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16 dicembre

Un vaccino per Natale

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

La corsa al vaccino anti-covid la fa da padrone sulle prime pagine dei quotidiani di oggi. I Sole24Ore apre con “Vaccini: la Ue accelera”, la Repubblica invece sceglie: “Il vaccino di Natale. Anticipato al 21 dicembre il via libera a Pfizer”. Il Corriere della sera apre con: “Vaccini, siamo pronti. L'Italia accelera con 8 Paesi: via entro l'anno”, mentre la Stampa sceglie “Vaccino a Natale, via libera della Ue. L'agenzia del farmaco accelera”. Il Manifesto e il Messaggero continuano poi con la discussione circa le restrizioni anti-covid. Il primo con “Non è qui a festa”, il secondo con “Scuole riaperte, il governo frena”. Apertura diversa per il Fatto quotidiano, che punta sulle fibrillazioni nel governo e attacca Matteo Renzi titolando: “The clown. Renzi non va da Conte per i 5 minuti della Bellanova alla Ue. Poi: ‘Macché crisi’”.

Interviste
A pagina 2 della Stampa, Paolo Mastrolilli riporta gli interventi di Joe Biden e Kamala Harris in una video-chiamata con i grandi elettori americani. Biden dice: “Ho sempre pensato che avremmo vinto, perché siamo dove è il cuore degli americani. Il potere del vostro decoro ha vinto. La democrazia era in pericolo. Non è un'iperbole, era davvero a rischio. Voi ci avete aiutato a costruire la più ampia e diversa coalizione nella storia presidenziale. Non solo democratici, repubblicani e indipendenti, ma giovani e vecchi, urbani, suburbani, rurali, neri, bianchi, latini, asiatici, nativi, gay, etero, trans. Abbiamo preso più voti di ogni ticket con la vostra rispettabilità, compassione, onestà, rispetto. Avete eletto la prima donna vice presidente. Stato di diritto, Costituzione e volontà del popolo hanno prevalso, davvero”.

Restando agli esteri, Joaquin Jil, a pagina di 17 della Repubblica intervista il dissidente russo Aleksej Navalnyj. “Quando ho lasciato l'ospedale non avevo alcun dubbio che l'avvelenamento fosse stato ordinato da Putin. Mi sono basato su un fatto molto semplice: il Novichok è l'agente nervino più tossico mal inventato dall'uomo. E per la sua produzione è necessario un laboratorio statale. Mosca ha dichiarato nel 2017 di avere distrutto le sue armi chimiche. Anche se ufficialmente il Novichok non esiste in Russia, potrebbe essere fabbricato in un laboratorio segreto sotto gli ordirli diretti di Putin. Perdio pensa che Putin la voglia uccidere? Putin vuole essere lo zar di Russia Non gli piacciono gli oppositori. E considera la nostra organizzazione e chi unque denunci la corruzione un pericolo”.

Tornando in Italia, a pagina 11 di Avvenire, Roberta D'Angelo pone invece delle domande ad Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, che parla di Mes e Recovery plan: “Ci troviamo di fronte a una scelta politica che va oltre la legislatura - si legge -. Le risorse vanno utilizzate al meglio, evitando di ripercorrere strade del passato, con erogazione di risorse pubbliche finalizzate ad alimentare rendite. Con il Recovery va modificato il modello di sviluppo, nelle direttrici green e del digitale. Per questo abbiamo posto con nettezza le nostre priorità”. Sullo stesso quotidiano, ma a pagina 5, è possibile poi leggere un’intervista a Fabrizio Barca di Luca Mazza. “Reduce dall'aver sentito i contributi di circa 360 persone tra tecnici, rappresentanti della società, delle imprese e del lavoro ho fatto un pieno di fiducia e voglio essere certo che ci sia modo per il nostro Paese di centrare l'obiettivo nell'uso delle risorse europee”, si legge. Professore, che cosa occorre fare? “E necessario tramutare quelle che sono indicazioni di massima nella individuazione di risultati attesi, conseguibili, misurabili. E questo, del resto, ciò che chiedono i cittadini e l'Europa. Pensiamo alla scuola: se si vogliono creare 750mila nuovi posti negli asili nido, come ha giustamente dichiarato il presidente del Consiglio, bisogna indicare dove verranno aperte le strutture e le risorse nel bilancio dello Stato per finanziare le aperture. Così bisogna fare in tutti i campi”.

