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Arresti in sanità, una ferita al diritto alla salute

Il disegno di legge che divide i lavoratori
Foto: foto da pixabay
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Diciannove persone in manette dopo l'operazione dei Nas di Parma. Cgil: "Le accuse, come lucrare sui farmaci per i malati terminali, persino nel campo della sperimentazione sanitaria e nella divulgazione scientifica, causano gravi danni al paese"

Diciannove persone in tutta Italia, tra medici e imprenditori farmaceutici, sono finiti in manette oggi come risultato di un'operazione dei Nas di Parma. Lo riferiscono le agenzie di stampa. Secondo l'inchiesta della procura, infatti, era attivo nel settore un "vaso sistema di corruzione e riciclaggio" che coinvolge grandi aziende farmaceutiche italiane ed estere, insieme a industriali che operano nel campo della commercializzazione e promozione di farmaci e dispositivi medici.

La situazione messa in luce dagli arresti "è una ferita al cuore del nostro servizio sanitario nazionale". Così i segretari confederali della Cgil, Rossana Dettori e Giuseppe Massafra, con deleghe alla sanità e alla legalità. Le accuse mosse, tra cui quella davvero infamante di aver lucrato sui farmaci per i malati terminali, persino nel campo della sperimentazione sanitaria e nella divulgazione scientifica, "rappresentano un'altra dolorosa notizia, in aggiunta alle tante che quotidianamente ci raccontano di fenomeni ormai endemici di corruzione – proseguono i due sindacalisti –. In questa circostanza, viene colpito il diritto alla salute e alle cure di tutti, si rubano fondi destinati ai servizi, all'acquisto di medicinali, all'assistenza e si causano gravi danni economici al paese e alla collettività. Inoltre, si offendono i tanti operatori che ogni giorno si dedicano con serietà a curare e assistere gli ammalati".

Spetta alla magistratura accertare i fatti e, se le accuse saranno confermate, punire i colpevoli ma, proseguono, "accanto al lavoro dei magistrati, per combattere l'illegalità e per il successo delle politiche anticorruzione è fondamentale il ruolo straordinario e prezioso, troppo spesso disconosciuto dalla politica, di società civile, associazioni, sindacati e imprese. Corruzione e sistema mafioso si combattono se il paese è capace di prevenire i fenomeni, ricreando anticorpi sociali, ricostruendo relazioni e unità fra le rappresentanze della società civile, in primo luogo del lavoro, e le istituzioni".

Prevenire significa, ad esempio, riprendere il cammino dei 'Piani anticorruzione', troppo disinvoltamente abbandonati dalla politica e dalle istituzioni e talvolta relegati a mero esercizio burocratico. "Nel denunciare tale abbandono - concludono -, rinnoviamo il nostro impegno costruttivo sul versante della lotta alla corruzione, e invitiamo Anac e governo a riprendere un confronto per unire le forze e migliorare le azioni di prevenzione".