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6 ottobre 2021

Tra fisica e fisco

Paolo Andruccioli
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Prime pagine

La notizia del Nobel al fisico italiano Giorgio Parisi ha scalzato da molte aperture l'altra notizia di oggi: il primo vero strappo di Salvini con Draghi. Ieri i ministri del Carroccio non si sono presentati al Consiglio dei ministri convocato per discutere della riforma fiscale. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi ha commentato semplicemente: dovrà spiegare. Corriere della Sera (che dedica alla politica l'editoriale del direttore Luciano Fontana) apre con "Salvini strappa, Draghi va avanti". Subito sotto, a centro pagina: "Nobel al fisico del volo degli storni". Repubblica: "Il Nobel a Giorgio Parisi, fisica che salva il clima". . E subito sotto: "Fisco, lo strappo di Salvini". Messaggero: "Il Nobel al fisico Parisi, erede di Panisperna". Riforma fiscale, strappo della Lega. La Stampa: "Salvini apre lo scontro con Draghi" e di seguito, a centro pagina "Beautiful mind". Il Fatto Quotidiano si occupa invece dell'astensionismo: "Sorpresa, ha perso anche chi ha vinto". Infine il manifesto che propone un gioco di parole: "Fisco per fiasco. Sul giornale diretto da Norma Rangeri il commento di Andrea Capocci sul Nobel: "Il premio a Giorgio Parisi, tra disordine e impegno civile".

Interviste e commenti

Parisi: la scienza va insegnata ai bambini
Su Repubblica l'intervista a Parisi di Elena Duse (p.29) “È questo il caos che ha sempre studiato? “In effetti ci assomiglia molto”, sorride Giorgio Parisi, tirato per la giacca da colleghi e giornalisti, nella giornata più disordinata e più bella della sua vita, tra brindisi, telefonate e complimenti in quell'Accademia dei Lincei di cui è vicepresidente. “Ma mettere ordine nel caos è sempre stata la passione della mia vita, e l'oggetto delle mie ricerche”. Bella giornata perla scienza? “Ce n'era bisogno. In fondo è grazie alla scienza e ai vaccini se oggi possiamo festeggiare insieme. Spero che il premio sia un segnale in controtendenza per la ricerca italiana. Oggi sono troppi i giovani costretti a lavorare all'estero”. Come mai lei invece è restato sempre in Italia? “Ho sempre avuto voglia di restare e sono stato fortunato. Qui ho avuto mentori e colleghi straordinari”. Ha scritto articoli scientifici incomprensibili ai più, ma anche favole per i bambini. Come mai? “Erano per i miei due figli, oggi le leggo al nipotino. che ha 4 anni”. La scienza va insegnata sin dall'asilo È grazie a lei e ai vaccini se oggi io festeggio qualcosa a suo nipote? “Lui è appassionato di dinosauri. Dice che da grande vuole fare il dinosauro. Ma credo che, se la scienza oggi è in difficoltà, sia anche colpa della mancata diffusione della sua cultura. Per questo credo che andrebbe insegnata ai bambini fin da piccoli, ovviamente in modo semplice. Non possiamo stupirci se le persone non si fidano dei vaccini a Rna, dal momento che nessuno si preoccupato di spiegargli cos'è... 
Su Collettiva.it con il tributo alla grande onorificienza a Parisi si rilancia il discorso sul finanziamento pubblico alla ricerca, il vero investimento sul futuro:  (con una intervista allo stesso Parisi e un commento di Francesco Sinopoli, segretario della Flc, la federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil).

Letta: quella scelta irresponsabile di Salvini
Il segretario del Pd, Enrico Letta, non fa in tempo a godersi la vittoria elettorale che  deve subito occuparsi del rischio crisi per il governo Draghi. Ne parla in una intervista su Repubblica a cura di Monica Guerzoni (p.5). “ Enrico Letta si è svegliato a Siena, col pensiero fisso di ‘una consacrazione arrivata troppo in fretta’ e col desiderio di godersi la vittoria, ‘senza commettere l'errore grosso di ubriacarsi e montarsi la testa’. Ma una volta arrivato a Roma, la crisi aperta dalla Lega ha costretto il segretario del Pd a tornare con i piedi sulla terra: ‘Lo strappo di Salvini è gravissimo e irresponsabile. La riforma fiscale è fondamentale per avere i soldi del Pnrr’. Salvini uscirà dal governo? ‘Non lo so, sta a lui chiarire, ma c'è un nesso evidente tra il disastro elettorale della Lega e il tentativo di far saltare il banco. Salvini ha detto cose di una gravità enorme sul premier, gli ha dato del bugiardo e chiede agli italiani di scegliere tra lui e Draghi. Noi difendiamo il premier e penso anche gli italiani’. Causa ed effetto Non so se intenda uscire dal governo, sta a lui chiarirlo C'è un nesso evidente tra questa mossa e il disastro elettorale della Lega. Crede ancora che il voto rafforzi il governo? ‘Sì, continuo a pensarlo’. Spera di ereditare lo scettro da Draghi? ‘Non è un discorso personale il mio, il Pd erediterà il testimone perché è il motore di questo governo. Ma non è oggi che mi candido a premier. La vittoria ai ballottaggi, che non è scontata, sarà un primo passo. Il Pd ha bisogno di tempo e lo dimostra la Calabria. Ringrazio Amalia Bruni per la straordinaria campagna, ma al Sud è evidente che abbiamo un problema…”

