“I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutti confermati”. Questo il giudizio della Fiom Cgil alla conclusione dell’incontro che si è tenuto oggi (lunedì 15 giugno) a Roma con il responsabile Europa di Stellantis Emanuele Cappellano.

Vertice che ha anticipato l’appuntamento di mercoledì 17 giugno in Parlamento dell’amministratore delegato Antonio Filosa, che sarà audito dalla Commissione Attività produttive della Camera. I sindacati hanno chiesto di poter partecipare all’audizione, ma la Commissione ha preso l’impegno per un successivo invito alle organizzazioni sindacali.

“Nessuna novità sostanziale è stata annunciata”, spiega il segretario nazionale Fiom Cgil Samuele Lodi: “Nemmeno per quanto riguarda lo stabilimento di Cassino (Frosinone), che certamente è quello maggiormente in difficoltà e per il quale bisognerà attendere dicembre”.

Nessuna novità anche sul progetto della gigafactory di Termoli (Campobasso). “Sul tema della produzione di batterie – riprende il dirigente sindacale – anche nel medio termine non c’è alcuna possibilità del ripristino di un progetto in tal senso. Questa scelta è estremamente grave, soprattutto alla luce delle novità sulle e-car che interessano il nostro Paese e delle attuali produzioni di power train agli Stati Uniti”.

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Lodi evidenzia che “l’assenza di novità impatta negativamente su tutti gli altri stabilimenti. A Mirafiori (Torino) la 500 ibrida non sta ottenendo i volumi preannunciati e c’è comunque la necessità di una seconda linea e di altri modelli. In riferimento agli oltre 400 somministrati, Stellantis non sta dando alcuna garanzia di stabilizzazione”.

Riguardo l’impianto di Melfi (Potenza), per i volumi “bisognerà puntare solo sulla Jeep Compass e sulla nuova Alfa, in quanto gli altri tre modelli (due DS e un Lancia) presumibilmente avranno volumi bassissimi”. A Pomigliano d’Arco (Napoli), l’avvio dal 2028 è “certamente una novità importante in termini di innovazione, tuttavia vanno garantiti altri modelli, anche a fronte della fine produzione del Tonale. Per questo vanno mantenute le due linee di assemblaggio”.

Venendo allo stabilimento di Atessa (Chieti), il segretario nazionale Fiom rileva che “l’annunciata innovazione del prodotto non dovrà portare però a una strutturale riduzione occupazionale e di volumi a favore dello stabilimento polacco”. Analogamente per Pratola Serra (Avellino) servono “risposte per le prospettive: l’attuale condizione di saturazione dello stabilimento rischia di non affrontare la questione per il futuro”. Infine, Maserati: “Occorre un piano urgente di rilancio che non può attendere dicembre e maggiore chiarezza e prospettive sono necessarie anche per Alfa Romeo”.

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Per quanto riguarda i confronti con car maker stranieri, in particolare cinesi, Lodi sottolinea che “non ci sono novità, anche se stanno proseguendo i confronti. È necessario individuare soluzioni che portino volumi per saturare tutti gli stabilimenti e quindi l’occupazione. Le produzioni da parte di altri car maker non dovranno comunque ridursi a semplici assemblaggi, e dovranno sostenersi sulla filiera della componentistica presente nel nostro Paese”.

Il dirigente sindacale sottolinea che “alla non chiusura di stabilimenti, confermata oggi, non può corrispondere la prosecuzione strutturale degli ammortizzatori sociali che ricadono tutti sulle condizioni di vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori”. I cinque miliardi in ricerca e sviluppo “da qui al 2030 per piattaforme, power train e nuove tecnologie devono essere funzionali a ridare l’autonomia progettuale agli enti centrali in Italia con un ritorno in termini di volumi produttivi”.

Lodi rimarca che il 17 giugno in Parlamento “l’amministratore delegato Filosa farà le stesse deludenti comunicazioni. Le forze politiche devono assumere consapevolezza della situazione e soprattutto della prospettiva di Stellantis e dell’automotive nel nostro Paese. E il governo deve assumersi la responsabilità di affrontare la crisi”.

Per la Fiom Palazzo Chigi “non può continuare a fare una narrazione che non esiste. Siamo impegnati, come hanno dimostrato i lavoratori oggi a Torino e nei prossimi giorni in tutti gli altri stabilimenti, nel voler raggiungere un accordo con azienda e istituzioni per rilanciare la ricerca e la produzione in Italia, uniche garanzie della reale occupazione”.