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Europa

Obiettivo 1 milione di firme

Vaccino Covid-19 L'Aquila, 4 Gennaio, 2021
Foto: Lorenzo Scimia/Sintesi
Roberta Lisi
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Al via una petizione per chiedere alla Commissione Ue di vigilare sulla campagna vaccinale. In Italia – dove oltre 40 associazioni, tra cui la Cgil, hanno raccolto la sfida – servono almeno 180 mila sottoscrizioni

L’unico vero strumento che il mondo comincia ad avere contro la pandemia è il vaccino. Perché sia efficace è necessario che a oltre il 70, meglio l’80 per cento della popolazione, sia somministrato il farmaco. Serve che le industrie farmaceutiche producano un numero sufficiente di dosi e che sia accessibile a tutti i Paesi, anche a quelli più poveri. Sulla salute non si dovrebbe fare mai profitto, oggi è impensabile e soprattutto rischioso, anche per l’economia. Ma il balletto al quale stiamo assistendo sul numero di dosi promesse e non arrivate, su quelle che vengono dirottate verso gli stati che pagano di più, o ancora Paesi che mirano a fermare sul proprio territorio le fiale prodotte all’interno dei propri confini (è il nazionalismo, bellezza), la poca chiarezza sul contenuto dei contratti firmati, preoccupa e non poco.

Un gruppo di associazioni e di personalità di diversi Stati del vecchio continente ha deciso di promuovere una Petizione da inviare alla Commissione Europea per chiedere di garantire che i diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non ostacolino l’accessibilità o la disponibilità di qualsiasi futuro vaccino o trattamento contro il Covid;  di garantire che la legislazione dell’Ue in materia di esclusività dei dati e di mercato non limiti l’efficacia immediata delle licenze obbligatorie rilasciate dagli Stati membri; di introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la condivisione di conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, di proprietà intellettuale e/o di dati relativi al Covid 19 in un pool tecnologico o di brevetti; di introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la trasparenza dei finanziamenti pubblici e dei costi di produzione e clausole di trasparenza e di accessibilità insieme a licenze non esclusive.

Le norme europee prevedono che le Iniziative dei Cittadini Europei (Ice), così si definisce la Petizione europea, per essere accolte dalla Commissione devono essere accompagnate da 1 milione di firme nei diversi paesi europei. In Italia ne servono 180 mila. Il progetto è certamente ambizioso, chi volesse aderire all’iniziativa e chiedere alla Commissione Europea di fare tutto il possibile per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte, può firmare la petizione europea su www.noprofitonpandemic.eu\it

“Per noi – sostiene Stefano Cecconi della Cgil nazionale – vaccini e cure anti-pandemiche sono un bene pubblico globale. Per questo la Petizione reclama un intervento dell’Ue per rendere vaccini e cure accessibili gratuitamente a tutte le persone, trasparenza e controllo sull’utilizzo del denaro pubblico per sviluppare le tecnologie sanitarie e ed escludere profitto delle aziende farmaceutiche a scapito della salute delle persone. Siamo impegnati, anche con le strutture territoriali, al successo di questa importante iniziativa per affermare così davvero il diritto universale alla tutela della salute”.

Anche Federconsumatori – che proprio in questi giorni ha aderito al Comitato italiano dell’Ice – da tempo ribadisce la necessità di un impegno concreto per assicurare la protezione vaccinale non solo alla popolazione italiana, garantendo le dosi pattuite nelle tempistiche prestabilite, ma anche alle popolazioni dei paesi più svantaggiati che inevitabilmente, a causa delle scarse capacità economiche, difficilmente potranno garantire una copertura adeguata. “Un impegno importante, che abbiamo sostenuto fin dal primo momento aderendo all’appello, promosso da Istituto Mario Negri di Milano e da Medici senza frontiere Italia, che invocava un intervento dell’Italia contro le speculazioni e ogni forma di discriminazione nell’accesso a vaccini e farmaci per curare il Covid 19”.

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