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La prospettiva di una centrale spenta ma mantenuta pronta all’uso fino al 2038 apre un nuovo fronte di scontro tra sindacati ed Enel. Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno espresso la loro contrarietà durante l’incontro con l’assessore regionale all’Industria Emanuele Cani, convocato per discutere il futuro energetico e industriale della Sardegna. Al centro del confronto c’è la centrale termoelettrica “Grazia Deledda” di Portovesme, uno degli impianti simbolo del Sulcis e della produzione energetica dell’isola.
Le organizzazioni sindacali contestano l’ipotesi prevista dal recente decreto bollette che consente di rinviare al 2038 la dismissione delle centrali a carbone. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, una soluzione di “riserva fredda”, con l’impianto non produttivo ma disponibile all’occorrenza, rischia di trasformarsi in un lungo congelamento delle attività senza prospettive industriali concrete.
“Solo batterie e nessun progetto di rilancio”
Nel mirino dei sindacati c’è soprattutto quella che viene descritta come la strategia industriale di Enel per il sito di Portovesme. Filctem, Flaei e Uiltec sostengono che l’azienda stia concentrando la propria attenzione esclusivamente sull’installazione di batterie elettrochimiche, senza presentare un piano più ampio di riconversione e sviluppo.
Una scelta che, secondo le sigle, consentirebbe all’azienda di beneficiare delle risorse pubbliche previste per il settore energetico senza affrontare il tema della valorizzazione e della bonifica delle aree non più utilizzate. Per i sindacati il futuro del polo industriale non può essere affidato a un unico intervento tecnologico, ma deve prevedere investimenti capaci di generare nuova attività produttiva e nuova occupazione.
L’allarme su manutenzioni e sicurezza
Durante il confronto con la Regione è emerso anche il tema della sicurezza degli impianti. I rappresentanti dei lavoratori denunciano ritardi nelle manutenzioni e temono che un progressivo rallentamento delle attività possa avere conseguenze sulla tenuta delle infrastrutture.
Si tratta di una preoccupazione che le organizzazioni sindacali collegano direttamente all’incertezza sul futuro della centrale. In altri siti interessati da processi di dismissione o riconversione, osservano, la riduzione degli interventi ordinari ha spesso accompagnato la fase di transizione, con effetti negativi sulla sicurezza e sulla conservazione del patrimonio industriale.
Occupazione e indotto al centro della vertenza
La questione più urgente resta però quella occupazionale. I sindacati chiedono che vengano tutelate non soltanto le maestranze dirette della centrale, ma anche i lavoratori delle aziende appaltatrici che operano nel sito.
L’obiettivo dichiarato è preservare competenze professionali costruite in anni di attività industriale e impedire che la transizione energetica si traduca in una perdita di posti di lavoro. Per questo Filctem, Flaei e Uiltec ritengono indispensabile che Enel chiarisca rapidamente le proprie intenzioni sul destino della Grazia Deledda, sia nel caso di una dismissione definitiva sia nell’ipotesi di una trasformazione dell’impianto.
La richiesta di un tavolo con Mimit e Mase
Dal confronto con l'assessore all'Industria, Emanuele Cani, è emersa la disponibilità della Regione Sardegna a promuovere un incontro con i vertici di Enel e a sostenere la richiesta di apertura di un tavolo nazionale con il ministero delle Imprese (Mimit) e il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).
Per i sindacati il confronto ministeriale rappresenta il passaggio necessario per affrontare insieme le questioni energetiche e industriali che riguardano il sito di Portovesme. La richiesta è che Enel assuma un ruolo attivo nel rilancio del polo industriale del Sulcis, contribuendo alla costruzione di nuove prospettive produttive per un territorio che da anni vive una complessa fase di trasformazione economica.






















