo. La segretaria territoriale Francesca Franza invita docenti e studenti alla disobbedienza civile, richiamando i valori della Costituzione e il ruolo della scuola come luogo di educazione alla pace e al pensiero critico.
E dal diritto all’istruzione passiamo a un altro terreno su cui si misurano diritti e politiche pubbliche: quello dell’immigrazione.
In Italia vivono stabilmente oltre cinque milioni e mezzo di cittadini stranieri, il 9,4 per cento della popolazione. È uno dei dati del Dossier statistico immigrazione 2026 di Idos. Una presenza strutturale, che contribuisce all’economia e alla società italiana. Il rapporto segnala inoltre che, mentre diminuiscono gli arrivi irregolari e le richieste di asilo in Europa, aumentano le morti lungo le rotte migratorie. Numeri che invitano a guardare il fenomeno attraverso i dati, oltre la propaganda e la retorica dell’invasione.
E proprio le politiche migratorie del governo sono finite al centro di una grande mobilitazione in Campania.
Migliaia di persone hanno attraversato le strade di Castel Volturno per dire no alla costruzione di un nuovo Centro di permanenza per i rimpatri. In corteo associazioni, sindacati, migranti, braccianti, rappresentanti della Chiesa e delle istituzioni. Il progetto prevede un investimento di circa 43 milioni di euro. Risorse che, secondo i manifestanti, dovrebbero essere destinate a scuole, sanità, trasporti e servizi sociali. La richiesta è fermare il Cpr e investire nell’inclusione, nel lavoro regolare e nella dignità delle persone.
E arriviamo all’ultima notizia, che riporta al centro una domanda decisiva: su cosa si concentrano le scelte del governo?
La Cgil boccia la legge di Bilancio del governo. Secondo il sindacato, la manovra non dà risposte adeguate a salari e pensioni, non restituisce il potere d’acquisto perso con il fiscal drag e non investe abbastanza in sanità, scuola e casa. Maurizio Landini la definisce ingiusta e inadeguata: mentre aumentano le risorse destinate alle spese militari, restano irrisolte le emergenze sociali. La Cgil chiede una riforma fiscale, il contrasto all’evasione e maggiori investimenti nei servizi pubblici. E conferma le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.





















