PHOTO
Sciopero oggi (giovedì 7 maggio) di due ore alla Pierburg di Lanciano (Chieti), in seguito alla proclamazione da parte di Fiom Cgil e Fim Cisl dello stato d’agitazione dei lavoratori dell’azienda specializzata nella produzione di pompe olio e ricambi per l’automotive, di proprietà del colosso tedesco Rheinmetall (con impianto anche a Livorno e uffici a Torino).
A fine maggio 2025 la società aveva annunciato la dismissione del settore automotive per concentrare le proprie attività in quello della difesa. A motivare la protesta odierna è stato il “comportamento inaccettabile” dell’azienda in relazione alla riunione del 28 aprile scorso al ministero delle Imprese.
“Rheinmetall – spiegano i sindacati – ha disertato ancora una volta il tavolo istituzionale, inviando esclusivamente l’amministratore delegato di Pierburg Italia, a nostro avviso palesemente privo di mandato negoziale e senza alcuna risposta concreta sul futuro degli stabilimenti di Lanciano e Livorno. A ciò si aggiunge il tentativo, rigettato con fermezza, di aprire un tavolo parallelo il 30 aprile in sede aziendale, escludendo le organizzazioni sindacali nazionali e il ministero”.
Fiom e Fim rilevano che “il comportamento di Rheinmetall ha mostrato una grave incoerenza lungo l'intera vertenza: la ripetuta modifica del perimetro aziendale da cedere, la scarsa trasparenza, la cattiva comunicazione e l'aver apparentemente promesso le stesse linee produttive a siti diversi hanno probabilmente fatto saltare l'interesse dei due fondi inizialmente disponibili”.
Le due sigle evidenziano che “oggi l'azienda è costretta a ripiegare su un terzo soggetto che, a quanto risulta, era stato in precedenza scartato. Una circostanza che rivela un unico obiettivo: chiudere la vertenza nel più breve tempo possibile, a qualsiasi condizione”.
Rsu e sindacati denunciano anche una discriminazione nei confronti dei lavoratori italiani: “In Germania Rheinmetall ha sottoscritto un accordo di tutela e garanzia per i propri dipendenti; in Italia, dopo aver dichiarato di condividere il medesimo accordo, ha fatto marcia indietro, rifiutandosi di firmare lo stesso testo. Un gruppo multinazionale che genera in Italia milioni di euro di utile – anche grazie al denaro pubblico – non può e non deve scaricare su questo territorio i costi delle proprie scelte”.
Fiom e Fim chiedono anche “il pieno rispetto dell'accordo sottoscritto nel maggio 2011 con l’azienda e l’allora ministero dello Sviluppo economico, che fissava un livello occupazionale minimo di 103 lavoratori a tempo indeterminato nello stabilimento di Lanciano. Tale accordo, riconosciuto tuttora vigente dalla stessa azienda, è attualmente violato”.






















