Da simbolo di un sistema criminale a esempio di rinascita economica e sociale. È la storia di Geotrans, azienda della provincia di Catania confiscata alla criminalità organizzata e oggi gestita direttamente dai suoi lavoratori attraverso un percorso di workers buyout, e cioè di presa in gestione. Una scelta che ha permesso di salvare posti di lavoro e dare continuità a un’attività che rischiava di scomparire.

Dopo la confisca, il futuro dell’azienda era incerto. Il Ministero aveva inizialmente scelto la strada della vendita, ma i dipendenti, che già durante l’amministrazione giudiziaria avevano garantito la continuità operativa, hanno deciso di cambiare il corso degli eventi. Con il sostegno della Cgil, di Legacoop e delle istituzioni, hanno presentato un progetto per costituire una cooperativa e rilevare la gestione dell’impresa.

Una decisione maturata anche per tutelare il proprio futuro e quello delle rispettive famiglie. I lavoratori hanno scelto di assumersi il rischio d’impresa, convinti che l’esperienza maturata e il lavoro di squadra potessero garantire una nuova prospettiva all’azienda. Oggi Geotrans è operativa e guarda avanti, forte anche della fiducia conquistata presso nuovi clienti e partner commerciali.

Per il territorio catanese la cooperativa rappresenta un segnale importante. Per anni si è alimentata l’idea che la mafia fosse l’unica in grado di creare occupazione, mentre la legalità portasse soltanto alla chiusura delle imprese confiscate. Questa esperienza dimostra invece che, quando istituzioni, organizzazioni sociali e lavoratori collaborano, è possibile trasformare un bene sottratto alla criminalità in un’opportunità di sviluppo e lavoro.

Non è un caso che una delle sale dell’azienda sia stata dedicata a Giuseppe Fava, giornalista e drammaturgo catanese assassinato dalla mafia. Un gesto dal forte valore simbolico che ribadisce come la rinascita di Geotrans non sia soltanto economica, ma rappresenti anche un’affermazione concreta della cultura della legalità.