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Bollino rosso in tutta Italia. In questa settimana stiamo subendo le conseguenze del secondo picco di calore. Gli effetti su lavoratrici e lavoratori sono potenzialmente a rischio, per questo si è proceduto all’emanazione di ordinanze che attivino fermate produttive in caso di clima rovente.
Nonostante questo, sono diverse le denunce che arrivano dalla Cgil e che fotografano situazioni pericolose in molti territori. A Trapani, nel profondo Sud, dove la temperatura percepita oggi sfiora i 38 gradi, la Fillea, la federazione degli edili, denuncia cantieri aperti ovunque, pochi ispettori e “nessuna voglia” da parte delle imprese di fermare tutto.
In Veneto, ad esempio, l’ordinanza anti caldo è stata virtuosamente estesa anche ai rider, ma il Nidil lancia l’allarme: per una categoria senza ammortizzatori la ferma delle consegne equivale a nessun guadagno. Si crea, sintetizza efficacemente il sindacato, un conflitto tra due diritti: quello alla salute e quello al reddito.
Nella provincia di Taranto nel mirino finiscono le Poste, che da settimane sono protagoniste delle denunce della Slc, tra condizionatori che non funzionano e portalettere a rischio nella canicola. Accade infatti che in un paese del territorio, Lizzano, per necessari lavori di manutenzione all’edificio, abbiano spostato gli uffici in un container, lasciando i lavoratori in uno spazio angusto e anziani e fragili a fare la coda allo sportello sotto il sole della Puglia di queste mattinate torride.
Queste sono solo alcune delle cartoline che ci arrivano dal territorio e che ci raccontano di un lavoro nella morsa del caldo per la responsabilità di chi dovrebbe decidere e controllare.




























