Aspettano il loro Tfr da più di tre anni e precisamente dal maggio 2015, quando è cessato l'appalto della loro ex azienda, la Società Cooperativa Consorzio Euro 2000, presso l’Inalca di Castelvetro di Modena, con conseguente liquidazione coatta amministrativa della società stessa. Aspettano, ma non con le mani in mano: giovedì 6 dicembre, dalle ore 9 alle 11, infatti, si terrà il terzo presidio dei circa 200 ex soci lavoratori davanti alla sede Inps di Modena in viale Reiter, 72. 

I lavoratori protesteranno contro le lungaggini burocratiche a cui devono sottostare per ottenere il Tfr. All’epoca Inalca rescisse il contratto di appalto con la cooperativa Consorzio Euro 2000, e tutti i 950 lavoratori in appalto presso gli stabilimenti italiani Inalca transitarono per 6 mesi (giugno-dicembre 2015) nell’agenzia per il Lavoro Trenkwalder, per poi essere assunti (da fine dicembre 2015) presso una nuova società appaltatrice, la Ges.car. Srl, controllata al 100% da Inalca stessa.

L’operazione permise a Ges.Car. di richiedere l’accesso a uno sgravio contributivo di 8.000 euro annuali per ogni singolo lavoratore (grazie alla legge di Stabilità del governo Renzi), per due anni, per 950 lavoratori totali, con l’obiettivo di realizzare un risparmio di circa 15 milioni di euro. Durante il passaggio i lavoratori non hanno però ricevuto il Tfr spettante a causa del fallimento delle società in appalto Consorzio Euro 2000. 

Nella morsa tra società in appalto e burocrazia Inps – dichiara Marco Bottura della Flai Cgil di Modena – sono i lavoratori che vengono schiacciati, come è successo più volte ai 200 ex soci-lavoratori della Cooperativa Consorzio Euro 2000. Le società in appalto falliscono senza pagare il Tfr – prosegue Bottura – e i lavoratori sono costretti a passare anni in attesa delle loro spettanze. Nel caso specifico i lavoratori hanno chiesto il pagamento del Tfr al fondo di garanzia Inps, ma l’Inps ha respinto le domande sostenendo che la competenza è del fondo di tesoreria, sul quale però non è stato versato nemmeno un euro da parte della cooperativa fallita”.

“Siamo in attesa dell’esito dei nostri ricorsi sapendo che numerose sentenze hanno ribadito che, una volta che il lavoratore è stato ammesso allo stato passivo, l’Inps è comunque vincolato al pagamento tramite il fondo di garanzia”, conclude Bottura.