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Oltre 900 milioni di euro di investimenti annunciati, nuovi impianti legati alla chimica circolare, all’idrogeno e ai biocarburanti. Ma per i sindacati il nodo centrale resta ancora senza risposta: quale sarà il futuro industriale delle aree che Eni non utilizza più a Porto Marghera? È questo il punto emerso dal tavolo convocato in Regione Veneto sull’evoluzione del polo petrolchimico veneziano, alla presenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci, delle organizzazioni sindacali e dei vertici di Eni, Versalis, Enilive ed Eni Rewind.
L’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento dei progetti avviati dopo la fermata del cracking nel 2022. Il piano complessivo, salito dai 500 milioni inizialmente previsti agli attuali 900 milioni, comprende il potenziamento della bioraffineria Enilive, lo sviluppo delle attività di riciclo della plastica di Versalis e la realizzazione di infrastrutture dedicate all’idrogeno per il trasporto pubblico.
Riciclo plastica, idrogeno e bioraffineria
Tra gli interventi già avviati c’è il polo di riciclo meccanico avanzato delle plastiche post-consumo di Versalis, con una capacità iniziale di 20 mila tonnellate annue. Le quattro linee produttive entreranno in funzione entro maggio 2026. È inoltre in corso la progettazione della seconda fase del progetto.
Eni ha confermato anche il rafforzamento dell’hub logistico dell’area industriale. Sono già stati installati nuovi bracci di carico per etilene e propilene, mentre proseguono i lavori sulle banchine e le attività preliminari per il nuovo serbatoio criogenico destinato allo stoccaggio dell’etilene.
Sul fronte energetico, Enilive punta ad aumentare la produzione di biocarburanti attraverso l’utilizzo di materie prime di scarto, oli esausti e residui industriali. In fase di completamento anche il nuovo impianto di Steam Reforming, che permetterà di produrre idrogeno non soltanto dal metano ma anche da HVO nafta e HVO GPL. Previsto inoltre l’ampliamento dell’impianto Ecofining, che passerà da 400 mila a 600 mila tonnellate annue di capacità produttiva.
A Porto Marghera sono inoltre in costruzione la stazione per il rifornimento degli autobus a idrogeno del trasporto pubblico veneziano e l’impianto da 8 MW di Green Hydrogen Venezia. Nell’area sono già operativi anche impianti fotovoltaici realizzati da Plenitude su terreni di Eni Rewind non utilizzabili per altre attività industriali.
Regione e sindacati: il nodo resta il futuro delle aree
Durante il confronto, l’assessore Massimo Bitonci ha raccolto le preoccupazioni espresse dai sindacati sul rischio che Porto Marghera venga progressivamente trasformata in una piattaforma logistica, perdendo la propria vocazione industriale.
“Come Regione – ha spiegato Bitonci – l’obiettivo è attrarre investimenti ad alto valore aggiunto e salvaguardare il profilo industriale dell’area”. Nei prossimi giorni Eni trasmetterà alla Regione il dettaglio dei progetti e il cronoprogramma aggiornato degli interventi. Il tavolo tornerà a riunirsi a settembre.
La Filctem Cgil Venezia però giudica insufficienti le risposte arrivate dall’azienda. Michele Pettenò, segretario del sindacato veneziano, sottolinea che manca ancora un quadro chiaro sul destino delle aree dismesse e sulle prospettive occupazionali.
“Il punto centrale resta irrisolto: cosa intende fare Eni delle aree che non utilizza più? Quale piano industriale esiste per garantire nuova occupazione, investimenti, riconversione produttiva e continuità industriale? Senza una risposta chiara sull’utilizzo delle aree, il futuro di Porto Marghera rischia di restare sospeso”.
























