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Sarà sciopero a Pianoro contro i 18 esuberi comminati dalla multinazionale delle vernici Sherwin-Williams. L'annuncio segue il primo confronto tra azienda e organizzazioni sindacali sulla procedura di licenziamento collettivo che interessa lavoratrici e lavoratori dello stabilimento bolognese. Filctem Cgil, Uiltec Uil, Si Cobas Bologna e la Rsu hanno proclamato un’intera giornata di stop per domani, giovedì 16 luglio. Dalle 8 alle 11 è previsto anche un presidio davanti ai due ingressi dello stabilimento di via del Fiffo.
Il primo incontro si chiude senza risultati
Il tavolo tra Sherwin-Williams Italy, azienda che produce e commercializza vernici e rivestimenti protettivi, e le organizzazioni sindacali non ha prodotto alcun passo avanti. Al termine dell’incontro i rappresentanti dei lavoratori parlano di un confronto “inconcludente e preoccupante”, accusando l’azienda di non aver fornito elementi convincenti a sostegno della decisione di ridurre l’organico.
Secondo i sindacati, le motivazioni presentate dalla società sarebbero prive di un reale fondamento, soprattutto alla luce delle prospettive produttive dichiarate per il sito di Pianoro. Per questo giudicano la procedura non giustificata e chiedono il ritiro dei licenziamenti, sostenendo che esistano margini per individuare soluzioni alternative in grado di salvaguardare l’occupazione.
Le contestazioni dei sindacati
La critica non riguarda soltanto il merito della procedura. Sindacati e Rsu sostengono infatti che la decisione sia stata assunta senza il necessario confronto preventivo previsto dalle relazioni industriali. Le organizzazioni sindacali parlano di una violazione degli obblighi di informazione e consultazione stabiliti dal contratto collettivo nazionale e dal contratto integrativo aziendale.
Nel comunicato unitario viene inoltre richiamato il Patto per il lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna, che punta a favorire il dialogo tra istituzioni, imprese e parti sociali. Secondo i sindacati, una scelta di questo tipo rischia di compromettere non solo l’occupazione, ma anche il patrimonio di relazioni industriali costruito negli anni nel territorio dell’Appennino bolognese.





















