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Per la prima volta nell'ultimo decennio diminuisce il numero delle persone costrette a lasciare la propria casa a causa di guerre, persecuzioni e violenze. È quanto emerge dal Global Trends Report dell'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati, presentato il 16 giugno scorso dall'Alto Commissario Barham Salih, in occasione della della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno
Secondo i dati dell'Agenzia Onu, alla fine del 2025 le persone in fuga nel mondo erano 117,8 milioni. Un calo rispetto ai 123 milioni registrati alla fine del 2024 che però non modifica la dimensione di una crisi umanitaria che continua a coinvolgere numeri senza precedenti.
I livelli più alti degli ultimi sessant'anni
A incidere sulla riduzione complessiva è stato soprattutto l'aumento dei ritorni nei Paesi d'origine. Nel corso del 2025 sono rientrate nelle proprie case 14,7 milioni di persone, di cui 4,4 milioni di rifugiati e 10,3 milioni di sfollati interni. Si tratta del secondo dato più alto registrato negli ultimi sessant'anni. I principali rientri hanno riguardato Afghanistan, Sudan e Siria.
Tuttavia, l'Unhcr avverte che molti di questi ritorni sono avvenuti in condizioni estremamente fragili e spesso sotto forti pressioni, senza adeguate garanzie di sicurezza e stabilità. Nel solo 2025, inoltre, 5,4 milioni di persone sono state costrette ad attraversare un confine internazionale per sfuggire a conflitti, persecuzioni o violazioni dei diritti umani.
L'esilio permanente
Nonostante il lieve miglioramento registrato dai dati globali, il fenomeno dello sfollamento prolungato resta una delle principali criticità evidenziate dal rapporto. Il 70% dei rifugiati vive infatti in esilio da lunghi periodi, mentre il 68% è accolto in Paesi a basso o medio reddito, spesso già alle prese con difficoltà economiche e sociali.
Alla fine del 2025 il numero complessivo dei rifugiati nel mondo era pari a 41,6 milioni, in diminuzione del 3% rispetto all'anno precedente. Un dato positivo riguarda invece le persone apolidi: quasi 46mila individui hanno ottenuto una cittadinanza in 24 diversi Paesi nel corso dell'ultimo anno.
Unhcr: dimezzare l'esilio entro il 2035
Partendo da questi dati, l'Unhcr ha lanciato una nuova iniziativa con un obiettivo preciso: ridurre di oltre la metà, entro il 2035, il numero di rifugiati che vivono in condizioni di esilio prolungato e dipendono dagli aiuti umanitari. "Per troppi rifugiati, la fuga inizia come una salvezza ma dura tutta la vita", ha dichiarato Barham Salih. "L'assistenza umanitaria salva vite, ma non consente alle persone di diventare protagoniste del proprio futuro. Serve un cambio di paradigma che crei nuove opportunità per chi fugge da guerre e persecuzioni".
Secondo l'Alto Commissario, il raggiungimento di questo obiettivo passa attraverso tre direttrici principali: l'aumento dei ritorni volontari e sicuri nei Paesi d'origine, una maggiore inclusione dei rifugiati nei sistemi nazionali di istruzione, sanità e lavoro e il rafforzamento delle vie legali di accesso ad altri Paesi, attraverso programmi di reinsediamento, ricongiungimenti familiari, permessi di lavoro e percorsi universitari.
Reinsediamenti in forte calo
Proprio sul fronte delle soluzioni internazionali il rapporto segnala una tendenza preoccupante. Nel 2025 gli ingressi attraverso programmi di reinsediamento o sponsorizzazione umanitaria sono diminuiti di oltre la metà rispetto all'anno precedente, fermandosi a 81.800 persone. Un dato che amplia ulteriormente il divario tra i bisogni umanitari e i posti effettivamente disponibili.
"Asilo e protezione salvano vite e non sono negoziabili", ha affermato Salih. "Non possiamo però accettare che milioni di persone rimangano bloccate per anni o decenni senza prospettive concrete di ricostruire la propria esistenza".
La situazione in Italia
Alla fine del 2025 in Italia erano presenti oltre 132mila beneficiari di protezione internazionale, circa 234mila richiedenti asilo e più di 60mila cittadini ucraini titolari di protezione temporanea. Le persone apolidi presenti nel Paese sono stimate in circa 3mila.
L'Italia continua inoltre a essere uno dei principali sostenitori dell'Unhcr nelle emergenze internazionali e ha sviluppato negli ultimi anni esperienze considerate innovative a livello europeo nell'ambito dei canali legali e sicuri di ingresso, dai corridoi umanitari ai corridoi universitari e lavorativi.
"Il diritto di cercare e ottenere asilo esiste proprio per situazioni come quelle che stiamo vivendo oggi", ha dichiarato Anna Leer, facente funzioni di rappresentante dell'Unhcr per l'Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino. "Garantire protezione a chi fugge non è soltanto un imperativo umanitario, ma un obbligo previsto dal diritto internazionale e un investimento nella stabilità e nella coesione delle nostre comunità".
Crisi continua
Secondo il rapporto, oltre il 70% dei rifugiati e delle persone che necessitano di protezione internazionale proviene da sei Paesi: Afghanistan, Sudan del Sud, Sudan, Siria, Ucraina e Venezuela. I principali Paesi ospitanti nel 2025 sono stati Colombia, Germania, Turchia, Uganda, Iran, Ciad e Pakistan.
Parallelamente, alla fine del 2025 risultavano ancora sfollate all'interno dei propri Paesi circa 68,6 milioni di persone a causa di conflitti e violenze. Pur registrando una diminuzione del 7% rispetto all'anno precedente, il numero resta estremamente elevato. Il Sudan continua a rappresentare la più grave crisi di sfollamento interno al mondo, con 9,1 milioni di persone costrette ad abbandonare la propria abitazione.
Il rapporto segnala inoltre l'impatto dei nuovi conflitti scoppiati nel 2026. La guerra in Medio Oriente ha provocato circa un milione di sfollati interni in Libano entro metà maggio e 3,2 milioni di persone temporaneamente sfollate in Iran entro la fine di marzo.
La Giornata
La Giornata mondiale del rifugiato (World refugee day) è stata indetta dalle Nazioni unite, e viene celebrata il 20 giugno per commemorare l'approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni unite. Venne celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della Convenzione. Quest'anno ricorrono i 75 anni dalla firma.


























