Il sito industriale di Porto Torres resta fuori dal piano di trasformazione di Versalis. È quanto emerge dallo stato di avanzamento del progetto illustrato giovedì al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove la società del gruppo Eni ha presentato gli investimenti previsti per la riconversione delle proprie attività. Nel documento trovano spazio gli stabilimenti pugliesi e siciliani, mentre non compare alcun riferimento al polo chimico del nord Sardegna, uno dei più importanti d’Europa e per decenni punto di riferimento della chimica di base italiana.

Una scelta che riaccende le preoccupazioni della Cgil e della Filctem, contrarie all’impostazione del piano fin dalla sua presentazione. Le due organizzazioni avevano contestato il progetto anche con il presidio organizzato davanti al ministero il 10 marzo scorso, denunciando l’assenza di un vero confronto sulle ricadute occupazionali e industriali.

Leggi anche

Cgil e Filctem: “La chimica di base viene progressivamente smantellata”

Per il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Filctem Cgil Marco Falcinelli, l’esclusione di Porto Torres conferma una strategia che punta ad abbandonare progressivamente la chimica di base nel nostro Paese.

Secondo i due dirigenti sindacali, Eni sta progressivamente avviando alla dismissione gli impianti storici del settore, lasciando migliaia di lavoratrici e lavoratori, insieme alle aziende dell’indotto e ai territori interessati, davanti a un futuro privo di certezze.

La Filctem: “Dal 2011 promessi investimenti mai arrivati”

Per Gianfranco Murtinu, segretario della Filctem Cgil di Sassari, il problema non riguarda soltanto l’assenza del sito di Porto Torres dal nuovo piano, ma la credibilità degli impegni assunti negli anni da Eni e Versalis.

“Quello che ci preoccupa maggiormente è l’inaffidabilità dimostrata fin qui dall’azienda. Vengono annunciate grandi trasformazioni, ma la prima cosa che accade è la chiusura degli impianti. È già successo nel 2011, quando venne fermata la chimica da fonte fossile promettendo una grande riconversione verso la chimica verde. A oggi, però, mancano all’appello investimenti per circa 500 milioni di euro”.

Il progetto della chimica verde rimasto incompleto

Il riferimento è al progetto avviato nel 2011 con la nascita di Matrìca, la joint venture tra Versalis e Novamont che avrebbe dovuto trasformare Porto Torres in uno dei principali poli mondiali della biochimica. Il piano prevedeva investimenti complessivi per circa 1,2 miliardi di euro e la realizzazione di diversi impianti destinati a produrre bioprodotti innovativi.

Una parte del progetto è stata effettivamente realizzata e alcuni impianti sono oggi operativi. Tuttavia, le fasi successive della riconversione non sono mai state completate: diversi impianti previsti dal piano originario non sono stati costruiti e il progetto non ha raggiunto quella dimensione industriale annunciata quindici anni fa.

“La trasformazione promessa non si è compiuta davvero - osserva Murtinu -. Alcuni impianti funzionano, ma il progetto complessivo non è mai stato sviluppato sulla scala industriale prevista”.

Il territorio unito chiede nuovi investimenti

Secondo il segretario della Filctem Sassari, la richiesta di rilanciare Porto Torres non riguarda soltanto il sindacato. Sul territorio opera infatti il TIPS, il Tavolo istituzionale delle parti sociali, che riunisce enti locali, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali e rappresentanze del territorio.

“Tutto il territorio ha fatto fronte comune e continua a chiedere che vengano realizzati gli investimenti sulla chimica verde previsti fin dall’inizio. Per questo diciamo di prestare attenzione quando Versalis annuncia nuove trasformazioni: prima servono fatti e investimenti concreti”.

Volantino distribuito nel polo chimico nel 2025