Approvata la piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo della somministrazione da oltre 260 delegati Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp dipendenti dalle agenzie per il lavoro riuniti a Roma. Il risultato è frutto di 750 assemblee che si sono tenute in queste settimane nei luoghi di lavoro su tutto il territorio nazionale, durante le quali i circa 20 mila lavoratori incontrati hanno approvato il contenuto della proposta sindacale unitaria con un consenso pari al 99 per cento. “E questo è accaduto grazie al grande impegno e lavoro messo in campo dalle strutture territoriali e regionali – spiegano i tre sindacati del settore -. Le osservazioni e i suggerimenti emersi nelle assemblee verranno integrati nella piattaforma che sarà la base della trattativa per il rinnovo. Tra i temi principali, la parità di trattamento, maggiore rappresentanza, tutela e sostegno, anche attraverso gli enti bilaterali”.

MATTEO OI

L’ultimo contratto della somministrazione, in scadenza il 30 giugno 2022, era stato firmato il 15 ottobre del 2019. La contrattazione era avvenuta durante i mesi più duri della pandemia, ed avere un unico contratto collettivo di riferimento e la bilateralità hanno permesso al settore di reggere il colpo. Negli ultimi anni, inoltre, si è registrata una forte crescita in termini quantitativi, anche in un periodo di contrazione dell’economia. Nonostante un quadro normativo incerto, sul quale si dovrà intervenire, le durate dei rapporti di lavoro sono aumentate e i contratti a tempo indeterminato hanno registrato un incremento molto importante, anche se permangono alcune situazioni di forte turn over sui contratti a termine.

Secondo l’ultima nota congiunturale Ebitemp, infatti, i somministrati in Italia sono circa 500 mila, di cui oltre 110 mila a tempo indeterminato. Rispetto al 2021, il numero medio mensile di occupati è cresciuto quasi del 22 per cento (circa il 27 per il tempo determinato e il 7 per il tempo indeterminato). Il numero di ore lavorate in totale è salito del 20 per cento, ma le ore lavorate per ogni persona denunciano una tendenza a diminuire sempre di più, con una caduta del meno 1,1 per cento. La crescita delle retribuzioni è quindi negativa (circa meno 7 per cento), svelando gli effetti di un eccesso di turn over, a discapito della continuità occupazionale.

Dal 2019, quindi, le imprese del settore si sono ulteriormente consolidate in termini di risultati operativi oltre che di ulteriore radicamento nel mercato del lavoro. In questo contesto, anche attraverso la redistribuzione della ricchezza prodotta dal comparto, il rinnovo del contratto punterà alla continuità occupazionale, contrastando prima di tutto il turn over ingiustificato, alla valorizzazione della contrattazione di secondo livello, a un’attività formativa e di ricollocazione di maggiore qualità e le soluzioni dovranno avere alla base la parità di genere.