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Lo sciopero nazionale di otto ore proclamato in Alfasigma ha registrato un’ampia adesione e il blocco delle attività produttive del gruppo. La mobilitazione, indetta da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, si è tradotta in una partecipazione significativa delle lavoratrici e dei lavoratori, con siti produttivi fermi a Bologna, Milano, Alanno e Pomezia. Un segnale netto, che conferma la condivisione delle ragioni alla base della protesta dopo la rottura della trattativa sul contratto integrativo di Gruppo.
Manifestazione nazionale a Bologna
Al centro della giornata di mobilitazione la manifestazione nazionale davanti alla sede principale di Alfasigma a Bologna, alla presenza delle segreterie nazionali delle tre organizzazioni sindacali. Dal presidio è arrivato un messaggio chiaro alla proprietà e al management del gruppo: il clima che si è determinato nelle relazioni industriali non è più accettabile e richiede un cambio di passo immediato. Durante la manifestazione sono intervenuti Aldo Zago per Filctem Cgil, Lorenzo Zoli per Femca Cisl e Daniele Bailo per Uiltec Uil, ribadendo la necessità di risposte concrete sui temi economici e normativi che hanno portato allo sciopero.
Presìdi anche a Milano
Accanto alla manifestazione bolognese, si sono svolti presìdi anche davanti alla sede di Milano, in via Fabio Filzi. Qui era presente una delegazione dello stabilimento ex Sofar di Trezzano Rosa, a conferma del carattere unitario e nazionale della mobilitazione e del coinvolgimento di tutti i siti del gruppo.
A rafforzare le ragioni della protesta sono le dichiarazioni di Carmelo Razzano, Filctem Cgil Milano, che definisce “inaccettabile” la posizione dell’azienda sul rinnovo degli accordi interni. Alfasigma, spiega il sindacato, chiede di dimezzare le giornate di smart working, da due a una alla settimana, come condizione per discutere accordi economici e diritti, colpendo direttamente oltre 800 lavoratori sui 1.650 dipendenti in Italia.
Per Razzano, però, il lavoro agile è solo un pretesto: dietro si nasconderebbero criticità più profonde legate alle strategie aziendali, con investimenti in farmaci poi ritirati dal mercato e mancate sostituzioni di prodotti a brevetto scaduto. In particolare, viene richiamato l’ultimo investimento da circa un miliardo di dollari, ritirato dal mercato statunitense, una situazione che rischia di ricadere ancora una volta sul personale, a partire dal rinnovo degli accordi economici aziendali.
Mobilitazione ancora aperta
Le organizzazioni sindacali confermano che, in assenza di segnali concreti di discontinuità e di risposte adeguate alle richieste avanzate, la mobilitazione proseguirà. Resta quindi confermato lo stato di agitazione, con il blocco degli straordinari e delle ore supplementari e il rispetto rigoroso dell’orario ordinario per gli informatori scientifici.























