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Sindacati: saldi non frenano la crisi, consumi al palo

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(Labitalia) - I saldi non 'frenano' la crisi nel commercio. Nonostante i ribassi del 50-70% in negozi e attività commerciali per il momento non si vedono nè aumenti di vendite nè incremento di addetti, come spiegano i sindacati. "Premesso che è ancora presto -spiega a Labitalia Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil- comunque, se i saldi possono essere considerati un termometro per la 'febbre' nel settore commerciale, allora possiamo dire che questa è ancora alta. Non c'è stata infatti nessuna inversione di tendenza nei consumi e non registriamo nessuna variazione significativa dell'occupazione".

Della stessa opinione Pierangelo Raineri, segretario generale della Fisascat Cisl: "Certo, il periodo di saldi richiama sempre un po' di clienti in più nel settore commerciale, ma fino a questo momento non si sta avendo assolutamente il risultato che ci si aspettava. E inoltre non abbiamo registrato nessun miglioramento dal punto di vista occupazionale nel settore".

Per Raineri, "il problema è che in Italia i consumi sono fermi per via della recessione globale ma anche della pressione fiscale che nel nostro Paese è insopportabile sui redditi dei lavoratori: per fare ripartire l'economia, è assolutamente necessario realizzare una riforma fiscale".

E anche per Martini "i saldi in questo momento sono lo 'specchio' di una crisi dei consumi che non riescono a uscire da questo tunnel negativo". "I motivi di questa situazione -spiega- sono semplici: nessun aumento dei redditi e un cambiamento dei consumi da parte degli italiani. I saldi quindi hanno ancora un loro effetto sui consumatori ma non creano più quel pathos che creavano in passato".

Di certo, secondo il sindacato le aperture anche domenicali e festive non hanno avuto nessun effetto positivo sui consumi. "Non c'è relazione -attacca Martini- tra l'orario di apertura dei negozi e l'andamento dei consumi. Di certo non esiste questa equazione in una situazione di piena recessione. E alcuni grandi marchi hanno già capito che il gioco non vale la candela, e il 26 dicembre e 1° dicembre sono rimasti chiusi".

E anche per Raineri "l'apertura degli esercizi commerciali di domenica e nelle festività ha portato qualcosa in più ma non di certo i risultati sperati". "In pratica si è lavorato di più ma con ben pochi benefici: nel settore commerciale la crisi è arrivata dopo -conclude Raineri- ma sta durando molto di più".