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“I motivi del no al referendum costituzionale sulla giustizia”. Questo il titolo dell’incontro pubblico che si è tenuto oggi, 18 marzo, al Centro Pastorale di Bolzano, organizzato dal Comitato “Società Civile per il No nel referendum costituzionale”. All’iniziativa ha partecipato anche Lara Ghiglione della segreteria nazionale Cgil.
Dopo l’apertura del presidente provinciale dell’Anpi Guido Margheri che ha introdotto i lavori, si sono susseguiti gli interventi in cui sono state spiegate le ragioni del no al referendum costituzionale sulla giustizia con le relazioni del professore ed ex senatore Oskar Peterlini, di Giulia Rossi, magistrata che ha portato il punto di vista del Comitato “Giusto dire No”, e di Alberto Bellini, segretario generale della Fp della Cgil di Trento, che ha approfondito i problemi che rallentano la giustizia in Italia. A seguire Susanna Florio della segreteria nazionale di Anpi ha evidenziato come la Costituzione sia frutto della lotta partigiana.
La Cgil ha deciso di essere parte del comitato civile per il No, perché ha avvistato nella riforma Nordio tutti i segnali di un disegno autoritario che riduce la democrazia e mina la giustizia e la Costituzione. Per il sindacato il referendum sulla giustizia “non riguarda un marginale dettaglio tecnico, ma mette in discussione il modello di organizzazione interna della magistratura e il modo in cui si esercita l’autogoverno. Il tutto senza in alcun modo risolvere i problemi del settore, in primis la carenza del personale”.
In quest’ottica anche le conclusioni a cura di Lara Ghiglione, nota per il suo impegno sui temi della legalità, della sicurezza sul lavoro e dei diritti, è intervenuta sulle questioni legate alla presenza delle mafie nell’economia legale, ribadendo come proprio questi temi richiedano di votare no al referendum. “Noi abbiamo in questo momento un compito fondamentale – ha detto Ghiglione – che è quello di evitare di disperdere il sacrificio delle madri e dei padri costituenti hanno fatto quando hanno scritto la Carta Costituzionale. Non possiamo mettere in discussione gli equilibri che sono stati decisi e appunto il lavoro che è stato fatto in questo Paese. Quindi l’appello che faccio è di andare a votare perché c’è molto più a rischio della legittima aspettativa di qualche magistrato, c’è a rischio la democrazia e la libertà nel nostro Paese, perché di fatto questo è il quadro fosco che si sta profilando”. L’iniziativa ha chiuso a Bolzano la campagna referendaria.






















