Striscioni e grida questa mattina, 18 marzo, davanti al tribunale di Treviso, dove le rappresentanze sindacali e i compagni di lavoro di Mattia Battistetti, il giovane operaio ucciso il 29 aprile 2021 in un cantiere edile a Montebelluna, hanno manifestato contro la sentenza sulle responsabilità della sua morte. Un verdetto che divide: tre assoluzioni piene e tre condanne, tutte con pena sospesa.

Mattia Battistetti aveva 23 anni. Faceva il ponteggista. Turni lunghi, anche di 13-14 ore al giorno. Era uscito di casa all’alba, come sempre. Quella mattina, in un cantiere dell’azienda edile Bordignon, un carico di impalcature di circa 15 quintali si è sganciato da una gru in movimento. Lo ha colpito alle spalle, uccidendolo sul colpo.

La sentenza del tribunale

Il giudice monocratico Alice Dal Molin ha assolto Bruno Salvadori, legale rappresentante della Essebi, azienda che aveva eseguito il montaggio della gru, Gianantonio Bordignon, titolare della Costruzioni Bordignon srl e responsabile del cantiere, e Andrea Gasparetto, legale rappresentante della Altedil, azienda per cui lavorava la vittima, dall’accusa di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza “perché il fatto non sussiste”.

Condannati invece Marco Rossi, responsabile del servizio prevenzione e protezione, Gabriele Sernagiotto, coordinatore per la sicurezza in fase esecutiva, e Loris Durante, gruista della Costruzioni Bordignon srl, a un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa. Per loro anche l’obbligo di risarcire le parti civili e il pagamento delle spese processuali.

Il tribunale ha stabilito provvisionali immediate: 100 mila euro ciascuno ai genitori Monica Michielin e Giuseppe Battistetti, 50 mila euro per Anna Battistetti, 20 mila euro ciascuno a Rosanna Bresolin e Luciano Michielin.

Fuori dal tribunale, lavoratori e sindacati hanno ribadito per tutta la mattinata la richiesta di giustizia e sicurezza nei luoghi di lavoro. La madre di Mattia, Monica Michielin, subito dopo la lettura della sentenza, è stata netta: la battaglia continuerà. La famiglia ha già annunciato che presenterà appello.

Il sindacato: “Nessuna fatalità”

Nel corso del processo – sottolinea la Filctem Cgil Padova – è emerso un elemento chiave: una copiglia danneggiata e mal posizionata, una piccola spina metallica fondamentale per il fissaggio del carico. Secondo le ricostruzioni tecniche, quella spina sarebbe stata inserita a forza e poi coperta da uno strato di grasso che ne avrebbe nascosto il difetto. Non solo. Le perizie hanno rilevato anche una microscopica frattura, probabilmente causata da colpi di martello.