Editoriali e commenti
Il fondo del Sole24Ore è invece affidato a Marco Onado, che scrive di credito. “Un primo segnale di ritorno alla normalità nelle banche ma anche due paletti che segnano un forte richiamo alla responsabilità dei vertici aziendali, consentendo alle banche di ritornare alla distribuzione di fondi agli azionisti – si legge -. La Bce si è allineata, quasi con riluttanza, alla Bank of England ma nello stesso tempo introduce maggiori elementi di prudenza e di controllo. La decisione di primavera, condivisa dalle principali autorità di vigilanza mondiali, era infatti assolutamente eccezionale, perché blocca la remunerazione del capitale di rischio, quindi una delle manifestazioni principali dell'attività di impresa”.

A pagina 30 del Corriere della Sera Goffredo Buccini scrive invece del caso Regeni e di quello dei pescatori sequestrati in Libia. “Al di là delle formule di facciata – dice -, l'Egitto continua a farsi beffe di noi: a fronte dell'inchiesta chiusa dalla nostra procura, ha insistito nella versione della banda di balordi che avrebbe ammazzato Giulio, negando ai nostri magistrati persino il domicilio dei suoi agenti dei servizi sotto accusa a Roma. Con sincronia del tutto casuale ma significativa, un personaggio infinitamente più debole di Al Sisi come il generale Haftar detiene da oltre cento giorni diciotto pescatori di Mazara del Vallo in una residenza militare sorvegliata, avendo prima provato a scambiarli, come un qualsiasi bandito, con alcuni scafisti libici da noi condannati e incarcerati”.

Stefano Folli, a pagina 37 della Repubblica fa invece il punto sulla situazione politica: “La mini verifica procede come era prevedibile: in modo stanco e forse poco utile, senza vere idee messe in campo e senza colpi d'ala. L'impressione è che Conte e i Cinque Stelle siano preoccupati di non toccare nulla di sostanziale per il timore che crolli il castello di carte del governo. Il Pd vorrebbe magari smuovere le acque, ma anch'esso teme le conseguenze di uno scossone troppo forte, data la precarietà generale. Resta Renzi, naturalmente, ma il rinvio dell'appuntamento con il premier, unito all'annuncio che Italia Viva sta preparando un documento con una serie di punti irrinunciabili, fa pensare che il senatore fiorentino sia ancora incerto sul da farsi e si preoccupi di guadagnare tempo senza apparire in ritirata”.

Sulla Stampa, a pagina 19, appare poi un’analisi di Veronica De Romanis sui fondi del Next Generation Eu. “L'opportunità è unica - si legge - . A ridimensionare le aspettative, però, è lo stesso governo man mano che i programmi vengono dettagliati. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) - il documento che descrive come verranno utilizzati i fondi - indica un ammontare di nuovi investimenti minore rispetto a quello annunciato e un conseguente impatto sull'economia più contenuto di quello che ci si potrebbe aspettare. Per finanziare i nuovi investimenti ("investimenti additivi"), il governo ha deciso di utilizzare tutte le sovvenzioni del Rrf (65,5 miliardi) e una parte dei prestiti (40 miliardi). I restanti 90,5 miliardi saranno destinati a ‘investimenti che sarebbero altrimenti stati supportati da risorse nazionali’. In altre parole, oltre due terzi dei crediti europei serviranno a coprire programmi di spesa già esistenti”.

