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Flai Taranto: preoccupazione per quattro braccianti colpiti da malaria

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"In attesa delle necessarie conferme degli organi sanitari, senza voler creare allarmismi ingiustificati, è giusto pretendere trasparenza nell'informazione, misure adeguate di controllo e prevenzione"

"Il sottosalario, la riduzione in schiavitù, il mancato rispetto dei contratti nazionali, provinciali e delle norme sulla sicurezza, determinano un peggioramento e un degrado delle condizioni dei lavoratori, in questo caso dei braccianti agricoli". È quanto afferma Lucia La Penna, segretario generale della Flai Cgil Taranto, che aggiunge: "Ne consegue il degrado sociale e di vita, delle condizioni di salute e di prospettiva, aspetto questo che compromette sul nascere l' idea di emancipazione".

Grandi difficoltà, prosegue la sindacalista, "che negli ultimi anni emergono con forza e drammaticità soprattutto nella parte occidentale della nostra provincia. Partiamo dall'ultimo evento che ha travolto la terra di Ginosa, forte preoccupazione desta la vicenda dei quattro braccianti colpiti da malaria, una malattia che consideriamo debellata in Italia ma che torna a colpire".

Il dottor Antonio Mazzarella, responsabile dipartimento Sanitá Cgil Puglia, ricorda che "si tratterebbe della forma più grave, quella cioè causata dal parassita plasmodium falciparum, contratta in Italia, considerato il tempo di incubazione di 15 20 giorni e la permanenza in Italia dei lavoratori da anni". Nella maggior parte dei casi l'infezione è trasmessa attraverso la puntura di zanzara anpheles, forse giunta nel nostro paese durante il viaggio in un con container o in un pacco proveniente da zone endemiche".

Non va taciuto però che seppur in maniera molto ridotta l'anopheles è tuttora presente in Italia specie in certe aree del meridione: "Non vogliamo addentrarci in considerazioni di tipo epidemiologico ma colpisce il fatto che, contrariamente ai pochi casi singoli finora riscontrati, sono stati colpiti ben quattro individui contemporaneamente nella stessa zona costringendo la Asl al ricovero ospedaliero di tutti e quattro i braccianti, di cui solo due avrebbero avuto contatto diretto fra loro. In attesa delle necessarie conferme degli organi sanitari e senza voler creare allarmismi ingiustificati è giusto pretendere trasparenza nell'informazione, misure adeguate di controllo e prevenzione, oltre alla chemioprofilassi dei soggetti a rischio, e soprattutto bonifica di siti". 

"Ritengo - continua La Penna - che ad aver contribuito al degrado ambientale, è lo stato di abbandono di alcune zone, canali, infatti proprio nella vicenda della malaria, viene tenuto sotto osservazione un canale di acqua dell'ente per lo sviluppo dell' irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia che scorre a pochi passi dal casolare dove vivevano i braccianti. Proprio lo stesso ente che nel febbraio 2017 è stato oggetto di un 'indagine che ha portato a Undici arresti di funzionari pubblici, imprenditori e professionisti che volevano “prendere in mano” l’Ente irrigazione (Eipli)".

Testimonianza concreta di come i temi dell'ambiente, della tutela del territorio, della legalità e dei diritti si scontrano con un sistema colluso 'malato' che metta a rischio non solo la salute dei lavoratori e cittadini, prosegue La Penna, ma ferisce profondamente il nostro territorio e le sue eccellenze, aziende agricole sane, importanti sia sul fronte nazionale che internazionale e che contribuiscono alla crescita delle produzioni agroalimentari, importanti e virtuosi proprio in quell'area.

La provincia tarantina nel suo versante occidentale è da troppi anni oggetto di indagini, denunce e arresti, di imprenditori e caporali. "A partire dal processo per l'operazione Dacia - ricorda -, dove i caporali picchiavano e minacciavano i braccianti rumeni , in questa stessa zona a distanza di 6 anni la storia si ripete, diverso è l'imprenditore, diverso è il caporale, ma identica è la storia di sfruttamento in condizione di schiavitù  e maltrattamenti di 35 lavoratori rumeni, la cui denuncia da parte della flai cgil ha portato ai recenti arresti. Nella stessa zona va ricordata la morte della giovane lavoratrice Spagnoletti, morta nei campi " al suo primo giorno di lavoro ", storia drammatica di un'altra vita spezzata che si intreccia con il lavoro nero, il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e dei contratti". Per queste ragioni la Flai Cgil Taranto chiede la convocazione di un tavolo presso la Prefettura, che si è dimostrata tenta e puntuale su queste problematiche, un tavolo per affrontare la emergenza dignità nell'area occidentale, un confronto, per analizzare e assumere analisi consequenziali impegni sulle seguenti tematiche:

-Verifica degli interventi posti in essere dall'asl e dai comuni di Ginosa e Castellaneta a tutela delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che ancora oggi partano dai comuni di San Marzano, Lizzano, Grottaglie, San Giorgio per raggiungere la suddetta area

- Verifica delle azioni di controllo del caporalato a partire dai presidi sulle statali 100 e 106.

"Penso - conclude la sindacalista - che essenziale sia l'avvio di una programmazione che coinvolga soprattutto la Regione Puglia, perché La Flai Cgil Taranto ritiene urgente favorire azioni sperimentali previste dalla legge 199 del 2016 per favorire un ruolo moderno dei centri per l'impiego combinato con una rete pubblica dei trasporti. Vogliamo contribuire, collaborare con le diverse istituzioni per dare l'avvio alla seconda parte delle legge 199, quella che prevede una programmazione finalizzata alle misure di sostegno e tutela del lavoro agricolo di qualità".