Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

«Buon anno, compagni lavoratori!»

«Buon anno, compagni lavoratori!»
Ilaria Romeo
  • a
  • a
  • a

Così il segretario generale Cgil Giuseppe Di Vittorio il 1º gennaio 1946 sul quotidiano "Il Lavoro", che definiva "il giornale di tutti i lavoratori italiani, manuali e intellettuali, delle città e delle campagne", inviava gli auguri per il nuovo anno

Su Il Lavoro (vedi nota 1) del 1° gennaio 1946 il segretario generale della Cgil, Giuseppe Di Vittorio, augura buon anno a tutti i lavoratori italiani. Attraverso le sue parole, l’Archivio storico Cgil nazionale e Rassegna Sindacale augurano a tutti buone feste.

“A tutti voi, compagni organizzatori, militanti ed attivisti sindacali d’ogni corrente politica o fede religiosa; a voi che non risparmiate sforzi e sacrifici quotidiani, che vi martoriate il cervello e non vi concedete riposo, per difendere al meglio possibile gli interessi ed i diritti dei lavoratori italiani, nella difficile situazione attuale, inviamo il nostro saluto fraterno e gli auguri di buon lavoro, di buoni successi e d’ogni possibile bene, per il nuovo anno che sorge.

A voi tutti, lavoratori italiani, manuali ed intellettuali, delle città e delle campagne, che siete uniti nella grande famiglia del lavoro rappresentata dalla nostra Confederazione e che perciò siete legati dallo stesso patto di solidarietà e di fraternità vi giunga l’augurio pin caloroso che il nuovo anno porti più pane, un po’ più di benessere nelle vostre case, più nutrimento e più vestimenti ai vostri bimbi e più sorrisi sui loro visetti smunti, più tranquillità ed un po’ più di felicità alle vostre famiglie.

Questo nostro augurio, compagni lavoratori, esprime la nostra volontà ed il nostro impegno di operare senza posa per tradurlo in vivente realtà per quanto possibile. L’anno che muore è stato molto duro per il popolo italiano, ma non privo di promesse incoraggianti. La guerra è finita ed è finita con la disfatta definitiva, politica e militare, del fascismo e del nazismo. Il dramma che ha oppresso, dissanguato e rovinato il nostro Paese, s’è concluso con la vittoria dell’insurrezione popolare e nazionale, con l’epopea del movimento partigiano, che hanno reso la classe operaia e tutto il popolo lavoratore protagonisti principali del secondo e più profondo Risorgimento nazionale e dell’opera di ricostruzione della nuova Italia libera e progressiva. Il nuovo regime democratico ha superato gravi scogli e va consolidandosi.

Nel campo sindacale, abbiamo ampliato e consolidato il nostro grande edificio unitario: la Cgil ha 5 milioni e mezzo di iscritti ed è per il suo numero, per le forze produttive ch’essa inquadra e per l’autorità morale di cui gode nel Paese, la più grande organizzazione, la più grande forza e il presidio più sicuro per la propria difesa e per le proprie conquiste che possiede il popolo italiano.

La Cgil ha difeso con le unghie e con i denti la scarsa razione di pane rimasta ai lavoratori, la recente elevazione e perequazione dei salari in tutte le regioni del Nord e una promessa di equiparazione collettiva in tutta 1’Italia.

La recentissima conquista della gratifica annuale di 200 ore in tutte le province (e anche i dipendenti statali, parastatali e degli enti locali avranno la loro gratifica) è una prima realizzazione dei fini di unità e di solidarietà nazionale e di perequazione del trattamento economico dei lavoratori del Nord e del Sud, che persegue la Cgil.

I Consigli di gestione, già funzionanti nel 25 per cento delle aziende di qualche rilievo nel Nord e già introdotti in alcune grandi aziende del Sud, sono stati inclusi per la loro legalizzazione ed estensione nel programma del Governo, come strumenti di partecipazione dei tecnici e degli operai allo sviluppo della produzione ed alla rinascita economica dell’Italia.

La lotta tuttora in corso nelle campagne per una più giusta ripartizione dei prodotti in favore dei mezzadri - lotta già vittoriosa per numerose famiglie coloniche nelle varie province - comprova l’interesse appassionato col quale la CGIL difende anche gli interessi dei contadini, rafforzando i legami di solidarietà che uniscono i lavoratori delle città e quelli dei campi.

