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La formazione di genere

La formazione di genere
Foto: foto Simona Caleo
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Iviglia (Cgil Piemonte): "Lanciamo due corsi di formazione incentrati sulle tematiche di genere. Si parla di organizzazione del lavoro, contrattazione inclusiva, del ruolo delle donne all'interno del sindacato, quasi sempre ancora subalterno agli uomini"

La Cgil Piemonte ha lanciato due corsi di formazione paralleli, incentrati sul genere. Il primo, ‘Un’organizzazione tutta per sé’, che richiama Virginia Woolf (‘Una stanza tutta per sé’) e ‘Ricominciamo da noi’, il modus adoperato dalle femministe per affermare un nuovo modo di pensare dentro la società. RadioArticolo1, nella rubrica 'Quadrato rosso', ha dedicato la puntata del 14 ottobre 2019 all'argomento.

“Lavorano in parallelo le due aule dei corsi – spiega Monica Iviglia, della segreteria Cgil Piemonte –, perché ci sembrava importante trattare i temi delle politiche di genere, la contrattazione inclusiva e la contrattazione di genere in contemporanea. Si tratta di due percorsi formativi. Due gruppi, uno di uomini e uno di donne. Poi ci sono delle specificità: nel primo, 'Un’organizzazione tutta per sé', si parla di autostima e del ruolo delle donne. Nel secondo, 'Ricominciamo da noi', gli uomini dell’organizzazione vivono in maniera più diretta le tematiche di genere delle donne. Poi, ci sarà un momento finale, l'ultimo incontro, dove i due corsi staranno insieme, con la presenza di giovani di una classe di quarta o quinta superiore per avviare un dialogo intergenerazionale".

"A funzionari e dirigenti sindacali si chiede loro un’assunzione di responsabilità sul tema della violenza delle donne – continua Iviglia –. Una serie di stereotipi, più o meno pesanti, ci sono anche all’interno del mondo del lavoro e nel mondo Cgil, come ha ricordato, di recente, lo stesso Maurizio Landini. Proviamo a ragionare su tali stereotipi, atteggiamenti e situazioni esterne al contesto sindacale. facciamo in modo che questi temi entrino in modo preponderante nell’organizzazione. Ciò può aiutare a cambiare approccio. Cerchiamo di dare più spazio alle donne nei ruoli apicali, che non sono ancora significative nella Cgil Piemonte”.

Cristiana Ricci, della Cgil di Genova, appartiene anche al coordinamento nazionale dei formatori. “Il sindacato dovrebbe essere un’organizzazione al femminile, pur essendo nata più di cent’anni fa come luogo prettamente maschile. Ma c’è bisogno ancora di tempo per realizzare il cambiamento e valorizzare la propria unicità e le proprie competenze. Il corso ‘Un’organizzazione tutta per sé’ vuole essere un contributo innovativo delle donne dentro la Cgil. Permane un certo stampo maschile dal lato organizzativo. Con questi corsi cerchiamo di favorire un diverso modo di fare sindacato. Bisogna superare delle difficoltà oggettive. Dentro la Cgil, tutta l’organizzazione del lavoro, modalità e comportamenti sono stati finora tutti al maschile. Le donne ricoprono un ruolo ancellare, oppure devono omologarsi".

"Noi pensiamo che le donne possano avere un ruolo diverso – aggiunge Ricci –. Cerchiamo di gestire i tempi in modo nuovo, al pari del modo di fare sindacato, che contempli un’inclusività maggiore, dal lato professionale soprattutto. È necessario imparare a contrattare anche dal punto di vista delle donne. Le donne devono eccellere, ma devono avere le condizioni per esprimersi pienamente. Imparare a contrattare, questo è l'obiettivo delle donne. L’altro corso, rivolto al gruppo dirigente maschile, parla di contrattazione inclusiva, con un’attenzione alla condivisione delle donne. È uno sguardo all’universo maschile, con un diverso approccio anche su temi come il lavoro di cura - finora riservato solo alle donne -, come forma di arricchimento anche per l’uomo”.

“I due corsi di formazione si concluderanno a fine novembre – rileva Luca Quagliotti, della Cgil di Asti e corsista –. Ho partecipato ai primi appuntamenti del corso ‘Ricominciamo da noi’: è stato un'esperienza assolutamente interessante, dove ho appreso molte cose, due percorsi che convergono nella contrattazione inclusiva - sulla falsariga del documento ‘Il sindacato si fa strada’, della campagna Cgil -, con percorsi di tutela e inclusione per le lavoratrici all’interno di percorsi lavorativi prevalentemente maschili. Stessa cosa per gli orari, per i servizi, che i Comuni mettono a disposizione delle famiglie, che nel nostro Paese si traducono quasi sempre in aiuti alle donne. Ma in alcune aziende avevamo già avviato corsi di contrattazione inclusiva. La contrattazione di sito, dove ci sono molte donne che lavorano nei servizi ausiliari, con salari più bassi e orari più discontinui. Dobbiamo assolutamente rivalutare il loro lavoro”.

“Un corso sull’organizzazione e un altro sulla contrattazione inclusiva – afferma Giancarlo Pelucchi, responsabile formazione Cgil nazionale –: si è trattato di una scelta felice, quella di mettere in parallelo due generi diversi per far emergere limiti e possibilità, come la contrattazione inclusiva dal lato delle donne. L’impostazione che il coordinamento ha tentato di dare con questi due corsi è di rimescolare le carte, la violenza è tipica degli uomini, si devono mettere in gioco, riflettano come nel 2019 una delle prime cause di morte è la violenza operata dai loro compagni".

"E anche nella contrattazione di genere c’è la necessità di superare degli stereotipi, perchè è una cosa che riguarda i maschi. Dopo il congresso nazionale, nonostante gli appelli e gli sforzi formali, all’interno della Cgil le donne non solo non aumentano, ma sono meno di prima e quasi tutte in ruoli non apicali. La formazione è importante, ma è altrettanto importante che dopo i corsi teorici ci sia un cambiamento reale all’interno del sindacato. Estenderemo questi corsi anche in altre realtà territoriali della Cgil”, conclude Pelucchi.