L’Alberto Sordi dei Vitelloni oggi farebbe carriera fulminea al ministero del Lavoro. Altro che decreti del Primo Maggio pieni d’aria fritta. Basterebbe il gesto dell’ombrello, secco, frontale, finalmente onesto. Per questa festa ridotta a scenografia senz’anima, liturgia senza pane, calendario che cade a pezzi tra le dita.

Oltre il decreto ci sono schiene curve e occhi stanchi. Buste paga che sanno di rinuncia, turni che si dilatano come una punizione, contratti che svaniscono al primo respiro. Su, invece, la solita nebbiolina di annunci. Piovono milioni sulle imprese, come champagne versato tra pochi intimi, mentre chi lavora resta fuori, naso contro il vetro, spettatore senza invito.

Novecentosessanta milioni messi in fila con devozione padronale. Si coccola chi assume, si vezzeggia chi comanda, si incensa l’impresa come fosse una divinità fragile. Il salario resta un dettaglio osceno da nascondere sotto il tappeto. Eppure un’azienda assume quando ha bisogno, non quando riceve carezze pubbliche travestite da politica.

Nel frattempo il fisco morde sempre nello stesso punto. Dipendenti e pensionati fanno da colonna portante e incassano il conto più pesante. L’inflazione scava, le detrazioni sonnecchiano, il progresso si traveste da tapis roulant ed è solo una corsa sul posto. Si fatica, si ansima, si resta inchiodati.

E allora sì, ci meritiamo Alberto Sordi. E il suo gesto apparentemente volgare che è più pulito di mille supercazzole sentite a palazzo Chigi. Dice ciò che la nostra premier vorrebbe dire ma non può. Perché oltre ad essere donna, mamma e cristiana e anche una grandissima para… Buon Primo maggio a tutte e tutti!