Orlando: così si rischia di far saltare i fondi europei
Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è molto preoccupato e lo ammette in una intervista su La Stampa (Carlo Bertini a pagina 5). La posizione di Matteo Salvini sull'ultimo atto di governo mette a rischio i fondi del Pnrr: quella del fisco è una riforma fondamentale, sulla base della quale va avanti il percorso del Pnrr. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando parla di “uno strappo grave e preoccupante” ed è evidente che il Pd tenda a drammatizzare questo atteggiamento del leader leghista uscito azzoppato dalle urne. Un voto dal quale il capo delegazione dem prevede effetti positivi: sull'azione di governo e su alcune battaglie, perché ora il Pd avrà più forza per chiedere il voto su leggi come il Ddl Zan. Che strascichi concreti avrà però questo stop di Salvini? “Beh ha alzato i toni con Draghi e questo è un problema. Tutte le forze politiche avevano soprasseduto dai loro obiettivi su un tema delicato come il fisco e si era convenuto di trovare un minimo comun denominatore sul documento votato in parlamento, che il testo della delega rispecchia fedelmente. Un fatto grave che non possiamo far passare sotto silenzio”. Perché, non è il solito Carroccio di lotta e di governo? “È pesante che si dica che sia stato disatteso un accordo politico di maggioranza. Abbiamo tutti riscontrato corrispondenza tra l'impianto della delega e quel documento votato dalle Camere. Parlare di accordi disattesi, di volersi riservare un giudizio, diventa una contestazione di merito. La posizione di Salvini è più difficile da comprendere ogni giorno. E alla lunga diventa un problema per tutti e per il paese…”.

Gualtieri: convergenza naturale con gli elettori di Raggi e Calenda
Il candidato sindaco del Pd, Roberto Gualtieri, spiega oggi la sua posizione rispetto ai Cinque Stelle e a Calenda in una intervista di Giovanna Vitale su Repubblica (p. 9): La convergenza con gli elettori di Calenda e Raggi sarà naturale. “E’ fiducioso, Roberto Gualtieri. Non ha intenzione di apparentarsi con Raggi e Calenda al ballottaggio, ma gli riconosce di aver combattuto con lealtà, convinto che alla fine «la convergenza sarà naturale”. “In realtà sono molto soddisfatto. A Roma, oltre al centrodestra unito, correvano la sindaca uscente e un leader nazionale di peso come Carlo Calenda. Arrivare bene al ballottaggio non era scontato. Ha pagato l'unità del centrosinistra, l'apertura alle forze civiche, la scelta di tornare tra le persone e quella di presentarci con un programma concreto, di buona amministrazione, ma anche con una visione ambiziosa e di cambiamento della città”. (…)Raggi intanto l'ha chiamata per farle le congratulazioni: le ha chiesto se l'appoggerà? “Molto sportivamente mi ha telefonato, Calenda ancora non l'ho sentito ma sono certo che ci parleremo presto. Io non cerco accordi sottobanco né con l'una né con l'altro, e neanche loro. Come ho già detto non fare) apparentamenti, hanno entrambi ottenuto un risultato significativo e questo gli va riconosciuto, ma si deve partire dai valori e dai contenuti. È su questa base che fare un appello a tutti gli elettori, su nient'altro”.

Calenda: sì, ma il Pd deve rompere con i Cinque Stelle
Carlo Calenda commenta i risultati elettorali in una intervista su La Stampa a cura di Niccolò Carratelli (p.8). “Letta e Gualtieri non li ho sentiti”, racconta, provando a nascondere il disappunto, legato anche al fatto di non aver raggiunto il secondo turno: “Io volevo fare il sindaco, abbiamo lavorato per quello. Quindi nonostante il risultato positivo della mia lista (è la prima a Roma, ndr) il rammarico rimane”. E ora che succederà? Ci sarà un accordo con il Pd? “Dopo che mi sono sentito dare del leghista da persone che sedevano con me in Cdm e che sanno bene chi sono e qual è la mia storia non mi stupisco più di niente. Ma l'atteggiamento di Gualtieri e del Pd è insopportabile, un modo di interloquire davvero immaturo: prima mi offendi e poi, senza nemmeno parlarmi, dici che ti aspetti il mio sostegno al ballottaggio”. Quindi fanno male ad aspettarselo? “Non è questo il punto, in politica non c'è spazio per i rancori personali. A Gualtieri chiedo una garanzia precisa, cioè che nella sua eventuale giunta non ci siano esponenti 5 stelle: il Movimento è stato nettamente bocciato dai romani e non può tornare a governare la città. Punto”. L'obiettivo di allontanare il Pd dal M5S non riguarda solo Roma, ma Letta non sembra intenzionato a cambiare linea... “ 

