PHOTO
"Denunciamo con forza il grave e inaccettabile immobilismo delle istituzioni sull’emergenza sicurezza nel Trasporto pubblico locale". Così, in una nota, la Cgil e la Filt Cgil di Roma e del Lazio, che proseguono: "Di fronte a continue aggressioni quotidiane, con lavoratrici e lavoratori lasciati soli in un clima di crescente insicurezza, - continua la nota - anche gli impegni assunti con il Protocollo d’Intesa per la Promozione della Sicurezza nel Trasporto Pubblico Locale sono stati attuati solo in parte.
Quel protocollo doveva rappresentare un cambio di passo reale, mettendo al centro il diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro e garantendo condizioni tali da evitare rischi per l’incolumità di lavoratrici, lavoratori e utenti. Invece, a distanza di tempo, è cambiato molto poco: mancano investimenti, mancano atti amministrativi, mancano scelte politiche coraggiose”.
Per il sindacato ancora più grave è l’assordante silenzio sul fronte normativo: “In altri settori, come quello sanitario, lo Stato è intervenuto riconoscendo la gravità delle aggressioni: il Decreto n. 137 del 2024 ha introdotto misure urgenti per contrastare la violenza contro il personale sanitario e socio-sanitario. Perché lo stesso non avviene nel Trasporto Pubblico Locale?
Gli operatori del Tpl continuano a essere inermi bersagli, senza un quadro normativo che riconosca la specificità e la gravità delle aggressioni subite. È indispensabile un intervento legislativo che recepisca il protocollo depositato all’ufficio legislativo del ministero dei Trasporti da parte del gruppo di lavoro nazionale di Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna, e che qualifichi tali aggressioni come atti dolosi e le riconosca come aggressioni a pubblico ufficiale in luogo pubblico, e non come azioni tra privati, con la certezza della pena e l’applicazione delle aggravanti previste dal Codice Penale”.
E ancora, Filt e Cgil Roma e Lazio sottolineano come “assume elemento non più rinviabile il riconoscimento della “deterrenza”. Ogni ulteriore rinvio equivale a una precisa responsabilità politica. Non meno colpevole è l’assenza di una campagna informativa seria e strutturata, capace di sensibilizzare l’opinione pubblica sul drammatico tema della sicurezza degli operatori del Trasporto Pubblico Locale. Senza prevenzione e senza comunicazioni istituzionali si alimenta un clima di tolleranza verso la violenza”.
"Non siamo più disponibili ad accettare promesse, tavoli inconcludenti e protocolli senza totale attuazione. La sicurezza è un diritto fondamentale – concludono –. Se le istituzioni e le aziende continueranno a restare sorde si dovranno assumere interamente la responsabilità politica e morale di quanto sta accadendo e la mobilitazione diventerà inevitabile".






















