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Questa ferrea determinazione del governo a procedere a testa bassa sulle riforme che a qualsivoglia ragione coinvolgano la magistratura è sconcertante. Non paghi della sonora sconfitta al referendum costituzionale, procedono a quella della Corte dei Conti senza – come per loro è prassi – consultar nessuno e non ascoltando le riflessioni che arrivano
È ora la volta dei decreti attuativi della nefasta riforma della Corte dei Conti. Primi a lanciare l’allarme i magistrati dell’Anmcc preoccupati, sostengono, che a rischio sia l’autonomia e l’indipendenza (ricorda nulla?): nel mirino l'accorpamento delle sezioni, i poteri del Procuratore generale e la separazione delle carriere.
Preoccupata anche la Cgil: “Riteniamo sbagliata e pericolosa la riforma della Corte dei Conti e le depenalizzazioni introdotte dalla legge Foti in materia di danno erariale, silenzio-assenso, responsabilità dei dirigenti e depotenziamento della magistratura contabile. Chiediamo al governo di fermarsi prima di adottare i decreti attuativi e di aprire un confronto con tutti i soggetti interessati, a partire dai magistrati, che hanno più volte manifestato la propria disponibilità”. Lo dichiarano in una nota Alessandro Genovesi e Alessio Festi della Cgil nazionale, in vista del Consiglio dei ministri previsto per domani, che dovrebbe approvare i decreti attuativi della riforma della Corte dei Conti.
Quando si parla di lotta alle mafie e alla criminalità organizzata, quando si declama il desiderio di legalità bisognerebbe essere coerenti con le azioni che si compiono. Altrimenti sono chiacchiere.
Non a caso i due dirigenti sindacali affermano: “Così si rischia di indebolire i presìdi di legalità sul territorio e di favorire corruzione e abusi negli appalti pubblici, a danno dell'interesse generale, dei cittadini e delle imprese. La riforma va ripensata anche per evitare un aumento delle pressioni e delle ingerenze, a partire da quelle della criminalità organizzata, sui dirigenti pubblici e sulle amministrazioni”.
In realtà a leggere bene la riforma e i probabili decreti attuativi si scorge in filigrana un disegno ormai noto: togliere laccia e laccioli, lasciare mano libera ai colletti bianchi e ai decisori pubblici: “In particolare - spiegano Genovesi e Festi - alcune misure contenute nella riforma puntano a deresponsabilizzare il decisore pubblico e a sottrarlo, di fatto, al controllo contabile di un soggetto terzo. E questo proprio dopo l’approvazione della direttiva europea anti-corruzione, quando il nostro Paese sarà chiamato ad adottare interventi per ripristinare procedure e reati che questo governo ha eliminato o fortemente depotenziato”.
“Ogni anno - ricordano - la corruzione negli appalti e affidamenti pubblici costa al Paese decine di miliardi di euro sottraendo risorse a scuola, sanità, trasporti, infrastrutture e più in generale ai servizi ai cittadini, lavoratori ed imprese. Se pensiamo che si sono già depenalizzati reati come l’abuso di ufficio e il traffico di influenze, la riforma della Corte dei Conti rischia di contribuire ad un ulteriore aumento della corruzione, in un Paese, l’Italia, passato in soli quattro anni dal 41° al 52° posto nell’indice di percezione della corruzione di ‘Transparency International’ come ci ha ricordato recentemente anche l’Anac”.
“Per questo - concludono Genovesi e Festi - chiediamo al governo di fermarsi e di aprire un confronto con le parti sociali, gli enti locali, magistrati contabili per migliorare la riforma, potenziando risorse, competenze e tecnologie a disposizione di magistrati e dirigenti pubblici”.






