Revelli: attenzione, il populismo non è finito
Lo sostiene lo storico e sociologo Marco Revelli, intervistato oggi sul Fatto Quotidiano da Tommaso Rodano (a pagina 3). “Credo sia del tutto fuori luogo il sospiro di sollievo di chi dice che il populismo è finito. Ma è finito dove? Di sicuro nelle urne ieri il voto "populista" non è stato rilevato. Perché una buona parte del voto populista è finito nell'astensione. Ma non significa che quelle persone abbiano cessato di esistere: hanno semplicemente cambiato posizione all'interno dello spazio politico. Però continuano a esserci, a pensarla nello stesso modo, a esse re frustrati, arrabbiati, indignati. Se non votano però non contano, le decisioni le prendono gli altri. Si è riflettuto poco sul fatto che il voto in uscita dai Cinque Stelle, ovviamente massiccio, solo in minima parte si è riversato nel voto a Salvini e Meloni. È molto interessante che sia finito nel non voto. I populismi non sono vasi comunicanti. Hanno sempre l'opzione del rifiuto, dell'exit, ma è una scelta temporanea: si sta in attesa e ci si prepara a rientrare in campo, se e quando si ritiene che ne valga la pena…”

Romagnoli: i politici in periferia come un gatto in tangenziale
Del distacco dalla politica di larghi strati di popolazione e della crescita delle distanze tra il centro e la periferia parla Gabriele Romagnoli su La Stampa (p. 11) “Come un gatto in tangenziale o come un politico in periferia. Durano lo stesso lasso di tempo. Più o meno: un lampo. O scappa o è travolto. Miao, sono venuto a cambiarvi la vita ...vr000m! A travolgere i candidati alle elezioni amministrative dell'ottobre 2021 è stato il camion dell'astensionismo. Trasportava i renitenti al voto di Tor Bella Monaca (Roma), Barriera di Milano (Torino), Secondigliano (Napoli). La controtendenza di Milano e Bologna (dove invece è più inerte il centro) è relativa: in assoluto, le periferie non ci stanno, non nell'urna. In queste ore gli scienziati e i protagonisti della politica si affannano in analisi e proclami. “Non hanno trovato rappresentanza”, “Esprimono disillusione”, “La sfida è riportarle al voto”. Tutte le affermazioni tradiscono più che un pizzico di condiscendenza: laggiù, ai margini, non sanno quello che non fanno (cioè votare) . Nel loro distacco le periferie vivono le scadenze elettorali come le vecchie zie vivono le feste comandate. Sanno che i nipoti, una tantum, si faranno vedere, accenderanno sorrisi, esprimeranno affetto, ma tutto quel che si aspetteranno è un regalo, meglio se dentro una busta e poi spariranno fino alla successiva ricorrenza. Così, con quel senso di già visto e già gabbato, i quartieri dell'oblio accolgono gli improvvisati passaggi dei candidati e i loro ritornelli di circostanza. Lo scetticismo è spesso figlio dell'esperienza…”

Fontana: gli errori di Lega e Fratelli d’Italia
A proposito della crisi del centrodestra molto chiaro l’editoriale di oggi del Corriere della Sera a firma del direttore Luciano Fontana. “Fratelli d'Italia e Lega si sono presentati agli elettori sull'onda dei sondaggi favorevoli, hanno pensato che questo bastasse. Non hanno ragionato su quanto la stagione del Covid abbia cambiato le priorità degli italiani. Hanno civettato per mesi con le minoranze no vax e no green pass, non hanno colto la profondità delle preoccupazioni delle persone per la loro salute e per la piena ripresa delle attività economiche in condizioni di sicurezza. Si sono sfiniti in una competizione tra alleati senza trovare una sintesi e leader riconosciuti. Hanno scelto all'ultimo minuto i candidati dopo settimane di veti reciproci. L'impronta moderata e liberale di un centrodestra che aspira al governo è svanita dall'orizzonte, richiamata solo da quella parte di Forza Italia coerente nel suo sostegno al governo Draghi ma minoritaria nella coalizione. Le suggestioni sovraniste, rese improbabili e inadeguate dalla pandemia, sono rispuntate in continuazione e hanno provocato alla Lega una notevole tensione interna con il partito degli amministratori del Nord. Perdere così clamorosamente Milano non è uno scherzo: non lo è per Salvini e anche per Giorgia Meloni. Il rischio dietro l'angolo per la leader di Fratelli d'Italia è di crescere nelle urne ma restare ininfluente dal punto di vista del governo e delle scelte per il Paese. Se potessi darle un consiglio, le direi di tenere sempre sulla scrivania la foto di Marine Le Pen, a ricordo perpetuo del pericolo che incombe sulla sua avventura politica. I ballottaggi di Roma, Torino e Trieste ci diranno se il centrodestra riuscirà a limitare una sconfitta finora innegabile. La ricostruzione dell'alleanza e di una vera leadership unitaria non è però rinviabile…”

