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Si tiene il 16 febbraio al tribunale di Grosseto l'udienza preliminare per il procedimento penale che vede imputati i responsabili di un articolato sistema di sfruttamento lavorativo in agricoltura nella zona di Paganico. La denuncia risale a settembre 2022 quando un lavoratore pakistano decise di rompere il muro del silenzio a seguito di un'aggressione fisica subita qualche giorno prima.
Pugni e calci
L’uomo era stato picchiato con pugni e calci da più persone che lo accusavano di essere lento nel lavoro: trauma cranico, contusione al braccio, frattura delle ossa nasali, cefalea, con prognosi di 17 giorni. L’uomo venne accolto e assistito dalla Flai Cgil, ma alla sua denuncia seguirono quelle dei colleghi che confermarono le medesime condizioni di grave caporalato.
“Tutto è iniziato quando il lavoratore pakistano, reduce dalle percosse, si presentò a un'iniziativa Flai a Roma introdotto da un mediatore culturale – ricorda Pier Paolo Micci, segretario Flai Cgil Grosseto all'epoca dei fatti -. Mi mostrò i lividi. Poi si presentarono al sindacato anche i testimoni: avevano subito maltrattamenti simili, e si sono uniti a supporto del loro collega. Non era un episodio isolato, ma un sistema strutturato di violenza e controllo”.
Lavoratori in stato di bisogno
Scattano le indagini del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Grosseto che svelano un sistema criminale di reclutamento di lavoratori pakistani in stato di bisogno, con ditte agricole intestate a prestanomi, ma gestite di fatto dai caporali anch'essi pakistani che omettevano versamenti contributivi, chiudevano le società dopo circa due anni per eludere i controlli e utilizzavano minacce di ritorsioni sui familiari dei lavoratori rimasti in Pakistan, incluso l'invio di immagini con fucili d'assalto via WhatsApp per intimorire.
15 ore al giorno, 7 su 7
I lavoratori erano sottoposti a turni estenuanti fino a 15 ore giornaliere nei mesi estivi, dalle 5 alle 20 con una sola ora di pausa pranzo, 7 giorni su 7 senza riposi settimanali, ferie retribuite o permessi per malattia. Anche nei casi di colpo di sole erano costretti a lavorare sotto minaccia. In inverno le ore si riducevano a 8 al giorno ma sempre senza interruzioni domenicali.
Pagati in nero 5 euro l'ora, contro i 10,65 previsti dal contratto collettivo, senza contratto, formazione sulla sicurezza, visite mediche pre-assunzione o assicurazione Inail, con controllo a vista costante.
Insulti e minacce
I caporali si posizionavano ai capi opposti del campo urlando insulti in urdu e minacciando percosse per ogni presunta lentezza. Nessun accesso a bagni, acqua potabile o punti di ristoro nei campi. I lavoratori erano sfruttati per mansioni di potatura, vendemmia e zappatura in vari fondi tra Grosseto, Siena e Orbetello, trasportati con furgoni condivisi.
Vivevano ammassati in tre appartamenti gestiti dalla rete di caporali. A Paganico, erano costretti a pagare un affitto di 140-150 euro mensili a testa senza contratto, con circa 20-21 persone per appartamento in stanze da letto minuscole (8 posti letto ciascuna), cucina e due bagni condivisi.
Sopralluoghi dei carabinieri e della Asl Toscana hanno rilevato sovraffollamento illegale (le superfici erano per massimo 4 persone), carenze igienico-sanitarie gravi (muffe, incrostazioni), impianti fatiscenti (cavi elettrici scoperti, riscaldamento non funzionante, bombola del gas pericolosa vicino al camino, termosifoni arrugginiti), degrado strutturale con rischio incendio e inabitabilità dichiarata dal Comune di Civitella Paganico. Il vitto era a carico dei lavoratori, in un clima di terrore costante per rappresaglie in Pakistan.
Non è un caso isolato
“Le indagini hanno portato alla luce un meccanismo criminale di caporalato che ha umiliato e sfruttato lavoratori vulnerabili – afferma l'avvocato Carlo De Martis che difende alcune delle parti offese -. Lunedì in tribunale difenderemo con determinazione i loro diritti, certi che la giustizia italiana sa tutelare i più deboli. Allo stesso modo saprà fare piena luce e punire i colpevoli”.
“Questa vicenda conferma l'urgenza di contrastare il caporalato in Maremma – dichiara Paolo Rossi, segretario Flai Cgil Grosseto –. Queste vicende purtroppo non sono casi isolati. Proprio grazie all'impegno delle nostre brigate del lavoro tra Grosseto e Siena, la commissione d’inchiesta del Senato sullo sfruttamento del lavoro si è attivata annunciando azioni concrete contro lo sfruttamento”.






















