Dopo Milano, Padova, Firenze, Pesaro Urbino, oggi è la volta di Roma, i rider della capitale si sono fermati questa mattina (31 luglio) per chiedere più sicurezza e più tutele. Tre ore di sciopero e appuntamento in piazza Re di Roma con lo slogan “Too hot to deliver”, troppo caldo per consegnare.
Al centro della mobilitazione, come viene gestita l’emergenza caldo torrido, che influisce in maniera pesante sulle condizioni di vita e di lavoro dei ciclofattorini. “A loro si applica l’ordinanza che impone lo stop della attività nelle giornate con picchi di calore dalle 12.30 alle 16 – spiega a Collettiva Damiano Carbonari, di Nidil Cgil Roma Lazio –; quindi i rider dovrebbero fermarsi nelle ore di punta e questo implica il fatto di non lavorare. Ma per un autonomo significa non guadagnare, non portare a casa il salario. L’alternativa? Rischiare la vita, continuando a stare in strada a fare consegne a temperature molto elevate”.
A queste si aggiungono rivendicazioni storiche del settore: il superamento del cottimo, un salario dignitoso, fare uscire queste persone dai ritmi lavorativi scanditi dalle cieche dinamiche algoritmiche.
“Un rider finisce per stare in strada 10 ore per guadagnare 10 euro, dai 2 ai 4 euro a consegna, non è accettabile – prosegue Carbonari -. Per questo chiediamo un aumento delle paghe. E poi alla città che si attivi per creare dei punti di isolamento climatico dove i rider possano riposarsi, fare comunità, accedere all’acqua, in generale luoghi sicuri dove poter andare”.






