Saraceno: nessuna donna sindaco
La sociologa Chiara Saraceno su La Stampa (p.29) mette in evidenza un dato di fatto. “A prescindere da come sono andate le elezioni dal punto di vista del posizionamento dei partiti e delle coalizioni, un dato emerge chiaro e, a mio parere, drammatico: nessuna donna guiderà una delle grandi città e pochissime lo faranno nei comuni più piccoli. Non è solo o principalmente colpa degli elettori che non le scelgono. Sono i partiti che pervicacemente pensano che se c'è una chance di vittoria va candidato un uomo. Le donne si candidano, e neppure sempre, quando si tratta di candidature simboliche, date per perse in partenza, come è successo in Calabria con la coalizione di centro sinistra. Solo i M5 S, che già l'altra volta avevano fatto una scelta controcorrente scommettendo sulla attrattività di una scelta di rottura hanno candidato due donne, a Roma e Torino, dove correvano da soli. Anche se l'unica candidata `vera", con ambizioni di vincere è stata Raggi, forse più per la sua testarda volontà a non farsi mettere da parte che per convinta adesione del suo partito. E comunque aveva la forza di essere un sindaco uscente. A Torino, invece non aveva chance ed è stata l'agnello sacrificale della disaffezione/delusione rispetto alla esperienza della amministrazione M5S, ulteriormente rafforzata dal rifiuto della sindaca uscente di ricandidarsi e affrontare una competizione che sapeva molto problematica. Ma nessuna coalizione, a destra e a sinistra, ha candidato una donna a correre come sindaco. Le lunghe contrattazioni tra partiti sono sempre finite con un nome maschile. ..”

Parola d’ordine “partecipazione”. Appuntamento a piazza Vittorio
Domani, giovedì 7 ottobre, la Cgil e molti enti, associazioni e reti del civismo attivo e delle organizzazioni civiche e sociali si incontreranno nel Parco di Piazza Vittorio a Roma per discutere insieme del futuro del Paese. L'appuntamento è previsto a partire dalle ore 15.30 e si chiuderà con un dibattito (che sarà trasmesso in diretta su Collettiva.it) a cui, dalle ore 18, parteciperà tra gli altri il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. La Cgil e le associazioni che hanno aderito all’iniziativa di giovedì ritengono grave l’assenza di una discussione pubblica sul Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, le cui risorse andrebbero declinate per il miglioramento della qualità della vita e del lavoro delle persone, per orientare in senso democratico il cambiamento tecnologico, per garantire una transizione ecologica fondata su uno stretto rapporto tra giustizia sociale e ambientale. La mancanza di un dialogo sociale e l’assenza di un adeguato sistema di monitoraggio richiesti tra l’altro dall’Unione Europea, destano preoccupazione proprio in relazione alle modalità con cui verranno indirizzate le azioni del Piano sia a livello Nazionale che locale.  La giornata del 7 ottobre, per la Cgil e tutte le altre organizzazioni che vi prenderanno parte non è vissuta come punto di arrivo, ma come momento di partenza per un percorso diffuso e partecipato, capace di mantenere vivo il confronto e l’iniziativa comune.

Il primo elenco delle associazioni che parteciperanno: Actionaid Italia, Anpi, Arci, Associazione Fairwatch, Associazione Terra!, Auser, Avviso Pubblico, Centro per la riforma dello Stato, Cittadinanzattiva, Cnca, Federconsumatori, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Forum disuguaglianze e diversità, Greenpeace, Kyoto club, Legambiente, Libera, Rete Salute Welfare territorio, Rete studenti medi, Sbilanciamoci, Unione degli universitari, Wwf Italia

Su Collettiva.it

L'apertura di oggi è dedicata all'accordo storico per i lavoratori di Amazon. Se ne occupa Davide Colella che intervista il segretario della Filt, Stefano Malorgio. Nella rubrica Buona Memoria di oggi Ilaria Romeo parla di storia della radio 

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Per tutti gli appuntamenti in calendario vedi l’agenda sul sito della Cgil nazionale:  e l’agenda di Collettiva.it.