L’anno che sorge sarà ancora durissimo per i lavoratori italiani. Ma le premesse cui abbiamo accennato, permettono di prevedere un lento e graduale miglioramento.

[…] La Cgil impegna tutte le sue forze - che nel corso del 1946 saranno più grandi  - per migliorare le grame condizioni di vita dei lavoratori. Questo impegno non proviene tanto dalle mansioni che ci sono state affidate, quanto dall’amore vibrante che sentiamo per le masse lavoratrici, alle quali ci onoriamo di appartenere. Nulla può compensare le nostre fatiche come la gioia di portare un sollievo ai nostri fratelli lavoratori che soffrono, un conforto concreto alle loro famiglie, un contributo effettivo alla loro elevazione economica e morale.

Buon anno, compagni lavoratori!

Ilaria Romeo è responsabile dell'Archivio storico della Cgil nazionale
 

(1) Il 24 gennaio 1945, a pochi mesi dalla ricostruzione del Sindacato unitario, la Cgil dà vita a un proprio organo di informazione dalla titolazione evocativa, Il Lavoro: “L’uscita di questo nuovo giornale segna una data nella storia sociale d’Italia - si legge all’interno del primo numero -. Non è un giornale qualunque che inizia le sue pubblicazioni: è il giornale di tutti i lavoratori italiani, manuali ed intellettuali, delle città e delle campagne. Le nostre prime parole, dunque, sono per inviare a voi tutti il nostro fraterno e caloroso saluto, lavoratori d’Italia! [...] La pubblicazione di questo giornale è una manifestazione di potenza dei Sindacati liberi risorti in Italia dopo lunghi anni di oppressione fascista. Compiuta la prima fase della resurrezione; dato un primo assetto organizzativo alla propria Confederazione unitaria, i lavoratori italiani posseggono oggi, con questo giornale, una nuova arma di lotta per le proprie rivendicazioni e per la propria elevazione economica, morale, culturale. Come la Cgil è sorta sulla base del Patto unitario di Roma, largamente aperto ai lavoratori d’ogni corrente politica e di ogni credo religioso, così questo giornale sarà la bandiera unitaria di tutti i lavoratori italiani, la loro tribuna libera ed indipendente, il portavoce quotidiano e fedele dei loro bisogni, dei loro diritti, delle loro speranze, delle aspirazioni più vive che vibrano nei loro cuori. Organo della più grande organizzazione libera d’Italia Il Lavoro non sarà un giornale unilaterale e complementare. Esso vuol essere e sarà un grande giornale d’informazione, vivo e vario, in grado di soddisfare tutte le esigenze del lettore normale. Questo piano può sembrare troppo ambizioso, ma noi contiamo sulla collaborazione diretta ed attiva di milioni di lavoratori italiani. Noi contiamo sulla collaborazione quotidiana di tutti voi, compagni ed amici Segretari delle Federazioni Nazionali, delle Camere Confederali del Lavoro, dei maggiori ed anche dei minori Sindacati; contiamo su tutti voi, lavoratori italiani. Voi dovete partecipare direttamente alla sua vita perché esso esprima in modo più immediato le vostre esigenze. [....] Lavoratori di tutta Italia: con la creazione di questo giornale, vi abbiamo dato una bandiera che è vostra. Amatela, difendetela, contribuite a portarla sempre più in alto e più avanti. Achille Grandi, Giuseppe Di Vittorio, Oreste Lizzadri”.

La durata del quotidiano è in realtà breve, ma termina le pubblicazioni preannunciando la creazione di un settimanale che meglio possa corrispondere alle esigenze e ai mezzi della Confederazione. Ed infatti  il 29 febbraio 1948 viene dato alle stampe il primo numero di Lavoro, organo di stampa settimanale della Confederazione, a 8 pagine, formato «lenzuolo » a rotativa nel 1948, a 12 pagine, formato ridotto a rotativa nel 1949. «Uno strumento - secondo le parole dello stesso Di Vittorio - di difesa del lavoro italiano, manuale e intellettuale, uno strumento delle sue lotte e delle conquiste: è la bandiera della grande famiglia unitaria dei lavoratori italiani d’ogni professione, d’ogni corrente politica e d’ogni fede religiosa di tutte le nostre regioni».