Nella corsa frenetica verso l’adozione dell’intelligenza artificiale, c’è una piccola grande rivoluzione che sta passando inosservata e che merita invece di essere messa sotto la lente d’ingrandimento vista la forza dirompente con cui trasformerà il nostro modo di frequentare la rete.

Mi riferisco alla metamorfosi della storica barra di ricerca di Google, un luogo attraverso cui miliardi di persone accedono alle informazioni che, dopo 25 anni, verrà completamente rivoluzionata. Una trasformazione a cui Google ci stava già abituando, con l’introduzione di AI Mode (che negli ultimi 12 mesi ha superato il miliardo di utenti mensili attivi, con il volume delle query che raddoppia ogni trimestre), sebbene l’esperienza di cui parliamo adesso vada ben oltre.

Ma attenzione, questa trasformazione non è semplicemente un aggiornamento tecnologico: è un vero e proprio cambio di paradigma. Un cambiamento che trasformerà il Web in un ecosistema in cui l'informazione che cerchiamo verrà elaborata e cucita su misura, modificando così enormemente il modo in cui facciamo le ricerche e accediamo ai contenuti.

Sì, perché dopo ogni richiesta, questa Intelligent search box anziché mostrare un elenco di siti, lasciando a noi la possibilità di scegliere cosa e dove approfondire, agirà sintetizzando le risposte al posto nostro.

Per farlo, il sistema non si limiterà a suggerire semplici completamenti automatici sulla base di ciò che digitiamo, ma anticiperà lo sviluppo logico della domanda, “pescando” tra la combinazione di testo, immagini e video provenienti dalle schede aperte nel browser Chrome.

Wow! Direte voi. Forse no, penso io. Perché dopo un quarto di secolo, durante il quale quando cercavamo qualcosa su internet, potevamo scegliere cosa chiedere e come, per poi scegliere, tra i siti proposti, cosa cliccare e cosa ignorare, adesso dovremo accontentarci di ciò che Google decide di mostrarci, scegliendo al posto nostro. Ed è evidente che questo modifica enormemente il modo in cui accediamo alle notizie o ai contenuti, quali essi siano.

E qui c’è la prima riflessione da fare. Perché non stiamo parlando di una conversazione con la nostra amica del cuore (a cui chiediamo dove possiamo andare a cena, sapendo che saprà quale ristorante proporci perché ci conosce dalle elementari), stiamo parlando di un sistema in cui l’AI filtrerà al posto nostro anche notizie, informazioni scientifiche, argomenti politici e contenuti culturali.

Sarà l’AI di Google, Gemini 3.5 Flash, “un modello ottimizzato per elaborare le richieste con velocità elevata, bassa latenza e un impatto energetico ridotto”, a decidere cosa è rilevante o utile per noi, e quali sono le informazioni a cui non è utile, opportuno o necessario avere accesso. E dunque il primo, evidente effetto, sarà quello di vedere impoverito il confronto con punti di vista diversi. Il secondo, derivante dal filtro che può scegliere di non farci “vedere” alcune informazioni, sarà potenzialmente molto più inquietante.

Anche perché, va ricordato, non stiamo parlando di un “luogo” neutro, ma di un sistema alimentato da interessi privati. Interessi che si nutrono di dati. Ecco, dunque, che conoscere quanto più possibile della nostra vita, delle nostre esperienze, abitudini, preferenze diventa fondamentale (e qui c’è tutto il senso della frase “i dati sono il nuovo oro”). Senza contare il fatto che questa conoscenza profonda delle nostre abitudini consente (anche) di vendere meglio la pubblicità.

Ma per averli, è necessario tenerci letteralmente inchiodati agli schermi, il più possibile. Per farlo, l’AI si comporterà esattamente come avviene sui social o sulle altre piattaforme, proponendo contenuti compiacenti, con il prevedibile effetto di indirizzarci verso il rafforzamento di quello che già pensiamo, secondo uno schema ormai chiaro: ogni domanda che digitiamo genera dati; i dati servono per definire e migliorare i modelli; i modelli, così ottenuti, servono per personalizzare sempre più l’esperienza dell’utente. Il risultato finale è una sorta di “comfort zone” in cui si rimane incastrati, come in un gigantesco loop.

Ma questa non è l’unica novità introdotta.

Google ci informa

“Stiamo entrando nell'era degli agenti di ricerca, in cui è possibile creare, personalizzare e gestire facilmente più agenti AI per diverse attività, direttamente nella Ricerca. Iniziamo con gli Agenti d'informazione — attivi in background 24 ore su 24, 7 giorni su 7, questi agenti ragionano in modo intelligente tra le informazioni per trovare esattamente ciò di cui hai bisogno al momento giusto.

Con gli Agenti d'informazione, potrai ricevere aggiornamenti real time su tutto ciò che ti sta a cuore. Il tuo agente monitorerà intelligentemente tutto il web, inclusi blog, siti di notizie e post sui social, oltre ai nostri dati più recenti, come informazioni in tempo reale su finanza, shopping e sport, per segnalarti ogni update relativo alle tue richieste specifiche.

Riceverai un aggiornamento sintetizzato e intelligente, con la possibilità di passare all'azione. Se, ad esempio, stai cercando casa, puoi indicare liberamente tutti i requisiti desiderati e il tuo agente scansionerà continuamente il mercato per te, avvisandoti quando gli annunci corrispondono alle tue esigenze”.

Gli agenti sono sempre attivi, scansionano autonomamente la rete e danno risposte su misura. Sono veri e propri assistenti digitali autonomi che operano in background, con la capacità di generare mini-applicazioni e grafici personalizzati in tempo reale. Ancora una volta il risultato cambierà radicalmente il nostro rapporto con il Web: le risposte arriveranno direttamente dentro il motore di ricerca, senza bisogno di aprire decine di schede.

Indubbiamente un vantaggio notevole se siamo alla ricerca di un volo o di un hotel a basso prezzo, ma a cui personalmente non affiderei compiti sensibili o importanti. Il fatto poi che il monitoraggio intelligente peschi le informazioni su “siti di notizie e post sui social” al tempo stesso, pone un tema riguardo alla qualità delle fonti e al danno che questa tecnologia rischia di fare al mondo dell’editoria.

Ora, è del tutto evidente che la strategia di Google è quella di recuperare il ritardo rispetto a Open AI e che per farlo dovrà tenerci il più possibile dentro quello che una volta era un semplice motore di ricerca, e che oggi si sta trasformando in ben altro. Magari inizieremo a utilizzarlo per semplificarci davvero la vita su questioni pratiche come la ricerca di un determinato articolo a prezzi scontati, o la comparazione dei costi di un determinato servizio (ecco, qui inizierei ad alzare le antenne...ricordate la questione dati=pubblicità?).

Ma poi, una volta che saremo assuefatti a questo tipo di facilitazioni, siamo sicuri che riusciremo a mantenere la nostra capacità critica riguardo a temi ben più importanti? E allora, mentre sperimenteremo questa strabiliante novità, la domanda che dobbiamo continuare a ripeterci è: una volta dentro, chi decide cosa è rilevante per te? E ricordarci che dobbiamo essere noi. Sempre noi.

Barbara Apuzzo, responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni Cgil nazionale