Cinque regioni, sei tappe, almeno venti territori mobilitati e molte associazioni coinvolte. Sono i numeri dell’edizione 2026 delle brigate del lavoro, il sindacato di strada della Flai Cgil, la federazione dell’agroindustria, che torna con Diritti in campo da giugno a novembre per realizzare e tante attività di supporto ai lavoratori: tutela individuale e collettiva, organizzazione e rappresentanza, contrasto all’irregolarità e allo sfruttamento.

Fare rete con le associazioni

“Prima di partire facciamo un’analisi di contesto per capire dove andare, che tipo di lavoratori incontreremo, quali sono le caratteristiche, i loro bisogni – spiega Tina Balì, segretaria nazionale Flai -, se sono italiani, migranti, europei, extra Ue. E per rispondere alle esigenze occorre avere una rete complessa, come quella del sindacato e la rete delle associazioni”.

Insieme alla Flai, Libera, che e promuove la legalità, gli studenti e i volontari dell’Udu, Mediterranea Saving Humans con il suo ambulatorio mobile, numerose altre organizzazioni che fanno rete e naturalmente la fondazione Metes, ricerca, azione, monitoraggio, preparazione agli esami di italiano per stranieri.

Il calendario

I sei appuntamenti attraverseranno la penisola da Nord a Sud: si parte il 29 giugno da Ravenna e Ferrara, per proseguire a fine luglio con una tappa speciale a Paestum, in Campania, realizzata in sinergia con il mondo studentesco. Il mese di luglio si chiude in Lombardia con la provincia di Mantova.

In autunno le brigate si spostano in Piemonte, nelle province di Torino e Cuneo, seguite dal ritorno in Campania per la tappa di Caserta. A chiudere il percorso, la Calabria dove il sindacato di strada attraverserà i territori di Amendolara e Castrovillari, nel Cosentino. Sono poi tantissime le campagne promosse dalle strutture territoriali, decine gli appuntamenti, a dimostrazione di come il sindacato di strada della Flai è diventato una pratica strutturale.

Anatomia dell’irregolarità

Le attività del sindacato di strada sono state presentate insieme ai dati dell’osservatorio Placido Rizzotto, in occasione del secondo anniversario dell’uccisione di Satnam Singh, il 19 giugno, e confermano la natura stagionale del settore: nel 2024 l'agricoltura italiana ha registrato oltre 1 milione di lavoratori dipendenti occupati, l'89,5 per cento stagionali, di cui quasi il 25 per cento esposti a sacche storiche di sommerso, sfruttamento e caporalato fino ad arrivare a forme di paraschiavismo.

La componente straniera rappresenta un pilastro: i comunitari sono il 21 per cento, gli extra Ue il 27, oltre 280 mila persone. Marocco, Albania, India, Bangladesh, Pakistan sono le comunità più rappresentate. Le donne rappresentano il 30,2 per cento della forza lavoro, 310 mila, soprattutto nel Mezzogiorno (55 per cento).

Se poi si passa ad analizzare nel dettaglio il tasso di irregolarità del lavoro dipendente in agricoltura nelle province che quest’anno saranno al centro delle brigate del lavoro, si scoprono numeri impressionanti.

Secondo le stime dell’osservatorio Placido Rizzotto, si va dal 14-16 per cento della provincia di Ravenna al 49-51 per cento di Caserta, passando per il 36-44 per cento di Napoli, 38-40 di Cosenza, 36-38 di Torino, 18-20 di Cuneo e di Ferrara, 15-17 per cento di Mantova.

Perché ispezioni straordinarie?

“Nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di Satnam Sing abbiamo voluto ricordare quanto il fenomeno dello sfruttamento e del caporalato sia diffuso e radicato nelle nostre campagne – commenta Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil -. Questo governo se ne dimentica, come è accaduto negli anni scorsi. La ministra del Lavoro Calderone pochi giorni fa, dopo la strage di Amendolara ha annunciato che metterà in campo delle ispezioni straordinarie, la stessa reazione avuta dopo Satnam. Ma le ispezioni devono essere ordinarie”.

“I nostri dati confermano poi che lo sfruttamento non ha confini geografici, ma risponde alle medesime logiche di compressione dei diritti lungo le filiere agroalimentari – conclude Mininni -, tanto nelle pianure del Settentrione quanto nei campi del Mezzogiorno. Sfruttamento che, ribadiamo, non riguarda unicamente i lavoratori di origine straniera, ma anche tantissimi italiani”.