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I numeri fanno spavento: sono a rischio fino a 115 mila posti di lavoro. Questa l’entità dei tagli previsti in Germania dal gigante tedesco dell’automotive Volkswagen, conseguenti alla riduzione entro il 2030 della capacità produttiva mondiale di auto (da 12 a nove milioni), annunciati martedì 25 agosto nel corso dell'incontro tra management e dipendenti che si è tenuto presso la sede centrale di Wolfsburg.
Il gruppo intende eliminare in Germania la metà dei circa 50 mila posti di lavoro che potrebbero essere soppressi. “Allo stato attuale circa la metà delle misure di adeguamento riguarda la Germania”, ha dichiarato il ceo Oliver Blume, mentre “l'altra metà riguarda il resto del mondo, per un totale di circa 170 società”. L’amministratore delegato ha anche affermato che “anche in futuro si continuerà a puntare, per quanto possibile, su strumenti di gestione del personale su base volontaria”.
Ma la cifra degli esuberi potrebbe essere ben più alta. Secondo la presidente del Comitato aziendale Daniela Cavallo, in uno scenario estremo in Germania potrebbero essere a rischio fino a 115 mila posti di lavoro, considerando i 25 mila cui fa riferimento Blume (ossia a metà dei 50 mila appena annunciati), i circa 50 mila già concordati in precedenza (che dovrebbero essere eliminati presso Vw, Audi, Porsche e Cariad entro il 2030) e i 40 mila possibili in caso non venisse trovato un impiego alternativo per i quattro stabilimenti tedeschi (Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm) che dovrebbero chiudere.
Blume, Volkswagen: “Dobbiamo ridurre i costi”
“Dobbiamo ridurre la complessità, snellire le nostre strutture e ridurre i costi”, ha affermato l’amministratore delegato Volkswagen Oliver Blume nel suo discorso durante l'assemblea del personale presso lo stabilimento di Wolfsburg. “Dazi, nuovi concorrenti e rischi geopolitici: l'intero settore automobilistico è sottoposto a un'enorme pressione”, ha detto il ceo, annunciando che il gruppo avrebbe “adottato tempestivamente misure correttive” e avviato un processo di riorientamento dei marchi.
Riguardo gli esuberi, Blume ha assicurato che il Consiglio di amministrazione continuerà a “puntare il più possibile sulle uscite volontarie”, in particolare pensionamenti e accordi consensuali, oltre che su una “politica di assunzioni restrittiva”, identificando “le misure concrete in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori”. L’obiettivo di questa enorme ristrutturazione, ha concluso Blume, è quello di “definire prospettive solide nei prossimi sei-dodici mesi”.
Sindacati: “Ai tagli ci opporremo con tutte le nostre forze”
“Abbiamo lottato per ottenere la sicurezza del posto di lavoro e continueremo a batterci affinché i cambiamenti avvengano in modo socialmente responsabile”, ha dichiarato la presidente del Comitato aziendale Daniela Cavallo: “Se questi strumenti dovessero venire meno, dovremmo discutere di altre misure, e come componente del sindacato Ig Metall non sono disposta a farlo”.
La dirigente sindacale ha inoltre respinto l'ipotesi di chiusura degli stabilimenti, sottolineando che non rappresenta un'opzione percorribile: “Un programma per il futuro non può basarsi esclusivamente sulla riduzione del costo del lavoro, sui tagli al personale e sulla messa in discussione dei siti produttivi”.
Cavallo ha anche criticato aspramente il ceo Blume. “Non si può lavorare con un amministratore delegato che non dice ai propri collaboratori come stanno le cose”, ha affermato in riferimento al fatto che i piani aziendali siano stati prima riportati dai media e solo in seguito comunicati al personale: “La fiducia nel management, e in particolare in Oliver Blume, è ormai compromessa”.
“La riduzione dei costi non costituisce, di per sé, una strategia per il futuro”, ha affermato il responsabile regionale di Ig Metall Thorsten Gröger, ricordando che i lavoratori avevano già acconsentito a importanti sacrifici e che stavano contribuendo con 1,5 miliardi di euro agli sforzi di risanamento: “La Volkswagen non può continuare a ridimensionarsi fino al giorno in cui le catene di montaggio finiranno per fermarsi”.
La Ig Metall chiede garanzie sugli investimenti promessi, sui futuri modelli e sul carico di lavoro degli stabilimenti tedeschi, accusando la dirigenza di rimettere in discussione alcuni impegni assunti negli accordi conclusi nel 2024. “Se il Consiglio di amministrazione – ha concluso Gröger – continua a puntare solo sui tagli di posti di lavoro e sui tagli di bilancio, ci opporremo con tutte le nostre forze”.
























