Una settimana fa i rider di Pesaro si sono fermati per due ore di sciopero. Tutti disconnessi e braccia incrociate. Dopo nemmeno mezz’ora, è successo il miracolo: il compenso per una consegna è schizzato da 3 a 17 euro, così, d’amblée, in tempo reale. Lo ha deciso in maniera autonoma e automatica l’algoritmo, che si è comportato come un vero caporale digitale: se non trova lavoratori su piazza, alza le tariffe.

L’algoritmo decide

Questo dimostra che il destino dei ciclofattorini è in mano all’algoritmo, che questo agisce senza l’intervento umano, che ciò che decide non è ineluttabile, che il lavoro dei rider è essenziale e che le piattaforme fanno affari sfruttando i lavoratori con paghe da fame

“Senza i rider, le piattaforme non possono esistere – affermano Nidil e Filt Cgil Pesaro in una nota -. Quando viene a mancare la disponibilità di una flotta costantemente connessa, il sistema è perfettamente in grado di alzare le tariffe. Nonostante il richiamo di queste paghe eccezionali, i lavoratori non hanno ceduto, hanno dimostrato compattezza rinunciando ai guadagni immediati e mantenendo il blocco fino allo scadere delle due ore previste”.

Il costo del lavoro

La riprova finale di come le piattaforme giochino con il costo del lavoro si è avuta alla fine della protesta: non appena lo sciopero è terminato e i fattorini sono tornati online, l'algoritmo ha ricalcolato al ribasso la disponibilità di manodopera e le tariffe si sono immediatamente sgonfiate, tornando ai livelli minimi abituali.

A Pesaro e provincia sono attivi circa 200 rider, che consegnano a domicilio pasti e spese . “Una platea frammentata e difficile da quantificare con esattezza – scrivono i sindacato -, segnata da una profonda precarietà: guadagni risicati, spesso tra i 40 e i 50 euro al giorno per centinaia di chilometri percorsi in scooter, totale assenza di tutele in caso di infortunio o malattia e stipendi che non permettono una vita dignitosa”.

Sacrifici e precarietà

Le testimonianze raccolte durante la manifestazione raccontano di sacrifici enormi, di incidenti stradali che azzerano il reddito dall'oggi al domani e di condizioni di lavoro deteriorate negli anni.

“La risposta di oggi dimostra che quando i lavoratori si uniscono e incrociano le braccia, anche le grandi piattaforme multinazionali sono costrette ad ascoltare – affermano Nidil e Filt Cgil -. Vedere le tariffe salire fino a cinque volte durante la protesta è la prova che le risorse ci sono e che le condizioni attuali sono frutto solo di scelte aziendali precarizzanti. La nostra battaglia non finisce qui: la giornata di sciopero del 25 luglio è solo il primo passo verso un contratto vero, tutele piene su salute e sicurezza, e un compenso equo e garantito che restituisca rispetto a chi lavora strada per strada, ogni giorno”.