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I «cavamonti» e l'integrativo azzerato: sciopero a Foggia

I «cavamonti» e l'integrativo azzerato: sciopero a Foggia
Foto: fotografia di Cgil Foggia
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Dopo quarant'anni, la Confindustria territoriale cancella la contrattazione di secondo livello. Immediata la risposta di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil e dei 1.500 lavoratori del comparto del marmo di Apricena: stop di tre ore, presìdi e assemblee

II settore lapideo in provincia di Foggia è un comparto dal peso economico particolarmente rilevante, con i suoi 1.500 operatori suddivisi tra le attività di escavazione, trasformazione e indotto. Oggi questi lavoratori sentono le loro tutele e i loro diritti messi a rischio da una decisione di Confindustria Foggia che, di fatto, ha revocato il contratto integrativo provinciale, tanto da indurre i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil a proclamare tre ore (dalle 13 alle 16) di sciopero oggi (mercoledì 29 gennaio) ad Apricena, città della pietra e cuore del bacino marmifero locale. La revoca del contratto implicherà un taglio dei salari di quasi 5 mila euro annui e avrà gravi ripercussioni sulla sicurezza, temono i lavoratori.

“Il 20 dicembre scorso abbiamo ricevuto, da parte di Confindustria, la disdetta del contratto integrativo, in vigore da quarant'anni”, afferma Giovanni Tarantella, segretario generale Fillea Foggia: “Parliamo di un settore importante per la nostra economia. L'integrativo tutela i lavoratori dal punto di vista normativo ed economico, ma con questa decisione Confindustria ha azzerato tutto. Già da tempo abbiamo presentato la nuova piattaforma contrattuale, visto che il vecchio accordo è scaduto nel 2017. Avremmo dovuto vederci per firmare il nuovo accordo. Abbiamo fatto decine di solleciti, ma i datori di lavoro hanno ritenuto opportuno non incontrarci. La scorsa estate abbiamo riproposto la necessità di chiudere la contrattazione di secondo livello e per tutta risposta ci è arrivata la comunicazione che il contratto provinciale non esiste più”.

La pietra locale ha un grande valore, apprezzata ed esportata in tutto il mondo, unica, e con un valore ornamentale riconosciuto ovunque. Ma Confindustria ha fatto un passo indietro. “Le motivazioni sono semplici, ridurre le spese per incentivare la produzione”, aggiunge il dirigente sindacale: “Però noi abbiamo dati che ci dicono qualcosa di diverso. Si parla di crisi, alimentata anche da una concorrenza sleale a livello regionale. Eppure, in Puglia non c'è un altro posto in cui si estrae un prodotto simile a quello foggiano, non è in concorrenza il tufo leccese, ad esempio. La disdetta è antistorica, dal nostro punto di vista: il primo contratto risale al 1978 e da allora molte cose sono cambiate. In passato un'azienda contava in media 200 operai, oggi sono scesi a 20, soprattutto per via degli imponenti investimenti fatti nelle nuove tecnologie. Però, l'attività è completamente a regime, tanto è vero che non si è aperta alcuna cassa integrazione negli ultimi dieci anni. Lo faremo presente anche alla Regione Puglia, che concede l'autorizzazione all'estrazione”.

Invece, le riduzioni di personale sono dipese innanzitutto dai pensionamenti e da investimenti tecnologici che hanno limitato l'uso della forza lavoro. “Quindi, non riusciamo a capire dove sia questa crisi — aggiunge il sindacalista –. Un ultimo aspetto, che può preoccupare il settore, è la possibilità che aumenti la tariffa dell'estrazione, da parte della Regione. Quest'anno il rincaro è stato scongiurato, ma potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Si tratta di una sorta di risarcimento del danno ambientale che gli imprenditori versano, da investire per il recupero del territorio e su sicurezza e infrastrutture, anche digitali. Una telefonata, un collegamento internet all'interno di un processo industriale è fondamentale. Avremmo voluto discutere di tutto questo con la nostra controparte datoriale, ma non ci è stato permesso. Ci saremmo aspettati una trattativa, non una disdetta secca, che ha creato forti tensioni tra i lavoratori. Per questo non resteremo assolutamente fermi”.