A Ferrara la riunione convocata per definire le modalità di sciopero del 12 dicembre si è trasformata in un confronto esplosivo. La direzione di Versalis ha respinto il fermo impianti richiesto dalla Rsu Filctem Cgil e ha chiesto ai lavoratori intenzionati a scioperare di dichiararlo in anticipo. Una mossa definita anomala e mai registrata in mezzo secolo di relazioni sindacali. Il clima si è immediatamente irrigidito, perché quella richiesta viene interpretata come un modo diretto per ridurre l’efficacia dello sciopero e per mettere pressione su chi intende prendere parte alla mobilitazione. Il contesto, già delicato, è esploso in una serie di considerazioni che gettano ombre sul rapporto tra azienda e rappresentanza.

La forzatura sulle altre sigle

Secondo la ricostruzione della Rsu, il passaggio più grave è arrivato quando la direzione ha interpellato le sigle che non aderiscono allo sciopero chiedendo se fossero favorevoli a un fermo o a una riduzione della portata degli impianti. Il semplice parere di quelle organizzazioni, ha spiegato l’azienda, avrebbe potuto modificare la linea iniziale. Una scelta considerata fuori luogo perché sposta il baricentro della discussione, attribuendo a chi non sciopera un potere di fatto decisivo. L’astensione di quelle sigle è stata poi utilizzata dall’azienda per confermare il rifiuto del fermo impianti. Per la Rsu si tratta di una dinamica costruita per isolare la Filctem e per ridefinire, unilateralmente, gli equilibri interni dello stabilimento.

L’accusa: una manovra per indebolire lo sciopero

La Rsu parla apertamente di una manovra che mira a svilire lo sciopero, riducendolo a un gesto simbolico privo di impatto reale. L’episodio è descritto come un attacco a un diritto sancito dalla Costituzione, trattato – secondo il sindacato – come un fastidio da aggirare più che come uno strumento tutelato dalla democrazia del lavoro. La gravità della vicenda sta anche nella possibilità che questa impostazione diventi un precedente: un metodo per influenzare dall’esterno la partecipazione, alterando le dinamiche della mobilitazione e colpendo il sindacato promotore. Un passaggio che, se confermato, incrinerebbe uno dei pilastri delle relazioni industriali del gruppo Eni. La Rsu Filctem Cgil ha annunciato che renderà pubblica ogni forzatura rilevata, dentro e fuori dallo stabilimento, e che difenderà il diritto di sciopero in tutte le sedi.

Il segnale che arriva anche da Ravenna

Che lo scontro con Versalis stia assumendo una dimensione più ampia lo confermano anche le tensioni esplose nello stabilimento di Ravenna. Qui la Filctem Cgil denuncia una posizione priva di precedenti: l’azienda avrebbe di fatto escluso i turnisti dalla possibilità di aderire allo sciopero generale del 12 dicembre, autorizzandolo solo al personale giornaliero nonostante impianti fermi, linee ridotte al minimo e magazzini già saturi. Per il sindacato non si tratta di una scelta dettata dalla sicurezza, ma di un segnale politico che ricalca quanto accaduto a Ferrara. “L’intento è chiaro: limitare il diritto di sciopero e indebolire chi lo promuove”, afferma Fabio Rossi, segretario generale della Filctem Cgil Ravenna, che ricorda come l’azienda non abbia ancora risposto alle richieste di confronto avanzate dopo l’incendio che ha colpito la linea 300 e la serie di incidenti successivi. Una linea giudicata intransigente, che secondo la Filctem mette a rischio non solo le relazioni industriali con Eni e Versalis ma anche un equilibrio costruito in decenni di contrattazione.