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Formazione, lacuna sulle pensioni

Cgil: far evolvere sistema previdenza complementare
Foto: Marco Merlini
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Cigna (Cgil): "L'ultimo corso risale al 1995, all'epoca della riforma Dini. Per questo, a corso d'Italia, è stato messo a punto un percorso formativo sulla previdenza, sia pubblica che integrativa, che partirà a febbraio e sarà composto da otto moduli"

L’ultimo corso formativo della Cgil sulla previdenza risale all’epoca della riforma Dini (1995). Da allora, tanta acqua è passata sotto i ponti in materia di norme pensionistiche. E saper rispondere adeguatamente a tutti coloro che si rivolgono agli uffici sindacali è un’esigenza sempre più avvertita da delegati e funzionari Cgil. Per questo, a corso d’Italia è stato predisposto un percorso di formazione sulla previdenza, sia pubblica che integrativa, che partirà a febbraio e sarà composto da otto moduli.

“La nuova iniziativa è rivolta a tutti i delegati, funzionari e dirigenti. Tantissime riforme - non solo la ‘Fornero’, attualmente in vigore - hanno destrutturato il sistema previdenziale negli ultimi vent’anni, la maggior parte delle quali messe a punto in contraddizione con le leggi precedenti. Molti cittadini ci chiedono di avere un quadro esaustivo sulla previdenza, perché è un tema d’interesse generale. Durante le assemblee sui luoghi  di lavoro, almeno una domanda sulle pensioni è scontata. E le risposte da dare non sono affatto semplici, perché, a seconda della professione che si esercita, richiedono un patrimonio di conoscenze, oltre alle informazioni di base, assai complesso”, spiega Ezio Cigna, responsabile previdenza Cgil nazionale.

“Noi diamo molto valore al nuovo percorso formativo previdenziale in procinto d’iniziare per tante ragioni, incluso il fatto che la nostra organizzazione dei pensionati è così capillarmente diffusa sul territorio da spingere molti lavoratori attivi a rivolgersi alle nostre Leghe per saperne di più sulle pensioni. L’attuale sistema previdenziale è così complesso che molti percorsi sono addirittura individualizzati, non più solo categorizzati. Ragione per cui, un piano formativo nazionale ci aiuta molto con i lavoratori attivi, non solo con i pensionati. Delegati e funzionari devono conoscere la nostra organizzazione. Attualmente, la conoscenza dello Spi tra gli attivi non è molto soddisfacente e dobbiamo sviluppare un percorso formativo che fornisca in gran parte una strumentazione adeguata. Ci vuole una conoscenza di sistema, altrimenti è difficile risalire al caso del singolo lavoratore”, rileva Vera Lamonica, segretaria nazionale Spi Cgil.

“Dobbiamo creare una rete che interagisca con tutti e che parta dai delegati che incontrano i lavoratori delle varie categorie per diffondere una serie di conoscenze di natura tecnica, ma anche sotto il profilo politico, che fanno parte del patrimonio Inca. Il patronato si prende a carico la persona per i suoi diritti di tutela e attraverso la nuova rete deve essere al servizio dell’utenza. Il sistema previdenziale italiano è così complicato, non ‘vede pace’, come si dice, poiché ogni anno vi sono dei cambiamenti. Oggi bisogna seguire le persone, una per una. Avere una forte rete di delegati che dà correttamente le prime risposte di base e permetta d’indirizzare le persone al patronato può aiutare molto. L’idea è quella di rappresentare al meglio i lavoratori. Spesso, coloro che si rivolgono alle nostre sedi non conoscono nemmeno i loro diritti: “Ma se tu non li chiedi, nessuno te li dà. Perciò, quella dei diritti è una battaglia da fare”, osserva Fulvia Colombini, della presidenza Inca nazionale. 

“Il filo conduttore sono sempre i diritti, inclusi quelli inespressi per chi è già in pensione. Su questi ultimi, abbiamo organizzato una campagna nazionale dedicata. Una serie di diritti non vengono richiesti, perché la maggior parte della gente non ne è a conoscenza. Tramite i nostri volontari, molte persone recuperano diritti non goduti e l’accesso a prestazioni che non sapevano di avere. È un pezzo molto importante del nostro rapporto con i pensionati. Poi il carico va all’Inca che interviene sul soggetto per il recupero della prestazione in oggetto. È un’attività che si deve estendere e che può aiutare i nostri attivisti delle Leghe. In molte regioni si sta creando un rapporto di massa molto esteso, che speriamo di generalizzare quanto prima su tutto il territorio. Il progetto formativo può aiutare in tale direzione, per rinnovare il nostro rapporto di massa con le persone”, commenta Lamonica.

“Spesso, ci troviamo con un ulteriore problema, che, a fronte di norme di legge abbastanza generiche, ma non escludenti del diritto, dobbiamo fronteggiare il fatto che nelle sue circolari applicative l’Inps restringe i diritti in questione. Ad esempio, dal 2017 è stato introdotto il bonus da 800 euro per i neonati. La norma è generica, in quanto lo riconosce a tutte le madri cittadine italiane oppure straniere con permesso di soggiorno in regola. Ma una circolare Inps, successiva al provvedimento, recita che ne hanno diritto solo le donne in possesso di un permesso di soggiorno a lungo termine, escludendo così una miriade di donne straniere”, precisa Colombini.

“Il corso formativo sulla previdenza è rivolto all’intero apparato sindacale, a tutte le categorie e strutture territoriali, utilizzando sedi Spi e Inca, mediante una strumentazione di natura nazionale, con una sinergia tra le varie organizzazioni. Per i corsi, possiamo contare sulla disponibilità di molti volontari. Quello delle pensioni è un tema molto sentito da parte di tutti. C’è la necessità di conoscere in dettaglio le norme che si sono susseguite nel tempo per cercare di dare risposte, non solo tecniche, ma anche di natura politica, ai cittadini: in pratica, si tratterà di un percorso tecnico, svolto con strumenti politici. Ovviamente, non tralasceremo di parlare della nostra riforma delle pensioni, che, ad esempio, contempla una revisione per quanto concerne il lavoro di cura delle donne, costrette attualmente ad andare a riposo a 67 anni. Alla fine, forniremo una ‘cassetta degli attrezzi’ a tutti i compagni, per un ciclo che non si esaurirà in un solo anno. L’importante è che tutti comprendano il bisogno di una formazione del genere, dove si parte dal modello contributivo in vigore, senza dimenticare cosa prevedeva il vecchio metodo retributivo. Poi passeremo ad esaminare il sistema in un’ottica più generale, inserita nel contesto europeo”, conclude Cigna.