PHOTO
L'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) costituisce la principale voce di entrata dello Stato italiano. A loro volta sono principalmente i redditi da lavoro dipendente e da pensione ad alimentarla. Con i suoi 26.831 euro, l'Emilia-Romagna continua a essere tra le regioni italiane con il più alto reddito medio pro capite (redditi dichiarati nel 2025 e relativi all'anno di imposta 2024).
La crescita media dei redditi imponibili dichiarati dal 2019 (+17,7 per cento) è sostanzialmente in linea con quella dell'inflazione (+17,4), ma non è così per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso periodo del 13,5 per cento.
A livello regionale si conferma inoltre una distribuzione tutt'altro che omogenea tra i territori, con quelli collocati lungo l'asse centrale della via Emilia, da Parma a Bologna, che hanno dichiarato redditi mediamente più alti rispetto al resto della regione.
Infine una percentuale non trascurabile: il 4,3 per cento del totale dei contribuenti ha dichiarato di non avere reddito imponibile e ben il 27,5 per cento (il 37,6 nella provincia di Rimini) di chi ha un reddito non supera i 15 mila euro annui.
Cgil Emilia Romagna: “Il governo adotti misure contro la crisi”
“La ricerca svolta dal nostro Ires, pur nel quadro di una regione con redditi più alti della media nazionale, offre diversi elementi di preoccupazione”, commenta il segretario generale Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri: “Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito a ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità”.
Per il dirigente sindacale questo “impatterà in maniera drammatica in una regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15 mila euro lordi annui di reddito e in cui, comunque, la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30 mila euro lordi annui”.
In Emilia Romagna oltre il 92 per cento dei contribuenti sono lavoratori dipendenti e pensionati e questo pone un tema di tenuta del patto fiscale. “Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti – riprende Bussandri – sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente, in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto”.
Il segretario generale Cgil Emilia Romagna così conclude: “Il governo, invece di parlare d’altro, adotti misure strutturali in grado di fronteggiare il caro carburanti e il caro energia, introduca meccanismi rigidi di controllo dei prezzi, si decida a tassare rendite, grandi patrimoni e profitti esosi, sostenga la stagione di rinnovi contrattuali. Anche in questa regione dovremo ragionare su meccanismi impositivi sempre più attentamente calibrati sulle fasce di reddito”.






