Lavoro, welfare, sindacato
Sul Sole24Ore a pagina 22, Micaela Cappellini riporta la relazione annuale del presidente Coldiretti alla sua assemblea. “Ettore Prandini ha anche presentato un elenco di possibili progetti sui cui lavorare - si legge -: “L’talia è prima in Europa per qualità e sicurezza alimentare ed è possibile investire per dimezzare la dipendenza alimentare dall'estero e creare un milione di posti di lavoro nei prossimi 10 anni. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l'inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l'acqua, chimica verde, bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici e interventi specifici nei settori deficitari e in difficoltà, dai cereali all'allevamento fino all'olio di oliva: ecco alcuni esempi di come investire perla crescita sostenibile del Paese”.

A pagina 5 del Corriere appare poi un retroscena sulla scuola, a firma di Gianna Fregonara: “ Al ministero dell'Istruzione non si fanno troppe illusioni sul fatto che il Dpcm del 3 dicembre, quello che annunciava la riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio, riesca a restare in vigore così com'è fino alla fine delle vacanze – si legge -. ‘Resta il nostro obiettivo ma si dovrà fare una valutazione della situazione dei contagi a fine anno’, ha spiegato ai suoi la ministra Lucia Azzolina, e quel giorno lei vuole presentarsi con ‘un piano credibile e pronto per essere attuato’, per garantire la massima sicurezza nelle scuole”.

Sul Messaggero, a pagina 7, si parla inoltre di lavoro pubblico: “I risparmi derivanti dallo smart working degli statali saranno usati per aumentare i fondi della contrattazione integrativa del pubblico impiego. Fabiana Dadone, ministro della funzione pubblica, lo aveva annunciato in una lettera aperta ai sindacati inviata al Messaggero. E ora la prospettiva si è fatta più concreta, anche se dai sindacati si è già alzato un muro. La ragione è semplice. Ieri la stessa Dadone ha fornito una prima stima dei risparmi da smart working per le casse dello Stato.

Una buona notizia sui può invece leggere a pagina 31 di Avvenire. Nicola Lavacca racconta: “Nel Foggiano nove donne italiane e straniere vittime di tratta e di violenza, oltre a un uomo in difficoltà, sono stati assunti con un regolare contratto dall'’O. P Principe di Puglia’, società consortile agricola di Stomara che fa parte della filiera etica NoCap, l'associazione di Wan Sagnet nata per contrastare ogni forma di caporalato. In particolare le lavoratrici, ospitate negli alloggi del Villaggio don Bosco della Comunità Emmaus guidata da don Vito Cecere, vengono accompagnate sul posto di lavoro con un mezzo di trasporto gratuito e sicuro”.

Arriva infine una lettera di risposta da parte della segreteria Filctem Cgil di Roma Lazio a due articoli sulla questione energetica pubblicati domenica 13 dicembre sul Manifesto. “Questa categoria della Cgil – si legge - ha condiviso l’obiettivo di chiudere le centrali a carbone entro il 2025 come previsto dal Pniec. I fatti ad oggi dicono che le chiusure delle centrali a carbone della sola Enel riguardano un migliaio di lavoratori del settore elettrico su tutto il territorio nazionale. Lo precisiamo agli estensori dell’articolo perché considerare questi lavoratori e la nostra categoria, come inconsapevoli della necessità di tutelare l’ambiente e delle opportunità di nuovo lavoro che potranno derivare da una riconversione nel modo di produrre energia, ci sembra francamente sbagliato nei toni e liquidatorio rispetto alle questioni di merito che abbiamo cercato di evidenziare”. E ancora: “La Filctem ritiene che il passaggio da fonti fossili a totalmente rinnovabili non sia come accendere un interruttore e che la transizione energetica, per essere tale, vada accompagnata da molti interventi e investimenti lungo l’intera filiera energetica che non riguarda solo la produzione ma anche, e soprattutto, la distribuzione. Infine: “La parola ‘lavoro’ per un sindacato di classe come il nostro, se non è accompagnata da diritti tutele e formazione, si trasforma sempre in dumping contrattuale, sfruttamento, incidenti sul lavoro”.

Oggi Collettiva apre con un'intervista video al segretario nazionale della Filcams, Alessio Di Labio sui negozi aperti a Natale, e con una  riflessione sul mondo del commercio nelle difficoltà della pandemia. 

L’agenda degli appuntamenti
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